La poco nota Necropoli di Pian Sultano

di Arnaldo Gioacchini*
C’è un luogo poco noto, anche per alcuni “addetti ai lavori”, che è costituito dalla bella ed interessante necropoli etrusca di Pian Sultano la quale è fra le pochissime, se non addirittura l’unica di cui si abbia notizie in proposito, scavata dai Rasenna (così si nomavano gli Etruschi – ndr) nel travertino e non nel tufo come era invece loro consuetudine. Basta vedere, come esempio grandioso (a proposito del tufo), la necropoli della Banditaccia a Cerveteri (Caisra in etrusco, Caere in antico romano, Agylla in greco – ndr) Sito UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità con tutte le varie tipologie di tombe da quelle a tumulo, a quelle ipogee (dal greco – sotto terra) a quelle a camera. Pian Sultano, luogo estremamente interessante e di peculiare bellezza ambientale, loca nei Monti della Tolfa subito alle spalle di Santa Severa ed è, in parte, noto grazie alle visite guidate organizzate da alcune associazioni in particolare dal GATC (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite già Onlus ed ora OdV – Organizzazione di Volontariato, nuova dizione adottata in Italia per le ex Onlus insomma quelle Realtà associative non a fine di lucro). GATC il quale ha la sede nel bel castello di Santa Severa e conta, attualmente, oltre 250 volontari iscritti ed è stato fondato 21 anni fa. Tornado a Pian Sultano, ove le visite/escursioni guidate seguono, in genere, un notevole percorso “ad anello”, va dettagliato, ad esser precisi, che esse non vengono effettuate in determinate giornate della settimana nel periodo che va da ottobre e novembre fino alla fine di gennaio causa le vere e proprie battute di caccia al cinghiale, estremamente frequenti nella zona, che ivi vengono organizzate anche perché lì vicino c’è una “casa di caccia” piuttosto frequentata dai cacciatori. Comunque va subito detto che il luogo fonde, in maniera sublime, la storia con la natura, cosa questa che non sempre avviene nella maniera dovuta. La necropoli di Pian Sultano viene anche nomata come quella delle Cavarelle (piccole cave) perché nell’area furono funzionanti due, contenute, cave una di travertino ( da cui furono prese anche le grandi pietre usate per costruire le mura poligonali antico romane di Pyrgi – ora castello di Santa Severa) ed una di caolino. La zona è resa ancora più fascinosa dalla presenza di due laghetti risultanti appunto dall’abbandono delle suddette cave. Di questi due uno è particolarmente scenografico ed è quello creatosi dopo l’abbandono della cava di caolino e possiede anche una sua piccola historia piuttosto peculiare visto che ivi, quando c’era la cava suddetta, esisteva, nel XV secolo, anche una sorta di castellaccio che però fu abbattuto affinché le persone dovettero solamente e necessariamente ripiegare sul lavoro di cava. L’altro laghetto, quello formatosi ove c’era la cava di travertino, è particolarmente bucolico con la sua contenuta, ma sempre presente, “popolazione”, stanziale e non, di anatre ed altri uccelli acquatici. Fra l’altro, in particolare questo piccolo lago, gode di una situazione panoramica particolarmente bella in quanto si affaccia, a mò di terrazza, sul fronteggiante mare e sul castello di Santa Severa. E come se queste due piccole delizie acquatiche non bastassero in zona vi è da segnalare il piccolo fiume Eri, tanto tumultuoso e spumeggiante soprattutto in primavera quanto in secca durante l’estate. Fra l’altro anche l’Eri, il cui nome deriva dal latino Aeris Flumen (fiume del rame – ndr), e la cui lunghezza complessiva è di soli 10 chilometri e si origina nella zona compresa tra il Monte Tolfaccia e la Bandita Grande nel comune di Allumiere (andando a snodare però il suo breve percorso soprattutto nel territorio di Tolfa) ben si “coniuga” con la storia in quanto nel suo percorso, molto vicino a Pian Sultano, fiancheggia, deliziosamente contornato da una bella e rigogliosa vegetazione fatta soprattutto di ombrosi alberi, quelle che Celio Aureliano, famoso medico antico romano di grande fama specializzato in idroterapia, il quale visse nel quinto secolo dopo Cristo, definì le acque termali più calde di tutta la penisola italiana, quelle appartenenti alle famose e monumentali terme (risalenti al secondo secolo avanti Cristo) dette le Aquae Caeretanae (situate a Pian della Carlotta in prossimità della zona del Sasso) le quali ancora, per la maggior parte, sono da riportare alla luce, per la qual cosa (e per fortuna) recentemente è stato stanziato un finanziamento ad hoc. Il “Fiume del rame” termina poi la sua corsa in mare proprio nei pressi di quella Santa Severa “dominata” dall’alto proprio dal delizioso affaccio costituito da quel Pian Sultano citato nel nostro incipit.
*Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale