C’è un filo affascinante che attraversa Ladispoli, l’Aurelia, Alberto Moravia e uno dei film più celebri della storia del cinema italiano. Un legame che porta indietro nel tempo, fino al 1958, quando l’Italia stava vivendo la vigilia del boom economico e l’automobile iniziava a trasformarsi da semplice mezzo di trasporto in uno dei simboli più potenti della nuova società dei consumi. A riportare alla luce questa particolare vicenda è Crescenzo Paliotta, già sindaco di Ladispoli, che ha rilanciato e approfondito una ricerca condotta da Alessia Moricci, operatrice culturale che in passato ha lavorato anche presso la Biblioteca comunale della città. Il punto di partenza della scoperta è un testo di Alberto Moravia pubblicato sul Corriere della Sera il 28 settembre 1958 e intitolato, in modo sorprendentemente familiare, “Il Sorpasso”. Il dato temporale è quello che colpisce maggiormente: mancano ancora quattro anni alla pellicola destinata a rendere quel titolo immortale. Nel 1962 Dino Risi porterà infatti sul grande schermo Il sorpasso, con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant protagonisti di un viaggio lungo le strade italiane destinato a diventare una delle rappresentazioni più efficaci e amare dell’Italia del boom. Il racconto di Moravia, però, era già comparso sulle pagine del quotidiano milanese quattro anni prima, quando il Paese stava cambiando rapidamente e la motorizzazione di massa cominciava a modificare non soltanto il paesaggio, ma anche il modo di vivere e di percepire la distanza tra le città e le località del litorale. È proprio in questo contesto che Ladispoli assume un ruolo particolare nella vicenda. La cittadina era infatti inserita lungo uno degli assi stradali più importanti del territorio, la via Aurelia, strada che collegava Roma con il litorale e che negli anni della crescita economica sarebbe diventata sempre più frequentata da automobilisti, villeggianti e pendolari. L’automobile diventava protagonista della vita quotidiana e la strada si trasformava in uno spazio nel quale velocità, libertà, rischio e desiderio di evasione finivano per incontrarsi. È lo stesso universo che pochi anni dopo Dino Risi avrebbe trasformato in cinema attraverso il viaggio di Bruno Cortona e Roberto Mariani, interpretati da Gassman e Trintignant. La coincidenza del titolo non è quindi soltanto una curiosità bibliografica, ma apre una finestra sul clima culturale di quegli anni. Il “sorpasso” rappresentava infatti molto più di una semplice manovra automobilistica: era una metafora di un’Italia che correva, consumava, si spostava e cercava nuovi modelli di vita. Nel film di Risi questa dimensione diventerà ancora più evidente. La strada verso il mare, la Lancia Aurelia, la velocità e le soste improvvisate costruiscono una sorta di ritratto su quattro ruote della società italiana dei primi anni Sessanta. Il viaggio di Bruno e Roberto diventa progressivamente anche un viaggio dentro le contraddizioni del miracolo economico, tra entusiasmo per il benessere conquistato e fragilità di un modello sociale ancora in trasformazione. Il ritrovamento del racconto di Moravia aggiunge ora un elemento ulteriore a questa storia, riportando il titolo Il Sorpasso a una data precedente rispetto al film e restituendo alla letteratura un ruolo interessante nella genesi di quell’immaginario. La ricerca di Moricci, rilanciata da Paliotta, consente inoltre di inserire Ladispoli all’interno di una vicenda culturale che apparentemente sembrava appartenere soltanto alla grande letteratura e al cinema nazionale. La presenza dell’Aurelia e del territorio costiero contribuisce a rendere ancora più suggestivo il collegamento. Negli anni Cinquanta e Sessanta le località sul mare intorno a Roma stavano infatti vivendo una trasformazione profonda: da luoghi di villeggiatura raggiunti soprattutto nei periodi festivi si avviavano a diventare mete sempre più facilmente accessibili grazie alla diffusione dell’automobile. La strada diventava così parte integrante dell’esperienza della vacanza e del tempo libero. Ed è proprio la strada, con i suoi sorpassi, le sue curve, le sue soste e il suo traffico crescente, a diventare uno dei grandi simboli della modernizzazione italiana. La scoperta del racconto di Moravia offre quindi anche un’occasione per rileggere la storia di Ladispoli attraverso una prospettiva diversa, non soltanto urbanistica o amministrativa, ma letteraria e cinematografica. Quella stessa Aurelia che oggi rappresenta una delle principali arterie di collegamento del territorio era allora una strada immersa in un’Italia completamente diversa, nella quale il possesso di un’automobile iniziava a diventare un elemento di status e la possibilità di mettersi in viaggio senza dipendere dai mezzi pubblici assumeva un significato quasi rivoluzionario. Quattro anni dopo, Dino Risi avrebbe trasformato quel sentimento in una pellicola destinata a entrare nell’immaginario collettivo. Il film sarebbe diventato una pietra miliare della commedia all’italiana, ma anche un racconto amaro della modernizzazione del Paese, con il rapporto tra i due protagonisti a rappresentare due generazioni e due modi differenti di guardare al futuro. Oggi, grazie alla ricerca riportata alla luce da Moricci e Paliotta, emerge dunque un piccolo ma suggestivo tassello precedente a quella storia. Un titolo già presente sulle pagine del Corriere della Sera nel 1958, una strada che conduce verso il mare e Ladispoli sullo sfondo: elementi che, messi insieme, restituiscono l’immagine di un territorio che negli anni del boom fu attraversato dalla stessa energia che stava cambiando l’intera Italia. La vicenda non dimostra necessariamente un rapporto diretto tra il racconto di Moravia e la successiva sceneggiatura del film di Risi, ma rende certamente più affascinante la storia di un titolo che, prima di diventare cinema, era già letteratura. E in quel precedente letterario, quattro anni prima del celebre viaggio di Gassman e Trintignant, Ladispoli e la via Aurelia si ritrovano dentro una pagina inattesa della cultura italiana.
Ladispoli, il filo segreto tra Moravia e “Il Sorpasso”: il racconto del 1958 che anticipò il capolavoro di Dino Risi
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