venerdì, Luglio 24, 2026

Guerra in Iran, parla il presidente Trump: “Valuto un attacco più grande che mai, decisione vicina”

Nuovi raid americani sull’Iran, che blocca alcune petroliere nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno condotto una nuova notte di bombardamenti nella guerra contro Teheran, con l’esercito statunitense che ha annunciato di aver lanciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani. “La missione mira a ridurre la capacità dell’Iran di minacciare le navi civili e commerciali che transitano nelle acque” al largo dello Stretto di Hormuz, secondo il Comando centrale degli Stati uniti (Centcom). Nonostante i colpi americani però, l’Iran ha fermato tre petroliere proprio nello Stretto di Hormuz. I Guardiani della rivoluzione iraniani, i pasdaran, hanno annunciato di aver fermato tre navi che tentavano di attraversarlo senza, però, precisare quando. “Sto considerando un attacco massiccio. Più grande che mai. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti”, ha intanto dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista ad Axios in cui ha minacciato la ripresa di operazioni militari su larga scala in Iran superiori come portata a ‘Epic Fury’. Le batterie di difesa aerea kuwaitiane hanno aperto il fuoco contro una serie di missili e droni iraniani in arrivo, hanno annunciato le forze armate del Paese del Golfo. “Le difese aeree kuwaitiane stanno attualmente intercettando attacchi ostili di missili e droni a seguito dell’ingiustificata aggressione iraniana”, ha affermato lo Stato maggiore in un comunicato pubblicato sui social media. “La guerra è ripresa, è ripresa per la volontà di una parte dell’Iran di farla riprendere e adesso occorre ricercare e ritornare alle condizioni di partenza, cioè alla possibilità di costruire una tregua che, in questo momento, mi sembra molto lontana”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a margine della presentazione del libro ‘Contro gli imperi’ di Vittorio Emanuele Parsi, commentando gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. “Noi non possiamo che osservare dall’esterno, sperando che non si allarghi al di là del perimetro che si era già allargato l’altra volta”, ha aggiunto il ministro. Quanto al rischio di un’ulteriore escalation, Crosetto ha osservato che “la tattica che ci ha insegnato l’Iran è stata quella, la volta scorsa, di allargare il più possibile il perimetro”. “Non mi stupirebbe che, di fronte agli attacchi da parte degli Stati Uniti, possano decidere di allargarlo il più possibile. D’altronde l’obiettivo dell’Iran è creare il caos maggiore possibile. Considerano quella la loro arma principale”, ha concluso. Con 47 voti favorevoli e 49 contrari è stato bloccato l’avanzamento al Senato della risoluzione su poteri di guerra per limitare l’azione di Donald Trump. Il voto è avvenuto poche ore dopo che una risoluzione simile è invece stata approvata alla Camera, grazie al voto di quattro deputati repubblicani che hanno votato con la minoranza dem. La senatrice repubblicana Susan Collins, una moderata che a novembre affronta una difficile rielezione nel Maine, ha votato insieme ai democratici, ai quali è però mancato il voto di John Fetterman, che ha votato con i repubblicani a sostegno del conflitto con l’Iran.
Rand Paul e Lisa Murkowski, che in giugno avevano votato a sostegno della risoluzione, oggi non hanno votato, mentre Bill Cassidy, che in passato aveva sostenuto la risoluzone sui poteri di guerra denunciando mancanza di trasparenza sul conflitto, ha detto di aver cambiato posizione dopo aver ricevuto adeguate informazioni dall’amministrazione Trump e quindi ha votato contro la risoluzione. “Non a quanto ne sappia”. Così Karoline Leavitt ha risposto a chi le chiedeva se sia stato Benjamin Netanyahu a chiedere come condizione per accettare l’accordo sul nucleare civile tra Usa e Arabia Saudita che questo fosse subordinato all’adesione di Riad agli accordi di Abramo. “Questa è un’idea che il presidente ha da molto tempo”, ha aggiunto la portavoce della Casa Bianca, che ha quindi confermato quanto detto da Donald Trump nel suo posto che “l’accordo con l’Arabia Saudita, l’accordo energetico, dipende da questa condizione, per quanto concerne il presidente”, vale a dire l’avvio da parte di Riad della normalizzazione dei rapporti con Israele.
“Lui vuole che questi Paesi firmino gli accordi di Abramo che è uno dei più storici risultati del suo primo mandato – ha continuato Leavitt – e questo continua ad essere un suo obiettivo a lungo termine, espandere questi accordi per arrivare alla fine ad una situazione in cui il Medio Oriente può essere pacifico e stabile”.

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