venerdì, Luglio 31, 2026

Addio a don Antonio Mazzi, il sacerdote che ha dedicato la vita ai giovani: morto il fondatore di Exodus

Si è spento oggi a Milano, don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore di Exodus, una delle figure più autorevoli del volontariato e dell’impegno sociale in Italia. Aveva 96 anni, essendo nato a Verona il 30 novembre 1929. Con la sua scomparsa il Paese perde un protagonista assoluto dell’educazione, dell’accoglienza e del recupero delle persone più fragili, capace di lasciare un’impronta profonda nel mondo del sociale e del terzo settore. Sacerdote dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, don Mazzi aveva affiancato alla formazione teologica una solida preparazione pedagogica e psicologica, trasformando la sua missione pastorale in un percorso concreto di sostegno ai giovani in difficoltà, alle famiglie segnate dal disagio, alle persone alle prese con dipendenze, emarginazione e percorsi di reinserimento dopo il carcere. La sua intuizione più importante fu la nascita di Exodus, realtà che negli anni è diventata un punto di riferimento nazionale per centinaia di ragazzi e ragazze alla ricerca di una seconda possibilità, fondata sull’ascolto, sulla responsabilità e sul valore della comunità come strumento di rinascita. Da una sua idea presero vita anche i Centri Giovanili Don Mazzi, con sede a Verona, nati con l’obiettivo di prevenire il disagio giovanile attraverso percorsi educativi e formativi, anticipando le situazioni di fragilità ed evitando, quando possibile, lunghi e complessi cammini di recupero che coinvolgono non solo i giovani ma anche le loro famiglie. Uomo dal carattere schietto e spesso provocatorio, don Mazzi non ha mai rinunciato a denunciare le contraddizioni della società contemporanea, affrontando con coraggio temi come la droga, la povertà educativa, l’emarginazione e la crisi delle relazioni familiari. La sua azione si è sempre distinta per un approccio concreto, lontano dagli slogan, fondato sulla presenza quotidiana accanto a chi viveva situazioni di difficoltà. Nel corso della sua lunga attività ha ricevuto numerosi riconoscimenti per l’impegno civile e religioso, mantenendo fino agli ultimi anni un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico. Giornalista professionista, ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali ed è diventato anche un volto noto della televisione, utilizzando i mezzi di comunicazione per diffondere il suo messaggio educativo e di solidarietà. La sua morte lascia un vuoto profondo nel mondo dell’associazionismo, della Chiesa e del volontariato italiano, ma anche tra le migliaia di persone che, grazie al suo impegno, hanno avuto l’opportunità di ricostruire la propria vita.

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