Roma, dopo anni di restauro riapre l’Arco di Giano del IV secolo

Dopo anni riapre a Roma l’Arco di Giano il capolavoro dell’architettura romana del IV secolo con un omaggio al mondo femminile. L’evento, inaugurato ieri, diventa anche un modo per dare luce alle logiche opprimenti della violenza di genere di cui le donne sono irrimediabili vittime. L’idea è messa in scena dall’artista Raffaele Curi davanti all’arco a pianta quadrangolare vicino alla Bocca della Verità nel centro della Capitale. Il sito archeologico tra i più antichi della città, è rimasto chiuso al pubblico per molti anni dopo l’attentato del 28 luglio 1993 al Velabro. 70 manichini femminili vestiti di kimoni bianchi in seta portano sulla fronte un cartello rosso con la scritta cinese “Nu-shu Le parole perdute delle donne” intitolato al Dio bifronte proprio per la sua forma.  Le parole – da una ricerca dell’artista – appartengono all’unica lingua al mondo esclusivamente femminile, un idioma segreto creato in Cina tanto tempo fa dalle donne del popolo Yao, nella provincia dello Hunan, e da loro gelosamente custodito e tramandato per generazioni, con lo scopo di non farsi comprendere dagli uomini.  Nella scena movimentata solo da un uomo, le figure vestite di bianco rimandano alla presenza e al racconto di donne misteriose ed eleganti, nella cornice magnifica dell’arco e sulle note dell’aria “Je veux vivre dans le rêve” tratta da “Romeo et Juliette” di Charles Gounod, nella versione del soprano Nadine Sierra.  Il bellissimo Arco di Giano, edificato dai figli di Costantino per celebrarlo dopo la sua morte, monumento tra i principali del Foro Boario, sarà fruibile gratuitamente a partire dal 13 novembre, grazie alla sinergia tra la Soprintendenza Speciale di Roma e la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti. Il pubblico potrà dunque visitarlo ogni sabato, dalle 10 alle 14, e dall’ultima domenica di marzo, con l’ora legale dalle 16 alle 20.