Lettera aperta dei docenti della scuola Corrado Melone al sindaco Grando

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera aperta inviata dai docenti della scuola Corrado Melone di Ladispoli al sindaco Alessandro Grando Gentile Sindaco, siamo alcuni dei docenti “storici” della “Corrado Melone” (e in precedenza delle scuole Medie Odescalchi e Fumaroli), insegniamo nelle scuole medie di Ladispoli da molto prima dell’arrivo del Preside Agresti e molti di noi sono stati gli insegnanti di quasi tutti gli esponenti della maggioranza politica che amministra attualmente la nostra Città e dei loro figli, così come lo siamo stati per molti degli esponenti delle precedenti amministrazioni, e ci sentiamo perciò autorizzati a intervenire nel dibattito che si sta svolgendo in questi giorni per chiarire le troppe inesattezze che sono state dette e scritte, alcune delle quali ci hanno profondamente offeso come lavoratori, insegnanti, servitori dello Stato, cittadini. Lo possiamo fare perché abbiamo memoria di quanto è successo negli ultimi venti anni, memoria confortata da tutti i dati a sostegno di quanto affermiamo, dati che ci possono essere richiesti in ogni momento. Sul dimensionamento delle scuole di Ladispoli La Scuola Media “Corrado Melone” nasce all’inizio degli anni duemila dalla fusione delle due Scuole Medie di Ladispoli, la “Fumaroli” e la “Odescalchi” e di colpo complice anche il vertiginoso aumento della popolazione della città in quegli anni ‐ diventa, oltre che l’unica scuola media di Ladispoli, la più grande scuola media italiana. Negli anni immediatamente successivi gli alunni superano il numero di 1.500, le classi sono una sessantina (con sezioni dalla lettera “A” alla “Z”) divise in tre plessi (Odescalchi, Fumaroli e Cerreto, ospitato presso la Parrocchia del Sacro Cuore) anche se mai il Comune si è preoccupato di intraprendere le azioni di dimensionamento necessarie al riconoscimento ufficiale dei tre plessi da parte del MIUR che avrebbe comportato l’assegnazione alla scuola di personale amministrativo e ausiliario in più. Sono gli anni della “grande immigrazione” e la Melone ‐ come le altre scuole di Ladispoli ‐ fa fronte all’arrivo di centinaia di alunni che si iscrivono durante tutto il corso degli anni scolastici da oltre 30 nazioni senza risorse o mezzi specifici che non siano la buona volontà. Veniamo definiti dai media nazionali “la Scuola Mappamondo” e ci piace immaginare che l’integrazione tra culture diverse avvenuta a Ladispoli senza i traumi e le difficoltà riscontrate in altre parti del Paese sia anche il frutto del nostro lavoro di allora. Nell’anno scolastico 2009/10, in conseguenza della costruzione dell’edificio scolastico di via Atene e della trasformazione del 2° Circolo Didattico in Istituto Comprensivo “Ilaria Alpi”, la “Corrado Melone” perde le sei classi del Cerreto. La situazione delle scuole in quel momento è quindi questa: una grande scuola media (la Melone), due grandi scuole primarie (Primo e Terzo Circolo), un grande Istituto Comprensivo (“Ilaria Alpi”). Nel 2011 il Governo Berlusconi IV (Ministro dell’Economia Tremonti, dell’Istruzione Gelmini), essenzialmente con finalità di riduzione della spesa pubblica, dispone che tutte le scuole Primarie e Secondarie cessino di esistere autonomamente e si fondano tra di loro dando luogo a Istituti Comprensivi. Il provvedimento mira sostanzialmente ad eliminare le scuole sottodimensionate accorpandole tra di loro ma in una realtà come Ladispoli, con quattro scuole già sovradimensionate, è chiaro a tutti che qualsiasi accorpamento non potrà che dare luogo comunque a quattro scuole, oltretutto “spezzettando” in tre parti la “Melone”, unica scuola Media. Chi deve disporre il nuovo dimensionamento delle scuole è la Regione Lazio, ma i Comuni devono fare una loro proposta: si susseguono interventi politici di ogni tipo (che vedono protagonisti per lo più personaggi che di scuola non si sono mai occupati) fino a quando l’allora Sindaco Crescenzo Paliotta propone una originale mediazione: la scuola “Ilaria Alpi” è già Istituto Comprensivo e non verrà toccata mentre le altre tre scuole (Media “Melone” e Primarie Primo e Terzo Circolo) manterranno la propria identità senza essere scorporate e dall’anno successivo diventeranno Istituti Comprensivi iniziando a raccogliere iscrizioni per l’ordine di scuola che ancora non hanno. Non è la nostra proposta ma è comunque un compromesso. Di conseguenza, nell’a.s. 2012/13 la Melone, oltre ad acquisire “in blocco” tre sezioni di Scuola dell’Infanzia dal Terzo Circolo (ora “I.C. Ladispoli 3”), prende iscrizioni per la 1^ Primaria formando una classe; gli I.C. “Ladispoli 1” e “Ladispoli 3” prendono iscrizioni per la 1^ Media formando due classi ciascuno. E’ da notare che, mentre la “Melone” in quell’anno forma due classi di prima media in meno, gli altri due Istituti, pur formando sostanzialmente lo stesso numero di Prime Primaria dell’anno precedente, acquisiscono complessivamente quattro Prime Medie; in questo modo le 19 classi Quinta Primaria dell’anno scolastico precedente diventano 20 Prime Medie e le 19 Prime Primaria diventano 22, con buona pace della riduzione della spesa pubblica. Già da allora era facile prevedere che in pochi anni – cioè oggi – il fabbisogno di aule per la Scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado a Ladispoli sarebbe passato, per effetto dello “scorrimento” delle classi all’anno successivo, da 197 a 208/210, anche perché il numero complessivo di piccoli cittadini per ogni classe di età a Ladispoli (circa 400) è sostanzialmente costante negli anni (fonte: sito del Comune di Ladispoli – Servizi Demografici). Ma l’Ufficio Scuola del Comune di Ladispoli ha evidentemente preferito cullarsi nell’illusione, non suffragata dai dati in suo possesso, di un calo demografico. Nell’anno successivo, a seguito di un protocollo d’intesa tra le due scuole (Dirigenti Cingolani e Agresti) e il Comune, le tre classi di Scuola Primaria dell’I.C. “Ladispoli 1” del semivuoto plesso “Livatino” passavano all’I.C. “Melone” ma senza che questo – prevedeva il protocollo – determinasse il passaggio del plesso alla Melone. Contemporaneamente la Melone ospitava, chiudendo tre laboratori per fare spazio, quattro classi della “Ladispoli 1” che per motivi a noi oscuri non potevano andare nella aule vuote del Plesso “Livatino”. I fatti dimostrano che l’I.C. “Corrado Melone” ha completamente rispettato le linee guida del dimensionamento del 2011 aumentando gradualmente il numero di classi di Primaria e riducendo quelle della Secondaria che sono passate da 47 nel 2010/11 a 34 nel 2018/19. L’aumento complessivo del numero degli alunni (da 1.050 a circa 1.250) è determinato esclusivamente dal fatto che una sezione di Scuola Primaria è formata da cinque annualità (circa 125 alunni) mentre una sezione di Scuola Secondaria è formata da tre annualità (circa 75 alunni). E’ da rilevare che la carenza di aule nel corrente anno scolastico nei plessi “Odescalchi” e “Fumaroli” è stata determinata esclusivamente dallo spostamento forzato di tre nostre classi prima ospitate al “Livatino”: il numero complessivo degli iscritti rispetto all’anno precedente è infatti addirittura diminuito (per effetto dell’uscita di due Terze Secondaria) di circa 30 unità, passando da 1.269 a 1.237. Quello che ci viene chiesto è in pratica di respingere le iscrizioni di chi sceglie la nostra offerta didattica per “andare in soccorso” dell’I.C. “Ladispoli 1”, come se questo stesse per chiudere per mancanza di alunni, ma i dati (ultimi disponibili a.s. 2017/18) parlano di due scuole con un numero di alunni sostanzialmente uguale (1.249 la “Melone”, 1.138 la “Ladispoli 1”). L’unica differenza è che, mentre una ha carenza di spazi, l’altra ha un plesso – il “Livatino” – praticamente vuoto: basterebbe rivedere l’assegnazione degli spazi negli edifici (che sono di proprietà del Comune e non delle scuole) per risolvere il problema. E’ facile adesso dire, come è stato detto, “Il Preside Agresti prende troppe iscrizioni” per cercare di autoassolversi dalla responsabilità di non aver visto in tempo quello che sarebbe accaduto. Vorremmo sottolineare anche un altro piccolo particolare: come mai la “Melone”, con solo quattro Quinte Primaria, riceve ogni anno richieste di iscrizione per almeno dieci Prime Secondaria quando la logica vorrebbe che chi ha frequentato la Primaria in un Istituto Comprensivo prosegua lì il suo percorso di studi? Noi possiamo solo dire che i “nostri” alunni di Quinta questo anno si sono iscritti tutti – senza alcuna eccezione – alla “Melone” per frequentare la Prima Media. A proposito di Refezione e di edilizia scolastica Mentre per quanto riguarda la Scuola Primaria la scelta da parte delle famiglie del Tempo Pieno è legata in buona parte a esigenze di carattere organizzativo e familiare, alle medie, con i ragazzi ormai più grandi, la scelta è di tipo più strettamente didattico. La “Melone” è sempre stata l’unica scuola di Ladispoli a offrire il Tempo Pieno alle Medie, anche se questo non è certamente un “vantaggio” per la scuola: c’è la necessità di impegnare il personale anche il pomeriggio, tenere aperta la segreteria e tante altre piccole “scomodità”, molto più semplice chiudere alle 14:00 e andarsene tutti a casa. Per il servizio di Refezione sono stati negli anni usati gli spazi più disparati: quando eravamo solo Scuola Media, con sei classi a Tempo Prolungato, è stato dapprima utilizzato uno spazio in via Torino (dal quale siamo stati “sfrattati” per far posto a classi dell’allora “Primo Circolo”), poi uno spazio delimitato da armadi nella tromba delle scale del plesso Odescalchi, infine persino i locali dell’ex “Tucano” al primo piano del Centro Commerciale “La Palma”, fino a quando non è stato costruito, all’interno del recinto scolastico, il Centro Polifunzionale. Costruito con fondi della Compagnia Italiana Ristorazione – ditta appaltatrice del servizio di refezione scolastica – l’edificio era destinato ad un uso “promiscuo”: la mattina dalla scuola per la refezione e per occasionali attività di tipo artistico e culturale, la sera e nei giorni festivi, affidato ad associazioni del territorio, come spazio per spettacoli e relative prove. Per noi non era il massimo, avremmo preferito uno spazio per la mensa, ma era un buon compromesso, anche se spesso l’incapacità da parte del Comune di far rispettare le regole che prevedevano la sanificazione degli ambienti dopo l’uso da parte delle associazioni ha creato qualche problema. Adesso qualcuno ha sostenuto che “la Melone vuole chiudere uno spazio per la cultura”: siamo veramente all’assurdo. In ogni caso il Polifunzionale, costruito per ospitare la mensa scolastica, ha assolto il suo compito per tutti gli anni in cui siamo stati solo scuola Media e, mettendo in atto più turni, per i primi anni in cui hanno iniziato a usufruirne Infanzia e Primaria. E non, come ha sostenuto il Sindaco probabilmente male informato dai suoi uffici, mettendo a repentaglio la sicurezza degli alunni facendone mangiare più di quanti prevedesse la capienza: semplicemente i bambini delle classi a tempo pieno erano di meno perché la Primaria era formata solo da classi Prime che poi – ma questo lo sapevano anche i bambini stessi – sarebbero diventate Prime e Seconde, poi Prime, Seconde e Terze, e così via. Il Comune invece di programmare insieme alla scuola gli interventi per far sì che il crescente numero di alunni del Tempo Pieno possa usufruire della mensa scolastica, nella primavera del 2018, dichiarando di voler “restituire alla cultura” il Polifunzionale, decide di ricavare dei locali per la nuova refezione dalla Sala Insegnanti del plesso Fumaroli. Questo avviene senza minimamente confrontarsi con il Dirigente Scolastico; durante il primo sopralluogo, presenti gli Assessori Cordeschi e De Santis, il Consigliere Fiorini e alcuni tecnici del Comune, viene risposto in modo arrogante ad alcuni docenti casualmente presenti che sollevavano perplessità sulla capienza dei locali e sulla necessità per la scuola della Sala Docenti per le riunioni, il ricevimento dei genitori e per la conservazione dei documenti, che “i locali sono del Comune che decide cosa deve farci”. Solo nell’imminenza dell’inizio dell’anno scolastico, e dopo le rimostranze dei genitori, il Sindaco e l’Assessore Cordeschi prendono atto dell’impossibilità di far mangiare in quello spazio tutti i bambini, se non dividendoli in almeno 4 o 5 turni. Ma invece di chiedere scusa e di trovare soluzioni perdono le staffe e iniziano ad accusare, nell’ordine, “Agresti che prende troppe iscrizioni” (forse pensando che, una volta frequentata la Prima classe, invece di passare in Seconda i bambini vadano cacciati dalla scuola), i docenti “politicizzati”, i genitori sobillati dal preside. Vorremmo far notare che sostenere che “i locali sono del Comune che decide cosa deve farci” non è propriamente corretto: il Comune esercita in materia di edilizia scolastica i compiti attribuiti dalla legislazione statale e regionale che sono connessi alla istruzione materna, elementare e media. Questo non significa che il Comune è il “padrone di casa” ma che ha, anche in virtù delle tasse che riscuote e dei finanziamenti specifici assegnati dallo Stato, la responsabilità di costruire e mantenere efficienti gli edifici scolastici. E’ cosa ben diversa. E tra i compiti del Comune c’è anche quello di amministrare con oculatezza l’assegnazione, nel rispetto della libera scelta da parte delle famiglie dell’offerta formativa delle singole scuole, degli spazi a disposizione evitando, a titolo di esempio, di lasciare aule vuote in un edificio e creare affollamento in un altro. Sul Dirigente Scolastico Sul nostro Dirigente Scolastico prof. Riccardo Agresti sono state scagliate in questo ultimo periodo da autorevolissimi esponenti dell’Amministrazione Comunale accuse e dichiarazioni di una violenza e di una volgarità spropositata (“L’unico problema della scuola di Ladispoli è il Preside Agresti”, “Preside Showman”, “Agresti vuole togliere il Polifunzionale alla cultura”, “Prende troppe iscrizioni”) che giudicheremmo inadatte in una sezione di partito o in un Consiglio Comunale e che giudichiamo assolutamente inappropriate in quello che invece dovrebbe essere un corretto rapporto tra Istituzioni dello Stato chiamate a collaborare per la crescita umana e culturale dei giovani. Noi conosciamo evidentemente un Dirigente e una Persona diversi. Riccardo Agresti, dirigente della Melone dal 2010/11, ha saputo creare nella nostra scuola un’atmosfera diversa: si lavora tanto e faticosamente ma lo si fa volentieri, consapevoli di far parte di una “comunità” che persegue gli stessi obiettivi. La valorizzazione del lavoro “sul campo” rispetto a quello “burocratico”, il clima informale che ha saputo creare con il corpo docente e con tutto il personale, la sua disponibilità ad ascoltare e accogliere opinioni anche se diverse dalle sue, hanno dato risultati concreti: dai dati MIUR disponibili su “Scuola in chiaro” siamo la scuola di Ladispoli con il corpo docente più stabile e sono tanti i docenti pendolari che, pur avendo la possibilità di trasferirsi vicino casa, scelgono di rimanere alla “Melone”. La disponibilità all’ascolto delle esigenze di ogni singola famiglia e la prontezza nel rispondere a ogni problematica – che ha “contagiato” tutto il personale della scuola – sono viste con stupore dall’utenza, abituata a dare per scontata l’inefficienza del Servizio Pubblico. La severità nei confronti del mancato rispetto delle regole da parte degli alunni (ma anche del personale scolastico) ha dato in breve risultati inaspettati. Con buona pace di chi lo accusa di “togliere spazio alla cultura”, Riccardo Agresti ha portato a Ladispoli, facendoli incontrare con gli alunni, personaggi del mondo della cultura, dello sport, della politica: scrittori come Erri De Luca, Luciana Castellina, Alberto Sed, Franco Arminio, Sandra Petrignani, Lidia Ravera, la storica Anna Foa, il regista Roberto Faenza, esponenti politici di ogni orientamento, deputati al Parlamento Europeo, il Ministro dell’Ambiente, il fratello di Paolo Borsellino, l’agente di scorta di Giovanni Falcone, campioni olimpici, l’astronauta Paolo Nespoli, gli attori Lello Arena, Claudia Koll, Kaspar Capparoni e Paolo Romano, tante personalità del mondo delle Istituzioni, tra cui il magistrato Ferdinando Imposimato, che hanno consentito ai ragazzi di una piccola cittadina di provincia di aprire i loro occhi sul “mondo dei grandi” e di riceverne mille stimoli positivi. Lo stimolo continuo dato alle attività di gemellaggio e ai progetti Erasmus+ di scambio culturale con l’estero ha allargato il loro sguardo oltre le frontiere. Le ripetute visite alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica, alla Corte Costituzionale sono state vere e proprie lezioni “sul campo” di Educazione Civica che li hanno portati nel cuore delle Istituzioni cosi come le visite alla Rai e la collaborazione con le redazioni di alcuni programmi come il “Tg Ragazzi”, “Tg Gulp”, “Snapping hanno portato i ragazzi a conoscere più da vicino il mondo della comunicazione generale e televisiva in particolare Tutto ci saremmo aspettati dal Sindaco della nostra Città, tranne che la roboante minaccia di denunciare il Preside Agresti ai suoi superiori gerarchici, come se fosse il Sindaco a dover esprimere opinioni sulla gestione didattica di una scuola. Tutto ci saremmo aspettati, tranne che essere definiti con disprezzo dal Sindaco – lui sì politico per definizione – “insegnanti politicizzati e strumentalizzati dal Dirigente”, come se fossimo burattini nelle mani di Mangiafuoco e non professionisti con anni e anni di esperienza e studi sulle spalle. Ci saremmo aspettati maggiore rispetto e ascolto. Se fossimo un’azienda, con 150 dipendenti saremmo la più grande azienda della Città. Se fossimo un paese, con i nostri 1200 alunni, i loro 2400 genitori (e qualche nonno) avremmo un Sindaco, una farmacia, un paio di Vigili Urbani, due medici di base e forse una stazioncina dei Carabinieri. Siamo una grande “comunità educante”: meritiamo il rispetto delle Istituzioni, per quello che facciamo e per come lo facciamo, non fosse altro che per un minimo di lungimiranza politica. Cordiali Saluti

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