Afghanistan, i talebani avvertono gli Usa: Basta voli con i droni o ci saranno conseguenze

I talebani minacciano gli Stati Uniti, avvertendoli che andranno incontro a “conseguenze” nel caso non sospendano i voli dei droni nello spazio aereo afghano. “Gli Stati Uniti hanno violato tutte le leggi internazionali e gli impegni assunti con i talebani a Doha, in Qatar, con le operazioni dei droni in Afghanistan” si legge in una dichiarazione postata su Twitter. “Chiediamo a tutti i Paesi, in particolare gli Stati Uniti, di trattare l’Afghanistan in linea con il diritto internazionale, le leggi e gli impegni…in modo da prevenire conseguenze negative”, conclude la nota    Il generale accusa: colpa dell’accordo Trump Per il generale Frank McKenzie, capo del Us Central Command, che ha testimoniato davanti alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, il collasso del governo e delle forze militari di Kabul che ha portato alla riconquista del paese da parte dei talebani può essere fatto risalire all’accordo del 29 febbraio 2020 concluso dall’amministrazione Trump con i miliziani, che impegnava il governo americano al completo ritiro delle truppe entro il 21 maggio 2021 in cambio della fine degli attacchi contro il contingente internazionale. Per McKenzie, una volta che il numero delle truppe statunitensi è sceso sotto le 2500 unità – in linea con la decisione presa da Joe Biden in aprile di completare il ritiro entro settembre – lo sgretolamento delle autorità di Kabul è accelerato.  Vertice internazionale Il vertice G20 straordinario sull’Afghanistan, che si terrà il 12 ottobre, sarà allargato anche all’Onu, alcuni Paesi come il Qatar, la Banca Mondiale e il Fmi. In Italia, la Farnesina ha dato il via ai preparativi: “L’attivazione di due gruppi tecnici con il compito di preparare al meglio le discussioni del Tavolo per quanto riguarda esigenze di assistenza umanitaria e prospettive per i cittadini afghani nei Paesi limitrofi” è stata decisa nell’ambito della seconda riunione del Tavolo di coordinamento sull’Afghanistan con i rappresentanti delle organizzazioni della società civile, degli enti locali e delle altre amministrazioni interessate presieduta dalla viceministra degli Affari esteri e della cooperazione, Marina Sereni. Lo si apprende da una nota. L’incontro, si riferisce nel comunicato, si è focalizzato sull'”esame della situazione umanitaria e l’individuazione delle priorità in vista della programmazione delle risorse stanziate” per l’Afghanistan.  Le conseguenze per la popolazione afghana “Mai in 20 anni di guerra, il sistema sanitario afgano è stato così vicino al collasso totale.  Questo l’allarme che riceviamo ormai attraverso i dati e i racconti dei nostri operatori umanitari impegnati nel garantire assistenza sanitaria nelle province di Kandahar e Zabul”. Così in una nota l’ong italiana Intersos. Nel comunicato l’organizzazione spiega che “l’interruzione dei combattimenti non ha migliorato le condizioni di vita della popolazione. La crisi alimentare, economica e sociale è sempre più profonda – si legge ancora nella nota -. Il blocco della liquidità e delle importazioni, sta già fortemente limitando la continuità dei servizi essenziali e l’approvvigionamento di beni essenziali e medicinali”. L’aiuto umanitario si trova, infatti – si afferma nel comunicato – a svolgere un ruolo di supplenza emergenziale nel cercare di garantire la copertura di servizi essenziali, vista l’interruzione dei preesistenti finanziamenti per i progetti di sviluppo, inclusi quelli a supporto del sistema sanitario. Vaste aree del Paese – spiega Intersos – le cosiddette ‘white areas’, rimangono prive di servizi di base. Un’altra delle tante facce della crisi afghana riguarda la reperibilità e i costi della benzina, la cui vendita in bottiglie di plastica nelle strade delle città è drasticamente aumentata nelle ultime settimane, a scapito dei distributori ufficiali. Il traffico ‘parallelo’ di carburante è aumentato innanzitutto perché più conveniente, venduto a 54 afghani (afn), la moneta locale, per litro invece dei 72 afn delle regolari pompe di benzina. La benzina che viene venduta in strada proviene dall’Iran, come confermato dai venditori che dicono di pagarla 52 afn e rivenderla a 54 afn a litro, ma non si sa come venga fatta passare attraverso la frontiera tra Iran e Afghanistan.