Beatles, nel ’64 il trionfo negli Usa

di Alessandro Ceccarelli

Cinquantaquattro anni fa il gruppo inglese dei Beatles sbarcava negli Stati Uniti per una serie di concerti. Con quelle esibizioni la band di Liverpool entrava nella leggenda della musica di ogni tempo. I quattro ragazzi, tutti poco più che ventenni, cambiarono il modo di fare musica, diedero una scossa al costume e alla moda e soprattutto diventarono il primo fenomeno della cosiddetta “cultura giovanile” degli anni Sessanta.

Il 7 febbraio del 1964 i Beatles atterravano all’aeroporto di New York, dove li aspettavano diecimila fans urlanti e pazzi di gioia. I Beatles erano pronti ad affrontare una tournée che tra le varie tappe prevedeva il Carnagie Hall nella Grande Mela, il Washington Coliseum a Washington D.C, e la partecipazione all’Ed Sullivan Show che rimase storica anche perché durante la loro apparizione il numero di crimini registrato a New York, specialmente minorili, fu quasi azzerato. Sarà anche per questa ricorrenza che la giuria dei discografici americani ha assegnato i premi alla carriera 2014 dei Grammy Award, praticamente gli Oscar della musica, ai Beatles, ai quali si riconosce il merito – insieme agli altri premiati di quest’anno: il nostro Ennio Morricone, Kraftwerk, Kris Kristrofferson e Isley Brothers – di essersi «distinti fornendo un contributo essenziale al mondo discografico». Per l’occasione, e in memoria dei vecchi tempi, i due Fab Four sopravvissuti al loro mito, cioè Paul McCartney e Ringo Starr, pare tornino insieme sul palco in uno show dedicato ai Beatles al Convention Center di Los Angeles.

All’epoca della “conquista” del mercato americano, il gruppo di Liverpool aveva pubblicato due album in studio e cinque 45 giri. Avevano già raggiunto un grande successo in Europa ma per entrare nella leggenda dovevano suonare dal vivo e quindi “farsi conoscere di persona” negli Stati Uniti, allora come oggi il più importante e vasto mercato discografico del mondo.

La prima esperienza americana diede modo ai Beatles di aggiornare la propria dotazione strumentale. Confidando nella pubblicità di ritorno, un nuovo basso Höfner venne offerto a McCartney, e la Rickembacker regalò a Lennon l’ultimo modello della Capri 325 e ad Harrison una chitarra elettrica a dodici corde di recentissima produzione. La tournée del febbraio 1964 è stata documentata, per quanto riguarda la parte relativa alla capitale Washington, anche da una serie di quarantasei fotografie rimaste a lungo inedite, scattate da un fotografo dilettante, Mike Mitchell, e battute all’asta da Christie’s a New York nel luglio 2011 per una cifra esorbitante.

Il 9 febbraio 1964 oltre 74 milioni di americani restarono letteralmente “magnetizzati” dall’esibizione dei Beatles all’Ed Sullivan Show. Lennon, McCartney, Harrison e Starr suonarono cinque canzoni in rapida successione tra cui, ovviamente, quella che era stata appena pubblicata e che si era subito piazzata al primo posto in classifica, rimanendoci poi per venti settimane: I want to hold your hands. L’ Ed Sullivan Show registrò un record assoluto: in America non era mai successo che una trasmissione televisiva raggiungesse un risultato di pubblico così clamoroso. Quarantotto ore più tardi, erano al Washington Coliseum per il loro primo live in terra statunitense. Ripartirono verso la fine del mese (il 22 febbraio). Il ritorno in patria lasciò ben pochi dubbi su quanto gli inglesi fossero disposti a perdonargli la fuga americana e ben felici di ritrovarli: ad attenderli all’aeroporto londinese di Heathrow c’erano diecimila fan. Ormai i Beatles sono un gruppo musicalmente maturo e con l’album “A hard days’ night” conquistano il mercato mondiale discografico.