Afghanistan, telefonata tra il premier Draghi e Putin sui lavori del prossimo G20

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin. Al centro dei colloqui i sono stati gli ultimi sviluppi della crisi afghana, i lavori preparatori del prossimo Vertice G20 e le relazioni bilaterali. Il Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi appartenenti al G20 si terrà a Roma dal 30 al 31 ottobre del 2021 e conterà sulla presenza dei membri del G20, di alcuni Paesi invitati e dei rappresentanti di alcune delle principali organizzazioni internazionali e regionali. Il tema della crisi afghana era stato al centro anche della conversazione intercorsa a fine settembre tra Draghi e Putin, grande assente del summit del G20 straordinario dedicato all’emergenza Afghanistan, convocato dall’Italia e definito dal primo ministro, la “prima risposta multilaterale alla crisi nel Paese”. La Russia – che all’incontro di Roma aveva scelto di essere rappresentata da una delegazione di livello minore, come anche la Cina – terrà oggi e domani due differenti iniziative, a cui parteciperà per la prima volta una delegazione talebana. Il primo appuntamento è a Mosca con, oltre alla Russia, Cina e Pakistan. Solo alla vigilia dell’appuntamento, Washington ha fatto sapere che per “questioni logistiche” non potrà partecipare. Gli Stati Uniti non ci saranno neppure al summit di domani del cosiddetto ‘formato Mosca’, che vedrà riuniti i rappresentanti di 10 Paesi della regione, più i talebani. La delegazione da Kabul sarà guidata dal vice premier, Abdul Salam Hanafi, quella pakistana dal rappresentante speciale, Mohammad Sadiq, mentre per la Russia parteciperà il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov. Il Fronte di resistenza nazionale, guidato da Ahmad Massoud nella Valle del Panshir, non è stato invitato a nessuno dei due incontri. L’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha già detto di non aspettarsi “svolte” dal summit di domani, ma ha auspicato un “confronto franco” con i talebani su “come iniziare a risolvere i problemi in modo costruttivo”. Mosca intende proporre la convocazione di una conferenza sotto l’egida delle Nazioni Unite su diritti umani e assistenza umanitaria a Kabul. Proprio il ruolo primario dell’Onu nel gestire soprattutto la crisi umanitaria nel Paese asiatico era stata messa in risalto da Draghi dopo il G20 straordinario. Soprattutto in vista dell’arrivo del freddo e per le sue conseguenze in termini di aumento dei flussi migratori, oltre alla lotta al terrorismo e alla questione della sicurezza e della libertà di movimento all’interno dei confini del Paese e oltre confine. Anche di questo dovrebbe aver parlato il presidente del Consiglio con il leader del Cremlino, Vladimir Putin, nella telefonata avuta proprio oggi prima dell’avvio del giro di meeting mosocoviti, letti da molti come una sfida diretta all’iniziativa italiana sull’Afghanistan. Per il Cremlino, il timore maggiore è legato al terrorismo e al narcotraffico. Putin ha lanciato l’allarme sulla presenza di circa duemila miliziani dell’Isis nel Nord dell’Afghanistan che, ha avvertito, da lì intendono “diffondere la loro influenza nei Paesi dell’Asia centrale e nelle regioni russe”. Gli ultimi sanguinosi attentati dell’Isis a due moschee sciite in Afghanistan hanno aumentato i timori, di tutti gli attori regionali e non solo, che i talebani non siano in grado di garantire la sicurezza interna.