IL GIORNO DELLA MEMORIA… PER NON DIMENTICARE

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In questi giorni, noi ragazzi della sezione E della scuola media Melone, per prepararci alla Giornata della Memoria, abbiamo visto il film “Il pianista” e ascoltato la lettura di alcune pagine da Primo Levi. Abbiamo poi scelto alcune espressioni molto significative e le abbiamo illustrate allestendo anche dei cartelloni. Sono stati momenti di riflessione molto intensi; la visione del film è stata un’esperienza che abbiamo sentito particolarmente. Così abbiamo scritto alcune nostre riflessioni, anche sotto forma di una pagina di diario. Caro diario, lunedì e martedì scorsi, abbiamo visto “Il Pianista”, un film che mi ha fatto riflettere molto. Il fatto, caro diario, è che non sono rimasta impressionata delle singole scene, ma dal contesto generale. Il protagonista sembra, a volte, che sia forte, ma dietro questa maschera, si nasconde, in alcuni momenti, una persona con l’anima fragile e molto sensibile. Le cose che mi hanno colpita, non sono tanto quando uccidevano, pestavano quella povera gente, ma la cattiveria e la crudeltà con cui lo facevano. Si capisce chiaramente il disprezzo che avevano per gli ebrei, i quali, da un giorno a un altro, si sono ritrovati dall’avere tutto a non possedere più nulla. I musicisti senza più strumenti, le mogli senza più mariti, le mamme senza più i loro figli. Caro diario, ragioniamoci su, e dimmi se si può davvero vivere senza gli affetti familiari, le chiacchiere quotidiane con gli amici… Dimmi se si può vivere sapendo che non sei il benvenuto e che vieni continuamente rifiutato da quella che dovrebbe essere la tua casa, la tua città, la tua nazione; ti sembra di essere stato trasportato in un mondo diverso da quello dove eri prima. Ti fanno capire che ti odiano, ti isolano e…ti eliminano, cancellando ogni tua traccia dalla “faccia della Terra”. Se cammini per strada ti sparano, se parli ti sparano, se non riesci ad alzarti quando lo dicono loro ti “fiondano” dal balcone, se cerchi di scappare ti pestano di botte fino a farti morire, se ti cade un mattone, mentre ti stanno sfruttando, ti frustano e, infine, se entri in quel treno faranno in modo che tu non torni mai più. Dimmi se si può vivere essendo cosciente che prima o poi dovrai morire. Caro diario, vorrei tanto dimenticare tutto questo, ma quando ci ragiono, penso che non sia giusto dimenticare. Ti vorrei citare una frase che, ad essere sincera, non ricordo dove ho letta, né dove l’ho sentita, ma mi è rimasta troppo impressa: “ Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità”. Comunque, di questo film, alcune situazioni ricorderò particolarmente ; la prima è quando una signora, che era stata messa in fila insieme ad altri ebrei, ha chiesto ad un tedesco dove li avrebbero portati e lui le ha sparato; mi ha colpito perché non me lo aspettavo; cioè, perché dovresti sparare ad una donna solo perché ti ha chiesto dove sarà portata? Per me continua a non avere un senso. Poi mi ha impressionata il fatto che il signore che portava il cibo al protagonista non andasse più; come può accadere una cosa del genere? Stiamo parlando di una vita, di una persona che ti ha chiesto aiuto e tu la ripaghi sfruttandola? Tutto ciò mi ha fatto arrabbiare tantissimo. La scena che invece mi ha colpito in positivo è stata quando il pianista ha incontrato un tedesco che ha deciso di aiutarlo portandogli del cibo, regalandogli la sua giacca, per proteggersi dal freddo, e non rivelando il suo nascondiglio. Per me la cosa più straziante è stata leggere nei titoli di coda “tratto da una storia vera”. Comunque, è stato un film molto significativo e bello, tra quelli che ho visto finora è il mio preferito. Abbiamo seguito lo stravolgimento di una famiglia ebrea; dall’avere un buon tenore di vita sono diventate vittime fortemente colpite dall’ignoranza, dalla cattiveria, dalla pazzia, dalla perdita totale del concetto di “essere umano”. I tedeschi camminavano sopra i cadaveri e li avrebbero toccati solo per smaltirli, li usavano come oggetti perché uccidere la loro dignità era un divertimento, li ingannavano, hanno stroncato obiettivi, sentimenti, ideali, rivolte, vite. Attraverso gli occhi di un pianista con la stella si osservano queste immagini che in me lasciano una tristezza e amarezza enorme; il solo pensiero di vite qualsiasi spezzate da un casuale sparo, senza nessun motivo se non per l’odio perché sei ebreo, mi provoca rabbia e angoscia. La visione di film come questi, gli incontri e le testimonianze ascoltate in questi giorni, lo studio della Seconda guerra mondiale con la “lente d’ingrandimento”, hanno proprio l’obiettivo di sviluppare una mente critica, per non avere desideri di odio verso qualsiasi persona e non compiere gesti estremi come stermini di massa. Questi avvenimenti ora sembrano lontani e troppo disumani, ma dobbiamo sempre tenere alta l’attenzione perché il pericolo di simili tragedie non sfiori più l’umanità. Infatti molte persone pensano che oggi la situazione sia cambiata, che l’uomo sia evoluto e che alcune cose non siano più possibili. Ma è sufficiente accendere la televisione ed ascoltare i fatti di cronaca per capire che non è così. Le forme di discriminazione esistono ancora, anche se, spesso, nascoste o negate. Gli anni sono passati ma, finora, è cambiato solo il filtro con cui guardiamo il mondo. È come giudicare un libro dalla copertina: i conflitti continuano ad esserci; semplicemente, oggi, non riguardano direttamente noi e l’Europa; in molti paesi della Terra la donna continua a non essere considerata, i bambini lavorano e vengono maltrattati, invece di andare a scuola e giocare con i loro coetanei. E quindi possiamo dire di vivere in una società migliore? Caro diario, abbiamo ancora molto bisogno di fermarci a riflettere sugli eventi tragici in questi giorni ricordati, per non ricadere negli stessi orribili inganni. In fondo, la storia, serve anche un po’ a questo: conoscere i fatti, capire gli errori e, soprattutto, non commetterli più. I Ragazzi delle classi II e III della Scuola Secondaria “Corrado Melone”