domenica, Luglio 26, 2026

Dieci anni dopo il delitto Varani, Manuel Foffo rompe il silenzio

A dieci anni dall’omicidio di Luca Varani, Manuel Foffo torna a parlare pubblicamente del delitto avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016 nell’appartamento di via Igino Giordani, a Roma. Condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione, l’uomo, detenuto nel carcere di Rebibbia, ha scritto una lunga lettera nella quale ripercorre quanto accaduto e il percorso di riflessione compiuto durante gli anni trascorsi in carcere. Foffo afferma di pensare ancora alla vittima e di essere consapevole della gravità del reato commesso. “A Luca Varani ci penso, certo. Come potrei non farlo. Sono consapevole che il reato è stato grave ed è giusto che io paghi”, scrive, spiegando di aver elaborato quanto accaduto attraverso un lungo lavoro di introspezione. Nel ripercorrere quei giorni trascorsi insieme a Marco Prato, morto suicida in carcere prima dell’inizio del processo nei suoi confronti, Foffo sostiene di aver ricostruito le dinamiche che, a suo dire, hanno preceduto il delitto, ribadendo che “il divertimento proprio non c’entrava”. Nell’intervista affronta anche il rapporto con Prato e respinge le ricostruzioni che lo hanno riguardato negli anni. Il detenuto racconta inoltre di non riuscire a dimenticare quei momenti e ricorda in particolare il viaggio in auto con Prato dopo l’omicidio. “Mi fa piangere pensare a quando ero in macchina con Prato e vivevo la consapevolezza della morte di Luca”, afferma, spiegando che quello rappresentò “la fine di tutto”. Foffo aggiunge di leggere molto durante la detenzione e indica come obiettivo quello di ricostruirsi una vita una volta terminato il percorso detentivo, pur riconoscendo che quanto accaduto ha cambiato definitivamente il suo futuro. Alle dichiarazioni di Foffo ha replicato la madre di Luca Varani, che ha liquidato con poche parole l’intervista rilasciata dal condannato: “Per me queste persone è come se non esistessero”. Una risposta netta, arrivata nel giorno in cui il caso torna al centro dell’attenzione pubblica a dieci anni da uno dei delitti che più hanno segnato la cronaca romana.

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