C’è il primo indagato nell’inchiesta della Procura di Roma sull’esplosione avvenuta al distributore di carburanti di via dei Gordiani, il violento scoppio che ha provocato vittime, numerosi feriti e ingenti danni nell’area circostante. Si tratta dell’autista dell’autocisterna arrivata presso l’impianto per effettuare il rifornimento di Gpl. Nei suoi confronti i magistrati procedono con le ipotesi di reato di disastro colposo, lesioni colpose e omicidio colposo. L’uomo, assistito dall’avvocato Francesco Romanini, è attualmente ricoverato nel reparto Grandi Ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio, dove versa in gravi condizioni. Secondo quanto si apprende, ha riportato ustioni estese sul 25 per cento del corpo ed è ricoverato in un ambiente sterile per ridurre il rischio di complicazioni legate alle lesioni riportate durante l’esplosione. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un passaggio tecnico dell’inchiesta, necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili e garantire il pieno esercizio del diritto di difesa. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, la tragedia potrebbe essere stata innescata da un’anomalia verificatasi durante le operazioni di scarico del Gpl. L’attenzione degli inquirenti si concentra in particolare su un presunto malfunzionamento di una valvola dell’impianto o dell’autobotte, circostanza che dovrà essere verificata attraverso le consulenze tecniche disposte dalla Procura. Saranno gli accertamenti scientifici a stabilire con precisione la sequenza degli eventi che ha portato al devastante scoppio e a chiarire se vi siano state eventuali responsabilità riconducibili alle procedure operative, alla manutenzione degli impianti o al rispetto delle norme di sicurezza. Proprio per questo oggi magistrati, investigatori e consulenti tecnici della Procura hanno effettuato un nuovo sopralluogo nell’area del distributore, ancora sottoposta a sequestro, per raccogliere ulteriori elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto. Gli esperti stanno analizzando lo stato delle apparecchiature, dei sistemi di sicurezza e dei dispositivi utilizzati durante il rifornimento, oltre a esaminare ogni traccia lasciata dall’esplosione. L’inchiesta, tuttavia, è soltanto nelle sue fasi iniziali e il numero degli indagati potrebbe aumentare nelle prossime settimane, man mano che emergeranno nuovi elementi sulle responsabilità legate alla gestione dell’impianto e alle operazioni effettuate prima della deflagrazione. Gli investigatori stanno inoltre acquisendo documentazione tecnica, registri di manutenzione, autorizzazioni e testimonianze del personale presente al momento dell’incidente per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto. Come previsto dalla legge, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la persona iscritta nel registro degli indag







