Ciao Pierina! Cerveteri piange per la perdita della sua maestra

di Alberto Sava
La Maestra Pierina ci ha lasciati all’età di 94 anni, la notizia della sua scomparsa ha creato una grande commozione nella nostra comunità. Personalmente ho conosciuto la Maestra Pierina Arseni quando già aveva lasciato la scuola elementare dove ha insegnato tutta la vita. Quando la conobbi subito ebbi la certezza di trovarmi davanti ad una signora di grande autorevolezza. Confesso che fin da subito paragonai la compostezza e l’umanità della Maestra Pierina alla Signora Cristina, maestra del paese di Brescello protagonista del libro di Guareschi “Don Camillo”. Questo è il ricordo che porterò con me della Maestra Pierina, che ci h lasciati circondata dall’affetto dei suoi figli, nuore e nipoti. Ecco la testimonianza del figlio Renato: “Mamma non stava bene da qualche tempo, ma è stata lucidissima fino agli ultimi istanti. Anche durante questi difficili ultimi giorni ha sempre ricordato con grande affetto tutti suoi alunni ed è stata costantemente circondata da tutti noi. Ci ha lasciato un importante testamento di amore ed unità della famiglia”.
AGGIORNAMENTO del 15.11.2021 ore 17.32

La Maestra Pierina nel ricordo dell’insegnante Ivana Pomparelli

La scomparsa della Maestra Pierina ha colpito profondamente tutta la comunità cerveterana, in particolare gli insegnanti nati nell’immediato dopoguerra poi diventati suoi colleghi a scuola. Noi abbiamo parlato con la maestra Ivana Pomparelli, che ha ricordato di aver incontrato Pierina come collega di lavoro nel suo primo giorno di insegnamento, quando, neo diplomata, entrò da supplente nella scuola elementare in piazza Aldo Moro. Alla maestra Ivana abbiamo chiesto un suo ricordo ed è stata contenta di scriverlo ed inviarlo in redazione per la pubblicazione. Prima di ricevere in redazione la email, la signora Ivana ha detto: “Sono stata contenta di poter ripercorrere e raccontare alcuni dei tanti momenti comuni avuti con Pierina>”. Nel mettere insieme i pensieri ed in fila le parole Ivana è stata colta dalla commozione nel narrare episodi di vita vissuti accanto alla Maestra Pierina. “Tutti conoscevano la maestra Pierina, la maestra per antonomasia, insieme al gruppo della vecchia guardia (con Copponi, Lucarini, Di Giovanni, detto Geppetto, Giubilei, Tannozzini, Marini).  Quando sono entrata per la prima volta nella Scuola Elementare, intitolata a Vittorio Emanuele secondo, come supplente, lei e gli altri erano i baluardi a cui fare riferimento, a cui chiedere consiglio nella didattica. Lei era sempre pronta a dare aiuto. Quando, ormai demolita la vecchia scuola, le classi si trasferirono in quella nuova del Sorbo, insieme alle nuove generazioni di insegnanti, c’erano sempre loro, quelli della vecchia guardia. L’ultima ad andare in pensione con rammarico è stata proprio lei, Pierina, a cui non apparteneva l’inoperosità. La ricordo con la sua pianola che girovagava per le classi per insegnare agli alunni le canzoncine di Natale. Bussava e diceva alla maestra che era nel bel mezzo di una lezione “Avanti forza, dobbiamo fare le prove!”. I bambini erano contenti nel vederla (forse proprio perché interrompevano la lezione) e tutti, quando la incrociavano nei corridoi, si sbracciavano per salutarla, tutti la conoscevano. Poi a Natale, per i corridoi, via…tutti a cantare al suono della sua inseparabile pianola. Era sempre attivissima! C’era da fare la recita di fine anno scolastico, eccola lì pronta a radunare le classi parallele per fare prove su prove. C’era da attuare un progetto, non si tirava indietro e, spesso, si aggiungeva allo stuolo delle giovani insegnanti per non essere da meno nelle nuove didattiche. Anche quando ormai era andata in pensione forzata, non era rimasta inoperosa, ma si era dedicata all’insegnamento della lingua italiana agli extracomunitari in un Istituto di suore (forse lo stesso in cui è stata ricoverata fino alla sua morte). Oggi non c’è persona a Cerveteri, ne sono sicura, che non si ricordi di lei con affetto, rispetto e nostalgia”. Grazie maestra Ivana Pomparelli per questo delicata fotografia della Maestra Pierina, che ricordiamo è scomparsa all’eta di 94 anni lasciando un testamento di amore ed unità della famiglia, valori fondanti di una Donna che ha saputo essere maglie, madre, nonna e dare tanto ad una comunità cerveterana.
AGGIORNAMENTO del 15.11.2021 ore 17.35

Stavolta non è partita per la solita gitarella…

Il nostro ricordo della signora Arseni continua con uno scritto di Angelo Alfani, che ha conosciuto la Maestra di Cerveteri molto da vicino. “Pierina la maestra ci ha lasciato. Stavolta per sempre. Non è partita per la solita gitarella o per due settimane a “rifare il tagliando” a Chianciano: con un “addio” o un “ce se vede dopo!” per chi crede nell’aldilà. Se ne è andata, e basta. L’abbiamo perduta. Da quanto mi è dato sapere, lei una lottatrice irrefrenabile, una forza della natura si era” stufata. Nonostante la “stanchezza “ anche negli ultimi giorni non aveva perso il contatto con quanto per decenni l’aveva circondata: affetti, ricordi, certezze e dubbi. Sono rari gli insegnanti che hanno lasciato un ricordo condiviso: la maestra Borghi, il maestro Copponi lei era tra questi. Pierina era la “maestra Pierina”: provo a rammentare di averla sentita chiamare la maestra Marini: inutilmente. E questo modo confidenziale di nominarla rende al meglio il suo modo di rapportarsi con la comunità cervetrana. Attenta agli accadimenti grandi e piccoli, sociali e personali, curiosa delle cose del mondo, sempre interrogante, come non smettesse mai di fare lezione in classe, costringendo i suoi scolari alla lavagna col gessetto in mano a cantilenare le tabelline ad libitum. Aveva un sincero affetto per chi mette giù queste righe : chiedeva affacciata al balcone se mi ero visto o stavo ancora fori, dalle fruttarole faceva altrettanto. Leggeva con assiduità quanto scrivo per pochi uomini e per pochi anni:sono certo che lo apprezzasse e ci si facesse due risate. C’era quel quid in più che da cui scaturiva simpatia l’uno verso l’altra : il comune e profondo amore per Cerveteri, il rispetto per sua eccellenza Cardinal Tisserant, il suo unico ed amato fratello Don Santino, prematuramente morto. “Eri il suo chirichetto preferito”, mi ripeteva spesso. Gli ricordavo allora di averlo accompagnato parecchie volte a dir messa nelle campagne: cappellette ricavate accanto ad aule scolastiche. Accadeva il più delle volte che era presente la sola perpetua, ma questo non faceva venire meno la sacralità dell’atto. Si toglieva gli occhiali e stringendo il lembo della tonaca tra le dita, iniziava a pulirli , lentamente. I suoi occhi ,li ricordo cerulei, apparivano allora smarriti, come quelli di tutti i miopi. Poi un sorriso pieno ridava dolcezza e sicurezza. “Allora Angiolè che volemo fa, la diciamo stà messa?”A Pierina luccicavano gli occhi. Nel ricordarla ho la convinzione che abbia voluto vivere appieno il dono dell’esistenza. Nel suo passaggio sulla terra d’Etruria, ha combattuto come Giacobbe con l’Angelo un’intera notte: finché, come è scritto nel passo della Genesi:“allo spuntar dell’Aurora” prevalse un grande senso di pace. Delle molte cose che ho scritto vorrei estrapolarne una che aveva apprezzato molto, perché gli ricordava la sua giovinezza a Cerenova. Primi giorni d’agosto, tutta l’estate risplendeva ancora: la luce era luce dell’estate. I cervetrani alla passione per il bagno al fosso, cominciavano, loro gente dell’interno, a provare il prurito dal desiderio di andarsene al mare. In tutti i modi, con tutti i mezzi disponibili. I giovanotti in bicicletta ed in corriera si smucchiavano negli stabilimenti di Ladispoli in cui la probabilità d’acchiappo era facile e prive di conseguenze stava nell’ordine delle cose. La maggioranza, famiglie allargate, su carretti e barrozze, camioncini che stavano in piedi per miracolo, du ore ad annà e due a tornà, raggiungevano il cancello della tenuta di Cerenova dove, l’addetto agli ingressi Ettore Bugli, chiudeva tutti e due l’occhi, eccezion fatta quando il capanno a mare era occupato da sua Eccellenza. Il Centro delle bonifiche Giovanni Ruspoli era rimasto un tipico villaggio agricolo autosufficiente: il negozio di alimentari istituito nel 1942, pochi ambulanti di frutta e verdura, stalle moderne, poco altro. Don Giovanni veniva spesso in visita. Percorreva i viali dai cupi cipressi che portavano ai rari casali annunciati da ombrelli di pino svettanti, color rosso pompeiano, con occhi che si riempivano del verde intenso del carciofo Castellammare, che sostituì il tardivo ma eccellente Campagnano, dei fagioli cannellini, dei campi in cui scoppiavano al sole enormi cocomeri razza Bagnacavallo. Da li una strada bianca affiancata da olmi e canalizzazioni raggiungeva il passaggio a livello N° 54. Il sobbalzare sui binari mostrava a perdita d’occhio l’azzurro brillante del mare che, si raggiungeva attraversando dune dai bianchi gigli di . Accanto a piccole strutture mezze abbandonate, ponticelli in legno che attraversavano la calda insenatura dello Zambra, facendosi largo tra il fittume di canne di palude ,accumuli ferrosi, binari sospesi, carrelli rovesciati ed arrugginiti, segni ancora evidenti della autarchica “raccolta del ferro” dalle spiagge nere, si trovava un grande capanno, sospeso sopra palizzate infilate nell’arenile. Un scala in legno portava al piano, coperto da incannucciata, un bidone, impiccato in alto ad un palo più sostenuto, da cui sospendeva un tubo nero per la doccia. Tra le verosimili storie tramandatesi quella sulla scimmia che si lanciava da un ramo all’altro degli alberi che costeggiavano la strada bianca che portava da Cerinova al casello ferroviario, merita di essere raccontata. I pochi testimoni concordano nel sostenere che l’animale giunse in bassa Maremma portato dai reduci della guerra d’Africa che, dopo una barcata d’anni di guerra e prigionia, erano tornati al Campo militare di Cerveteri. Non potendola tenere in caserma la mollarono sugli ombrosi olmi. Di certo era una femmina, di certo era dispettosissima e accettava da mangiare solamente da alcuni militari ai quali lei si avvicinava durante il loro pranzo e da Nino il gestore dell’alimentari- trattoria di Cerinova. Tra ricordi diversi molto narrato è quello dell’avventura di Cittina, così si chiamava la scimmia, ed un cane pecoraro. Mentre era intenta a sbobbarsi da un pentolone di rame, un arruffato cane pecoraro ebbe l’ardire di andargli ad annusare il deretano. Lo avesse mai fatto. L’iraconda scimmia divenne una furia. Zompò in groppa al cane e, tenendosi stretta con le zampe al pelame lanuginoso, riempì di schiaffi il misero maremmano. Per alcune centinaia di metri i raccoglitori di cocomeri assistettero alla scena finché lanciando urla e sassate riuscirono a convincere Cittina a sbalzare a terra ed a ritornarsene tra gli alberi, dove convisse per alcuni anni con altri animali, contadini e varia umanità, sempre e comunque a debita distanza.