Sudan, colpo di stato da parte dei militari: arrestato dai militari il presidente Bashir

Occhi puntati sul Sudan. Dopo mesi di proteste antigovernative contro il presidente Omar al-Bashir, diversi mezzi militari sono entrati nel complesso che ospita il quartier generale dell’esercito e la residenza ufficiale del presidente. Il ministro della Difesa sudanese, Awad Ibn Aouf, ha annunciato il suo arresto: l’annuncio è avvenuto con un comunicato letto alla tv di Stato. Aouf ha contestualmente annunciato lo scioglimento del governo, del Parlamento e tutti i governi regionali.

Sempre Aouf ha annunciato una transizione di due anni guidata da un “alto Consiglio di sicurezza”, i cui membri saranno annunciati prossimamente. L’annuncio è avvenuto con un comunicato letto alla tv di Stato dal ministro, che ha confermato lo stato d’emergenza per tre mesi; stato d’emergenza che è in vigore in Sudan dal 22 febbraio. L’Associazione dei professionisti sudanesi – un organismo parallelo ai sindacati filo-regime, e quindi non riconosciuto, che ha guidato la protesta esplosa il 19 dicembre in Sudan – aveva già anticipato che l’unica via d’uscita dalla crisi era la formazione di un governo di transizione civile nazionale. L’Associazione aveva chiesto ai manifestanti di rimanere nelle strade e continuare il loro sit in davanti al quartier generale delle forze armate a Khartoum. Nel 1989 il presidente deposto Omar al-Bashir aveva preso il potere con un golpe. Ora si apre quindi lo spazio per consultazioni per dare vita ad un organismo di transizione. Lo scorso febbraio Bashir aveva nominato Ibn Aouf, già a capo dell’intelligence e capo di Stato maggiore, vicepresidente: dal 2010 aveva lavorato nel corpo diplomatico e dal 2015 era stato ministro della Difesa. E’ stato a lui, sottolinea la ‘Tass’, a opporsi all’uso della violenza contro i manifestanti anti-Bashir in questi mesi di proteste.Migliaia le persone in strada: testimoni riferiscono di veicoli militari posizionati su snodi stradali strategici e sui ponti nella capitale. La folla celebra con canti patriottici e slogan quali “nuova era, nuova nazione” gli avvenimenti delle ultime ore. Gli abitanti di Khartoum hanno accolto in massa l’appello dell’Associazione professionale sudanese, uno dei gruppi che ha promosso le proteste, ad unirsi ai manifestanti.