LADISPOLI, GESUALDI INCONTRA I CITTADINI ALLA BOTTEGA “IL FIORE”

Tante le persone che hanno partecipato ad un appuntamento che F. Gesualdi sceglie di iniziare con note della sua storia di vita a partire dal ricordo dell’esperienza come allievo di Don Milani nella scuola di Barbiana, dove lo studio veniva interpretato come occasione per cercare di uscire da una situazione di oppressione convinti che “Uscire da soli fosse egoismo, uscire tutti insieme fosse la politica”. Si è parlato dell’importanza di “sentirsi tutti responsabili di tutto” perché “il potere deriva dal basso e siamo noi ad aderire ai suoi inviti” ed in questo momento storico, è un potere che invade l’ambito stesso delle relazioni. La necessità di interrogarci sempre è alla base di una “coerenza che andrebbe reintrodotta come categoria politica”: quella stessa coerenza che ha portato Gesualdi negli anni ’80, insieme ad un gruppo di amici, alla decisione di andare a vivere insieme per portare avanti un progetto che fosse al tempo stesso sociale e politico. Nasce così, nel 1985 l’esperienza del Centro Nuovo Modello di Sviluppo nel quale l’attività di solidarietà correva parallela alle analisi politiche per provare a capire: “Come mai questo mondo ricco produce tanta povertà?” e “Ora che sappiamo, cosa possiamo fare?”. Gesualdi parla dell’importanza di un fare informazione che abbia come fine l’azione, altrimenti “l’informazione diventa un’altra forma di consumismo”. Così arriva ad occuparsi di analisi delle filiere produttive e delle responsabilità delle multinazionali nei processi d’impoverimento globale. Poi il passaggio alla questione ambientale perché non basta cambiare le regole dell’economia e delle imprese ma occorre partire da noi e cambiare il nostro stile di vita: a quel punto la questione da affrontare diventava: “Quali aspetti economici diversi occorrono per garantire a tutti di poter vivere dignitosamente e lavorando il meno possibile?”. Rispondere a questa domanda significa, per Gesualdi, capire quali sono le priorità, i bisogni fondamentali e da quelli ripartire: “i bisogni fondamentali sono una decina in tutto, l’aria al primo posto e data la loro importanza si trasformano in diritti”. E a chi si danno in gestione questi diritti fondamentali? “Non al mercato, questo è certo. Devono essere garantiti a tutti, poveri e ricchi. Non possono essere affidati al mercato non per una questione puramente ideologica ma perché il mercato vende, non regala. Se non hai i soldi, il mercato non ti dà nulla. E allora li affidiamo alle comunità, per ridistribuire ciò che abbiamo stabilito essere un diritto”. Poi inizia ad occuparsi di debito pubblico, in nome del quale, secondo Gesualdi “stiamo svendendo il patrimonio pubblico perché abbiamo bisogno di fare cassa”. E’ il suo interesse nei confronti dei meccanismi del debito pubblico, ad aver portato Gesualdi a lanciare nel 2011 la campagna “Debito pubblico decido anch’io” e ad incontrare l’Europa, secondo lui “colonizzata da interessi commerciali e mercantili”. “La scelta che oggi sta facendo l’Europa sul debito pubblico, un’Europa nella quale tutti i paesi sono indebitati, è quella di porsi come unica priorità quella di garantire gli interessi ai creditori (attraverso politiche di austerità)”. Un sistema nel quale è necessario che qualcuno si indebiti (i paesi per l’appunto) per continuare a garantire l’accesso dei creditori: ma i debitori devono comunque rispondere a certe regole, certi meccanismi, devono “indebitarsi in un certo modo”, per permettere al meccanismo di andare avanti. Gli effetti di questo meccanismo del debito sono sotto i nostri occhi: l’aumento della povertà in Italia (che andrebbe conteggiata in termini di povertà assoluta, relativa e di persone che sono “a rischio di povertà”), l’aumento delle disuguaglianze e della disoccupazione (per la quale al 13% dell’Istat andrebbe aggiunto il numero degli “inattivi” che non cercano lavoro perché scoraggiati: si arriva così al 26% di disoccupazione della forza lavoro). “Il tentativo di Tsipras”, continua Gesualdi “sarà quello di cambiare l’anima all’Europa, un’anima che ora sembra essere unicamente mercantile. La gestione del debito va in questa direzione. Usare la stessa moneta tra paesi diversi è come aprire i cancelli di uno zoo. E in questa situazione l’Europa si comporta come un arbitro che osserva e basta”. Sulla possibilità di cambiare moneta, afferma che “possiamo anche farlo ma è importante farlo tenendo gli occhi aperti. Mettere in atto meccanismi compensativi che vanno nella direzione della solidarietà ma il punto è che non c’è in Europa un regime di standard di diritti sociali”. Alle domande su politica monetaria e politica estera, Gesualdi risponde offrendo le sue coordinate di riflessione: “Da quale parte pende la bilancia pensando agli ultimi?” Questa è la sua prospettiva. Perché i “capitali viaggiano ma le persone restano ferme, lì”. Si ricorda che il prossimo appuntamento organizzativo del Comitato Locale pro Francesco Gesualdi Candidato alle elezioni europee, è fissato per mercoledì 23 aprile alle ore 21:00 presso la Bottega Il Fiore, in via delle dalie 11, Ladispoli.