La nemesi del Vaccina da antico storico fiume a moderno fosso

Di recente stavo percorrendo il ponte Bitti il quale, molto vicino al mare, scavalca, a Ladispoli, il fiume Vaccina (il quale ivi ha la sua foce) ed ascoltando dei commenti piuttosto approssimativi per non dire “scalcinati” fatti in proposito da due persone, di differente sesso, rispetto al suddetto corso d’acqua mi sono permesso con la massima educazione possibile, come si fa in questi ed altri casi consimili, di meglio informare quel signore e quella signora (per carità miei gentili ed attenti interlocutori) sopra quale fiume stavamo transitando e della sua antica storia la quale addirittura fra realtà e leggenda gli ascrive uno sbarco di Enea ed una sua risalita fino a giungere in un determinato luogo, che si dice fosse quello delle, successivamente chiamate “Ferriere” (a causa dell’attività che si svolgeva sulle sponde di quel tratto), per ricevere delle armi “magiche” da sua madre Afrodite (Venere dea dell’amore antico romana). A questo punto i due, salutandomi, mi hanno ringraziato dicendomi che non sapevano che storia aveva il fiume Vaccina e d’ora in poi si sarebbero ben guardati di fare commenti (quasi sgradevoli) sulla “modestia” (e non solo) del fosso alla foce che avevamo sotto i piedi. Ed a proposito di cose reali e concrete riguardanti l’attuale fiume Vaccina che, molti anni fa, costituiva una sorta di “confine nord” della Polis di Ladislao tradotto dal greco Città di Ladislao (Odescalchi – principe e fondatore di Ladispoli) ho pensato, da giornalista che ama la storia, che fosse giunto il momento di scrivere una sorta di nemesi in proposito che “rendesse giustizia” al suddetto corso d’acqua. Andando subito alla parte storica cito, con grande piacere, due antichi autori che amo, i quali già scrissero del Vaccina (ovviamente come veniva nomato all’epoca) in due loro fondamentali opere e parlo di Publio Virgilio Marone e di Plinio il Vecchio. Scrive il mantovano (per l’esattezza nacque ad Andes, ora Pietole Vecchia, nel territorio di Mantova) Virgilio nella sua opera maggiore l’Eneide nel libro ottavo al verso 597 : “…. quadripedante putrem sonitu quatit ungula campum. est ingens gelidum lucus prope Caeritis amnem, religione patrum late sacer; …”. E Plinio il Vecchio (il comasco Gaio Plinio Secondo) anche lui nella sua opera più importante che è la Naturalis historiae cita il Vaccina nel libro terzo al verso 51 “… a populo Romano deducta Graviscae, Castrum Novum, Pyrgi, Caeretanus amnis et ipsum Caere intus …”.
E per entrambi la storia ci porta a duemila anni fa nel “cuore” dell’impero romano. Per Virgilio ad un periodo a.C.n. (ante Cristum natum – prima della nascita di Cristo), per Plinio il Vecchio ad un periodo p.C.n. ( post Cristum natum – dopo la nascita di Cristo) ed a proposito di storia (e la cosa non è molto nota) a Ladispoli, non lontano dalla foce, si trovano ancora i resti di un ponte antico romano chiamato “Ponte dell’Incastro”. Ed ora è il caso di andare ad una, seppur breve, descrizione dell’attuale corso del Vaccina: Il fosso Vaccina (detto anche Fosso della Mola almeno nel suo attraversare il territorio di Cerveteri) è un fiume interamente compreso nella attuale cosiddetta città metropolitana di Roma e che ha le sue sorgenti sui monti Sabatini, intorno al lago di Bracciano nel comune omonimo e dopo aver costeggiato il pianoro di Cerveteri (antica città etrusca di Caisra), sfocia nel mar Tirreno nel centro di Ladispoli. Lungo il tratto iniziale, il fosso attraversa aree rurali ed un fitto bosco di querce. Nel medio corso nel territorio circostante il corso d’acqua è invece interessato da coltivazioni e pascoli, in una valle con i fianchi scoscesi, ben visibile dalla strada provinciale 4 che collega Ladispoli a Bracciano. Giunto al piano il fosso perde la sua naturalità, soprattutto per quanto riguarda le sponde, che comunque non vengono mai cementate, e attraversa terreni coltivati ed aree urbanizzate fino alla foce. Non sono neppure da dimenticare le cascate che costellano il suo corso e quello dei suoi affluenti, in breve, lasciando la sorgente alle spalle, queste sono le cascate che si incontrano: Ponte Rotto o di Castel Giuliano la cascata più alta di tutte è situata dopo un ponte e presenta ai piedi un piccolo lago con al centro la caduta dell’acqua. del Moro o caduta dell’Ospedaletto, è la cascata che compie il fosso di Monte la Guardia prima di affluire nel Vaccina. Braccio di Mare che è la più grande del fosso ed è circondata da un laghetto dove si accumulano le acque di caduta del Vaccina. Arenile che è una cascata situata poco prima dell’afflusso col Vaccinello. Pietrone che è una piccola cascata nel corso del fosso Vaccinello la sua caratteristica è quella di essere costituita da un pietrone al centro con due cascatelle ai lati, la sua portanza è piuttosto limitata tanto è vero che d’estate è spesso asciutta. Insomma, come è dato a vedere, il fiume Vaccina ( o fosso che poi sta a dire di un solco) è un corso d’acqua piuttosto interessante sia nel suo divenire fluviale che, soprattutto, nella sua antica storia, come abbiamo su citato, è veramente molto antica. Dimenticavo di dire che il Vaccina, sia alla foce che nel resto del suo corso, è molto ben frequentato da una ricca e variegata avifauna (spesso proveniente dall’area palustre protetta di torre Flavia)   molta della quale richiamata dai suoi pesci che certo non mancano soprattutto verso la foce ove le sue acque dolci si mischiano con quelle del mare, dove, in particolari periodi dell’anno, si possono ammirare veri e propri branchi di avanotti.
Arnaldo Gioacchini