sabato, Agosto 8, 2026

Giardiniere di giorno e pusher di notte: un arresto a Roma

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Un’indagine nata dalla violenta aggressione avvenuta all’interno della stazione ferroviaria Palmiro Togliatti, si è trasformata in un duro colpo al traffico di droga che alimentava un fiorente mercato di sostanze stupefacenti all’interno dell’impianto: dopo pochi giorni gli agenti della Polizia Ferroviaria del Compartimento per il Lazio hanno arrestato in flagranza un ventiduenne di origine gambiane, ritenuto essere il principale referente dell’attività di spaccio nello scalo. Per il giovane rito direttissimo presso il Tribunale di Roma, che ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere. L’inchiesta ha preso avvio dopo il grave fatto di sangue avvenuto il 18 luglio scorso, quando un cittadino egiziano veniva aggredito nel corso di una lite e colpito alla testa con un cacciavite all’interno della stazione, riportando ferite rivelatesi poi mortali. Mentre gli investigatori erano impegnati nella ricerca del responsabile dell’omicidio, è emerso uno scenario ben più ampio: ogni pomeriggio, infatti, la stazione sarebbe stata teatro di un’intensa attività di spaccio, frequentata da numerosi acquirenti, prevalentemente di origine sudamericana ma anche italiana. Secondo quanto ricostruito il sistema di vendita seguiva un rituale ormai consolidato: il capo piazza prendeva posto sul cordolo di una scala della stazione e, uno dopo l’altro, gli acquirenti si sedevano accanto a lui quasi in una silenziosa confessione. Pochi istanti di conversazione, il passaggio del denaro e la consegna della dose: una scena che si sarebbe ripetuta ininterrottamente ogni giorno, il tutto grazie anche ad altri connazionali intenti ad osservare il perimetro dello scalo in funzione di vedette per segnalare presenze “sospette”.Dopo giorni di accurati servizi di osservazione, gli operatori della Squadra Giudiziaria della Polizia Ferroviaria del Lazio, hanno notato che l’uomo non si presentava più ai consueti appuntamenti pomeridiani, cui giungeva ogni giorno in autobus munito di uno zaino contenente la “merce” da rivendere. Ipotizzando che potesse essersi spostato, anche in considerazione della forte attenzione mediatica suscitata dai recenti gravi fatti, il giovane veniva ricercato anche nelle aree limitrofe e nelle vicine stazioni, venendo individuato dopo alcune ore sotto un cavalcavia nella vicina zona Ponte Mammolo. Accortosi dell’arrivo degli agenti, l’uomo tentava una precipitosa fuga ma veniva presto bloccato dagli operatori in servizio. La successiva perquisizione personale consentiva di rinvenire oltre 40 involucri di sostanza stupefacente di tipo cannabinoide, custoditi all’interno di un borsello che teneva stretto tra le mani, oltre a una somma di denaro contante ritenuta provento dell’attività di spaccio: per lui sono immediatamente scattate le manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Gli investigatori, che nei giorni precedenti avevano già ricostruito gli spostamenti dell’indagato, ipotizzavano anche l’esistenza di un luogo dove, presumibilmente, l’uomo avesse allestito un consistente deposito di droga, nonostante lo stesso, dopo l’arresto, cercasse di sviare l’attenzione dei poliziotti, dichiarando di non avere una dimora stabile. Lo spacciatore utilizzava come deposito della droga un locale nella sua disponibilità, ubicato all’interno di una cooperativa sociale per il recupero di persone condannate ove lo stesso prestava attività lavorativa, alla totale insaputa dei responsabili della Comunità stessa. Secondo quanto accertato dagli investigatori, di mattina l’uomo lavorava presso la cooperativa sociale, dove aveva seguito anche percorsi formativi nel settore del giardinaggio mentre nel pomeriggio gestiva una ben più redditizia attività di spaccio al dettaglio all’interno del citato scalo ferroviario. Durante la perquisizione locale, avvenuta anche con il contributo del Reparto Cinofili della Questura di Roma, sono stati trovati e sequestrati circa 7,2 Kg di cannabinoidi, che avrebbero fruttato l’equivalente di 46.000 dosi ed oltre 500.000 euro di illeciti guadagni, oltre a materiale destinato al confezionamento e gestione dell’attività di spaccio e ad un’arma bianca utilizzata verosimilmente come strumento di intimidazione e tutela.

 

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