Musica, vent’anni senza il maestro Fabrizio De Andrè

di Alessandro Ceccarelli

 

“Questo nostro mondo è diviso in vincitori e vinti, 

dove i primi sono tre e i secondi tre miliardi. 

Come si può essere ottimisti?”

(Fabrizio De André)

L’11 gennaio di venti anni fa veniva a mancare un vero e proprio monumento nazionale della canzone. Era il 1999 e Fabrizio De Andrè che di anni ne aveva appena 59 si spegneva all’Istituto di Tumori di Milano. Di lui restano le sue canzoni, o meglio le sue poesie in musica, una serie di capolavori che resteranno per sempre nell’immaginario collettivo del nostro Paese. Quando si parla di cantautori il suo nome scatta immediatamente al primo posto di una lunga e gloriosa lista di artisti che hanno nobilitato e fatto grande questo patrimonio del nostro Paese. Fabrizio De André ha lasciato un vuoto immenso, incolmabile nel panorama europeo della canzone d’autore. Alcuni suoi brani si studiano nelle scuole per il mirabile tentativo del musicista-compositore di trasferire il linguaggio della poesia nella musica. Influenzato da artisti come Georges Brassens e Bob Dylan e da filosofi come Max Steiner e Michail Bakukin, nel corso della sua carriera (1961-1999) ha raccontato con originalità e sensibilità il mondo dei deboli, degli ultimi, degli emarginati, dei vinti contro l’arroganza e la feroce disumanità del potere. Figura caratteriale molto complessa, timido, riservato e fragile, ha avuto soprattutto all’inizio della sua attività professionale, una grande paura nell’affrontare il pubblico e suonare dal vivo. Ha pubblicato tredici album, fra cui alcune opere di grande impatto poetico e musicale come “Tutti morimmo a stento”, “La buona novella”, “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, “Storia di un impiegato” e “Creuza de ma” che hanno rivoluzionato il linguaggio e la portata storico-culturale dei cantautori. Con Domenico Modugno, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco, è considerato uno dei più significativi e importanti artisti italiani dello scorso secolo. “L’ultimo progetto artistico di Fabrizio De André era quello di scrivere 4 suite, 4 notturni in chiavi musicali diverse (rock, blues, classico, jazz) per descrivere l’oscurantismo verso cui si stava andando. Aveva capito già allora cosa ci aspettava e dove stiamo andando se non cambiamo rotta”. Dori Ghezzi, a vent’anni dalla morte di Faber con cui visse 25 anni e da cui ebbe una figlia, Luisa Vittoria detta Luvi, sottolinea quanto fossero profetiche le sue canzoni e quanto sia ancora attuale il loro messaggio. “Sembra che avesse sempre previsto le cose che sarebbero accadute – continua – e se leggi ora le sue parole capisci il senso che avevano, che lì per li’ sembravano poesia astratta e invece oggi sembrano molto attuali se consideriamo la cronaca di questi giorni”. Le opere di De André, così come il suo messaggio di solidarietà, umanità, attenzione verso i deboli e le ‘minoranze’ vengono promosse e portate avanti dalla Fondazione De André voluta e presieduta dalla stessa Dori Ghezzi che, spiega, in questi giorni della commemorazione ha messo nell’home page del sito una frase di Fabrizio “che mi sembra la cosa più giusta in questo momento”: ‘Anime salve in terra e in mare’.