Copie da Caravaggio in mostra all’Hotel “Villa Margherita”

 

La copia, fino a pochi decenni fa, è stata una pratica diffusa fra gli artisti, un esercizio considerato indispensabile per conoscere l’opera dei grandi maestri e qualche loro utile segreto. Questo esercizio, a torto snobbato dai più, trova oggi un gruppo di agguerriti pittori impegnati a recuperarne l’antica tradizione e il valore, i cui frutti sono raccolti in un percorso espositivo ispirato all’opera di Caravaggio. È infatti dedicata all’artista lombardo la mostra che l’Hotel “Villa Margherita” di Ladispoli ospiterà fino a tutto settembre. Fra le opere esposte primeggiano le copie di Claudio Belleggia, pittore dotato e attento a non scivolare in facili seduzioni. A conferma della sua spigliatezza, si segnala la testa di un “Golia” estrapolata dall’originario contesto iconografico dove la rigorosa esecuzione pittorica mette in evidenza la drammatica intensità del contenuto. Nella testa mozzata del “Golia”, ancora sanguinante, è riconoscibile l’autoritratto del Merisi. Il soggetto del quadro, così come Belleggia ha saputo interpretarlo, suscita smarrimento e inquietudine; ma egli ha saputo anche cogliere, nel rantolo che vi sopravvive, il tragico destino dell’uomo Caravaggio. Si distingue Sergio Bonafaccia, caravaggista per antonomasia, che presenta alcuni lavori di cui s’impone all’attenzione una “Medusa”, il cui sguardo magnetico aveva la forza di pietrificare chiunque la guardasse. In questo dipinto Bonafaccia, acuto osservatore dell’originale caravaggesco, ha saputo fissare la mostruosità, qui accentuata dai serpenti, che cingono il volto della figura così terrificante e immaginosa. Anna Maria Berardi, invece, si è soffermata sul “Canestro” dell’Ambrosiana dove la pittrice, richiamandosi a un insolito rigore investigativo, esalta ogni minimo dettaglio. In questo la Berardi si sofferma perfino sulla frutta bacata, sui particolari più minuti, dove il colore magistralmente dosato nelle campiture mette in luce quel naturalismo che, come in questo caso, appartenne all’universo del Merisi. Ma la mostra naturalmente prosegue con le copie di Andrea Puca, il quale, pur rifacendo le opere di Caravaggio, ne sovverte lo stile e la poetica come nella “Deposizione”. Qui infatti prevale l’uso di una pittura materica, corposa nell’impasto, applicata con indovinati colpi di spatola e larghe pennellate. L’esito del quadro ricorda per certi aspetti l’espressionismo del tedesco Emil Nolde, nella fattispecie “La sepoltura” (1915) dove la convenzionalità del dato figurativo è ribaltata in arditezze cromatiche, rosso verde giallo su fondo notte, che accentuano un senso di smarrimento e insieme di tensione. In questo caso Puca fa della copia non una riproduzione servile, ma un pretesto per liberare la propria esperienza emozionale e la propria creatività, pur ripercorrendo la struttura geometrica caravaggesca. Da sottolineare inoltre l’opera di Felicia Caggianelli, in cui talento e rigore sono accomunati da un misurato virtuosismo. Di questo ne dà prova la pittrice quando, nel tentativo ben riuscito di esplorare i segreti del Merisi, come nel “Suonatore di liuto”, il suo puntuale curiosare appare più sorvegliato fino a cogliere nel colore e nella luce, l’espressione incantata e stupefatta del giovane che sta accordando una qualche improvvisa melodia. E ancora sono parte integrante dell’esposizione Francesca Tarantino con un bellissimo “Bacco” colto nel vigore della sua giovinezza, assorto, meditabondo in un gioco di chiaroscuri e assonanze davvero sorprendenti. Un altro lavoro eseguito con particolare maestria è la “Morte della Vergine” di Anna Tonelli, la quale ha saputo cogliere quell’atmosfera di umana cristianità di cui è pervaso l’originale. E infine si possono ammirare alcuni quadri di Stefano Martini, specie il “Riposo durante la fuga in Egitto”. Qui il pittore, oltre a raggiungere risultati magistrali, dà prova di conoscere approfonditamente l’opera di Caravaggio e la sua storia.

Sigfrido Oliva