“I convitati di pietra” di Michele Mari è il romanzo vincitore dell’80ª edizione del Premio Strega con 190 voti. L’annuncio è arrivato nella serata conclusiva di mercoledì, al termine della cerimonia ospitata in Campidoglio e condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner, trasmessa in diretta su Rai 3.
La serata ha alternato lo spoglio progressivo delle schede alle conversazioni con i sei finalisti, che hanno raccontato i loro romanzi e riflettuto sul rapporto tra letteratura e presente. La votazione, come da tradizione, si è svolta in più fasi, accompagnando il pubblico nell’attesa fino alla proclamazione del libro vincitore. Tra le autorità presenti c’era il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha ricordato il protocollo d’intesa siglato tra il Comune e il Premio Strega, volto a rafforzare la collaborazione e a portare sempre più le iniziative culturali del Premio tra le persone attraverso eventi diffusi sul territorio.
Tra i momenti più curiosi della serata, gli interventi consecutivi di Teresa Ciabatti e Michele Mari. Con entrambi, seppur solo di sfuggita, sono state richiamate le polemiche che li hanno coinvolti nelle ultime settimane durante alcune tappe dello Strega Tour. Ciabatti ha ricordato Michela Murgia, mentre a Mari è stato rivolto, con leggerezza, il tema della sua celebre espressione visiva che non accenna a sorrisi, spesso fatto notare durante gli incontri e visibile dalle foto del tour.
Il dialogo con gli autori e le autrici ha offerto uno spaccato della narrativa italiana contemporanea. Matteo Nucci, ad esempio, parlando del suo romanzo, ha ricordato quanto la figura di Platone e il tema della giustizia, principio cardine della riflessione filosofica del pensatore greco, debba essere un elemento di interrogazione costante del presente. Proprio nei tempi che stiamo vivendo parlare giustizia come idea di pace e convivenza è quanto mai necessario. Nucci ha ricordato che da poco sono passati i mille giorni dell’offensiva dell’esercito israeliano su Gaza e che non si è ancora fermata mietendo ogni giorno vittime civili tra cui moltissimi bambini.
La vittoria di Michele Mari arriva al termine di un’edizione che, oltre al confronto letterario, è stata attraversata anche dalle discussioni nate attorno alle dichiarazioni dell’autore e di Teresa Ciabatti su Michela Murgia durante lo Strega Tour.
Come accade per ogni premio, il verdetto della giuria non mette mai tutti d’accordo. Chi legge conserva le proprie preferenze — e anch’io ne avevo una diversa. Al di là delle classifiche e delle inevitabili discussioni sul merito, quest’edizione del Premio Strega ha offerto l’occasione di ascoltare dodici voci differenti e riflettere su ciò che la letteratura contemporanea italiana sta raccontando oggi.
I dodici libri finalisti hanno restituito un ampio ventaglio di esperienze umane e di sentimenti: amicizia, giustizia, amore, relazioni familiari, rapporto tra genitori e figli, malattia mentale, immigrazione, sopravvivenza, esperienze di donne, indagine, vecchiaia, solitudine, incomunicabilità.
Forse è un gioco di specchi, o forse, più semplicemente, un intreccio di sguardi. Sguardi che si cercano ma non sempre riescono a incontrarsi, che si sfiorano senza davvero comprendersi. L’empatia, in molti di questi romanzi, è una conquista difficile, talvolta mancata. I personaggi desiderano essere ascoltati, riconosciuti, compresi, ma si scontrano con il limite delle parole, con la distanza che separa un’esperienza dall’altra. In questi dodici libri emerge un’umanità insieme integra e fragile: uomini e donne profondamente figli del proprio tempo nel bene e nel male, segnato da illusioni tradite, dalla fatica di comunicare e da una crescente incapacità di ascoltare davvero l’altro.
In queste storie c’è anche tanto amore, cura e speranza che raccontano un altro lato dell’umanità che cerca di costruirsi e costruire relazioni capaci di creare una comunità anche solo intima. E continuamente si intrecciano lo sguardo dell’infanzia e quello dell’età adulta, così come le prospettive maschili e femminili. Non si contrappongono sempre, a volte dialogano, si riflettono e si mettono reciprocamente in discussione. I libri dello Strega, guardati nel loro insieme e letti di seguito, hanno composto un racconto corale della complessità nel nostro presente. Una tela intrecciata fatta di storie che spingono chi legge a porsi nella condizione di farsi delle domande: come spendiamo il nostro tempo? Quale sentimento muove le nostre azioni nel presente?
Milena Caporaso
Premio Strega 2026, Michele Mari conquista l’80ª edizione







