Musica, l’opera rock “Tommy” degli Who festeggia il primo mezzo secolo

di Alessandro Ceccarelli
Pete Townshend, 74 anni e Roger Daltrey, 75 anni, sono gli unici ‘superstiti’ degli Who, una delle rock band più importanti di sempre. Quest’anno ricorre uno storico anniversario: esattamente cinquant’anni fa (23 maggio del 1969) usciva “Tommy”, l’opera rock per eccellenza. Il primo vero album concept della storia del  gruppo mod per autonomasia. All’appello mancano gli altri storici fondatori della band: Keith Moon, l’eccentrico e selvaggio batterista morto a soli 32 anni nel 1978, e lo straordinario bassista e polistrumentista John Entwistle, deceduto a 58 anni nel 2002. Il loro primo singolo, “I Can’t explain” uscì nel dicembre del 1964 e raggiunse l’8° posto in Gran Bretagna.  Ora qualche numero per capire il ruolo fondamentale degli Who nella storia del rock. Nella loro carriera la band britannica ha piazzato 27 singoli nei primi 40 posti delle classifiche inglese e americane, hanno raggiunto la top ten con 17 album ottenendo 18 dischi d’oro, 12 di platino e 5 multi-platino solamente negli Stati Uniti. Hanno venduto complessivamente oltre cento milioni di dischi in tutto il mondo. A differenza dei loro coetanei e ‘rivali’ Beatles e Rolling Stones, gli Who soprattutto dal vivo avevano un impatto e un’energia incredibile: la loro musica era l’evoluzione allo stato puro del rock’n’roll. Nelle canzoni degli Who era quasi del tutto assente la matrice blues cara al primo periodo degli Stones, o le contaminazioni ‘progressive’ dell’ultimo periodo dei Beatles. Il sound espresso da Townshend e compagni era esplosivo e saturo di una ‘rabbia’ che veniva dalle origini proletarie dei quattro componenti della band. Il loro era anche un rock molto ‘fisico’, fatto di pose e gesti che hanno fatto la storia dell’iconografia della musica giovanile dagli anni ’60 in poi. Nelle gesta degli Who era molto importante il ‘rito’ selvaggio di distruggere strumenti e amplificatori: un gesto di rottura altamente simbolico ripreso poi da Jimi Hendrix e da tante altre star del rock. La loro performance al Festival di Woodstock del 1969 fu straordinaria e indimenticabile con l’esecuzione di alcuni brani dallo storico album “Tommy”.
“Tommy non è solamente uno straordinario sforzo creativo e compositivo del leader della band Pete Townshend. E’ anche un ‘concept album’, ovvero un disco caratterizzato da una storia e da un filo conduttore che nel 1975 portò il regista britannico Ken Russell alla realizzazione dell’omonimo film con Jack Nicholson e Ann-Margret. Ecco in sintesi la storia. Tommy è il nome del protagonista, un ragazzo nato alla fine della prima guerra mondiale che diventa sordo, cieco e muto. L’episodio che determina questa situazione è l’omicidio da parte del padre, un aviatore britannico creduto morto e tornato tardivamente dal fronte, dell’amante della madre. I genitori di Tommy, che assiste alla scena dietro allo specchio, dicono al bambino di non dire, vedere e sentire nulla (infatti See Me, Feel Me, Touch Me, Heal Me sarà il leitmotiv del disco). Il traumatizzato Tommy diventa così muto, cieco e sordo. Ogni cura ed ogni tentativo di riportarlo alla normalità sono vani fino a quando Tommy si scopre “mago del flipper” e come tale ottiene notorietà e ricchezza. È oltrepassando lo specchio che Tommy torna alla vita e inizia un percorso che lo porta a divenire una sorta di “messia” in grado di liberare e curare gli altri facendogli seguire il suo percorso. Un dottore ritiene che l’unico modo per comunicare con Tommy sia attraverso uno specchio, la madre non vuole credergli e distrugge lo specchio di casa. Paradossalmente questo evento rende Tommy libero e gli fa riacquistare tutti i sensi, facendolo tornare un bambino normale. La distruzione del “santuario” riporta Tommy alla propria dimensione umana.
Pete Townshend trasse ispirazione per l’album dagli insegnamenti del guru Meher Baba e da elementi autobiografici connessi alla sua infanzia. Un anno prima della pubblicazione di Tommy, Townshend spiegò la genesi di molte delle idee poi confluite nell’opera in una famosa intervista data alla rivista Rolling Stone: “Il progetto che spero andrà in porto si chiamerà Deaf, Dumb and Blind Boy. Si tratta della storia di un ragazzino nato sordo, cieco e muto, e di cosa gli capita nel corso della sua vita. Il ragazzo cieco, sordo e muto, è interpretato dagli Who, l’entità musicale. Egli viene rappresentato musicalmente, rappresentato da un tema che suoniamo noi, che apre e chiude l’opera stessa, e poi c’è una canzone specifica che descrive il suo essere sordomuto e cieco. Ma la cosa principale è che, essendo menomato in quel modo, il ragazzo percepisce le cose sotto forma di vibrazioni che trasforma in musica. Questo è quello che vogliamo creare davvero: creare quel tipo di feeling che ti fa ascoltare la musica e figurarti in mente il ragazzo, e tutto ciò che rappresenta, perché noi lo stiamo creando mentre suoniamo”.