Arrestato Valter Lavitola, indagato dalla procura di Roma nell’inchiesta sull’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. L’ex editore e imprenditore era stato perquisito lo scorso 4 luglio dai carabinieri del Nucleo Investigativo che oggi hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip della Capitale. L’ipotesi degli inquirenti, che lo scorso 8 luglio lo hanno convocato in procura dove si è avvalso della facoltà di non rispondere rendendo dichiarazioni spontanee, è che sia il mandante dell’attentato dinamitardo. Attentato ideato per “favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci”
Il Gip di Roma, nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per il 60enne di origini campane, scrive che l’attentato a Sigfrido Ranucci è “stato commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’arrestato “in ambito politico”. “Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – si legge -, è indubbio che nella ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica, l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”. Chiesto l’arresto anche per intermediario Gomes Tavares: avrebbe fatto da tramite con la banda che ha piazzato l’ordigno. Il gip di Roma ha emesso per lui un mandato di arresto, contestualmente alla misura cautelare per Valter Lavitola. Il cittadino camerunense, attualmente latitante, si troverebbe in Africa ed è accusato dai pm di Roma di avere partecipato all’attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo l’accusa, Gomes sarebbe stato l’intermediario tra Lavitola e la banda – composta da quattro persone – che materialmente ha compiuto l’azione dinamitarda il 16 ottobre dello scorso anno a Pomezia, centro vicino Roma. A Lavitola viene contestato il metodo mafioso. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, ha già portato a fine giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
Valter Lavitola arrestato per l’attentato a Sigfrido Ranucci. Il Gip: “Voleva accrescerne la popolarità. Nessuna prova di un accordo tra i due”
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