La comunità ricorda i Martiri delle Foibe

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La comunità ricorda i Martiri delle Foibe

Domenica 10 febbraio, alle 11.00 manifestazione di Fratelli d’Italia davanti al monumento ai caduti. Alle 16.30, conferenza ‘1947 i trattati di pace di Parigi’, promossa dell’Amministrazione in Sala Ruspoli

 

Domenica 10 febbraio, in occasione della Giornata del Ricordo, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, per conservare, rinnovare e non dimenticare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della vicenda del confine orientale. La ‘giornata del ricordo’ si apre a Cerveteri alla 11.00 al Parco della Rimembranza con la cerimonia organizzata da Fratelli d’Italia LiberaMente Cerveteri. Gli attivisti locali del partito, guidato dalla leader nazionale Giorgia Meloni, hanno invitato i cittadini a partecipare numerosi munendosi di bandiere tricolori. Per l’appuntamento pomeridiano al centro dell’evento, la data prescelta dall’Amministrazione è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia. Per l’occasione, l’Amministrazione promuove un pomeriggio culturale in Sala Ruspoli con inizio alle ore 16.30. A dibattere di uno dei periodi più bui della storia mondiale, il professor Settimio La Porta, che terrà una conferenza focalizzandosi sugli aspetti più nascosti e meno noti delle vittime istriane, fiumane e dalmate. A seguire, un concerto per pianoforte ad ingresso gratuito. Ed ora piccoli frammenti di storia, per non dimenticare. In Istria e Dalmazia, nella prima metà del ‘900, si aprì uno scenario di violenti ed intensi conflitti che avevano complesse radici politiche ed etniche. La giornata del ricordo del 10 febbraio è nata per non dimenticare le stragi iugoslave perpetrate dall’esercito di liberazione di Tito ai danni delle comunità italiane, che prendono il nome di foibe, ed infine dell’esodo degli italiani, che tra gli anni ‘40 e gli anni ‘50 dovettero per una serie di ragioni lasciare questi luoghi. Nella Venezia Giulia, durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, si diffuse l’usanza di gettare dentro le foibe i corpi delle vittime della violenza di massa perpetrati dai partigiani iugoslavi. In quegli anni si stavano ponendo le basi per la nascita della Iugoslavia, e a pagarne le conseguenze fu la comunità italiana, che negli anni precedenti era stata dominante da un punto di vista governativo. In una foiba venivano generalmente gettati i cadaveri di persone fucilate, che tuttavia potevano anche essere gettati in altri tipi di cavità, in particolare pozzi e miniere. In altri casi, le vittime delle stragi venivano infoibate mentre erano ancora in vita, senza alcuna speranza di sopravvivenza.

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