Covid, report della Fondazione Gimbe: quarta settimana consecutiva di aumento dei contagi e dei decessi

Un reparto di terapia intensiva Covid
Negli ultimi sette giorni aumentano i nuovi casi Covid (54.370 contro i 41.091 di una settimana fa) e i decessi (402 vs 330). È quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe che ha fatto il raffronto tra la settimana 10-16 novembre 2021 e quella precedente. In salita anche i casi attualmente positivi (123.396 vs 100.205), il numero delle persone in isolamento domiciliare (118.945 vs 96.348), dei ricoveri con sintomi (3.970 vs 3.436) e delle terapie intensive (481 vs 421). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano: decessi: 402 (+21,8%), di cui 28 riferiti a periodi precedenti; terapia intensiva: +60 (+14,3%); ricoverati con sintomi: +534 (+15,5%); isolamento domiciliare: +22.597 (+23,5%); nuovi casi: 54.370 (+32,3%); casi attualmente positivi: +23.191 (+23,1%). “Per la quarta settimana consecutiva – dichiara Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe – si conferma a livello nazionale un incremento dei nuovi casi settimanali (+32,3%) come documenta anche la media mobile a 7 giorni, che in un mese è triplicata: da 2.456 il 15 ottobre a 7.767 il 16 novembre”. Nelle ultime 4 settimane l’aumento della circolazione virale è ben documentato dall’incremento sia del rapporto positivi/persone testate (da 3,6% a 12,7%), sia del rapporto positivi/tamponi molecolari (da 2,4% a 5,8%) e positivi/tamponi antigenici rapidi (da 0,07% a 0,21%). In tutte le Regioni tranne Calabria e Umbria si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi, con variazioni che vanno dal 0,7% della Regione Puglia al 180% della Valle d’Aosta. In 84 Province si registra un’incidenza pari o superiore a 50 casi per 100.000 abitanti: in Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Umbria e Veneto tutte le Province raggiungono o superano tale soglia. In 7 Province si contano oltre 150 casi per 100.000 abitanti: Trieste (638), Bolzano (402), Gorizia (369), La Spezia (248), Forlì-Cesena (219), Padova (179) e Vicenza (152). “Di fronte a questi numeri – conclude Cartabellotta – è inaccettabile che gli amministratori non abbiano introdotto restrizioni locali, seppur impopolari, accettando il rischio che la diffusione del contagio trascini l’intera Regione in zona gialla”. “Sul fronte ospedaliero si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +15,5% in area medica e +14,3% in terapia intensiva”. Lo sottolinea Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe, alla luce dell’ultimo monitoraggio settimanale. In termini assoluti, il numero di pazienti Covid in area medica è aumentato da 2.371 del 16 ottobre a 3.970 del 16 novembre (+67,4%) e quello nelle terapie intensive da 338 del 25 ottobre a 481 del 16 novembre (+42,3%). A livello nazionale il tasso di occupazione è del 7% in area medica e del 5% in area critica, con notevoli differenze regionali: nessuna Regione supera la soglia del 15% per l’area medica, mentre Friuli-Venezia Giulia (14%) e Marche (10,1%) superano quella del 10% per l’area critica. “Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo di Gimbe – continuano ad aumentare: la media mobile a 7 giorni è passata da 34 ingressi/die della settimana precedente a 38”. Solo il Friuli-Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Bolzano sono molto vicini alla zona gialla visto che, oltre all’incidenza settimanale) 50 casi per 100.000 abitanti, presentano entrambi i tassi di occupazione ospedaliera superiori o prossimi alle soglie del 15% in area medica e del 10% in terapia intensiva. “Nello scenario attuale caratterizzato dal progressivo aumento della circolazione virale e dalla riduzione dell’efficacia vaccinale che impone la dose di richiamo, sono due le decisioni politiche che possono minimizzare il rischio di misure restrittive”. È la proposta lanciata da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe alla luce dell’ultimo monitoraggio settimanale. “La prima – spiega – è ridurre a 6 mesi la validità del green pass rilasciato a seguito di vaccinazione, in linea con le evidenze scientifiche sulla durata della protezione vaccinale e con le indicazioni per la dose di richiamo. La seconda è introdurre l’obbligo vaccinale sia per il ciclo primario, sia per la dose booster, almeno per tutte le categorie di lavoratori a contatto con il pubblico. Invece, non convince affatto il “super green pass” sul modello austriaco, di fatto un “surrogato” dell’obbligo vaccinale: escludere il tampone dalle modalità per il rilascio della certificazione verde – pur identificando le attività essenziali per le quali tale opzione rimarrebbe valida – rischia solo di aumentare le tensioni sociali senza alcuna garanzia di aumentare coperture vaccinali e adesione alla terza dose”.