mercoledì, Aprile 24, 2024

SGOMBERO CAVALCAFERROVIA, PUOLO (CARITAS): “I SENZATETTO SONO PERSONE E NON NUMERI”

Di seguito il testo della lettera. “La storia di Ladispoli, caratterizzata fin dalle origini da un’elevata crescita demografica e da una frequente mobilità umana, identifica da sempre la città come luogo accogliente e solidale, in cui pioneristicamente si gettarono le basi per una società multietnica e pacifica. Il rapido incremento della popolazione, a causa soprattutto delle migrazioni interne ed esterne verso il nostro territorio, ha visto senza dubbio negli ultimi anni aumentare anche il numero di persone che non riescono a vedere soddisfatte le proprie aspettative di realizzazione di un progetto di vita pienamente positivo. Proprio a seguito di un discernimento basato sull’osservazione dell’eterogeneità delle comunità presenti in città e delle caratteristiche del territorio, Caritas Porto-Santa Rufina, ormai diversi anni fa, scelse di essere presente e testimoniare la vicinanza alle fasce più deboli della popolazione con un’opera segno. Il Centro “Santi Mario, Marta e figli”, fornendo accoglienza, servizi a bassa soglia, ascolto, assistenza medica, orientamento e accompagnamento grazie al servizio dei propri numerosi volontari, testimonia concretamente la vicinanza e l’aiuto a chi resta indietro in una realtà che continua ad accrescere i propri bisogni in un contesto economico sfavorevole. Per i motivi espressi e per quanto si dirà appresso, si è appresa con estrema sorpresa l’intenzione dell’amministrazione comunale di adottare un’ordinanza, pubblicata infatti lo scorso 1 marzo, con la quale si dispone lo sgombero dei locali del cavalcaferrovia viale Europa-via Caltagirone, nei quali da anni trovano riparo alcune persone senza dimora che vivono nella nostra città. Nell’inverno del 2012, a seguito della dichiarazione di emergenza freddo, l’amministrazione consentì alle persone che dormivano in strada di utilizzare i locali del cavalcaferrovia come riparo per la notte. Nei mesi immediatamente successivi, con regolarità furono convocati tavoli di lavoro a cui parteciparono, oltre ai rappresentanti dell’amministrazione anche Caritas e le associazioni del territorio. Nelle riunioni furono elaborate e condivise in piena collaborazione sia le modalità di gestione coordinata dell’emergenza che una progettualità che consentisse di passare nei mesi successivi a un’accoglienza ordinaria delle persone senza dimora provvisoriamente ospitate in quei locali, in vista di una soluzione definitiva e stabile. In tale occasione, di concerto con l’amministrazione comunale, a seguito di un convegno tenuto presso l’aula consiliare, Caritas diocesana incaricò propri architetti di fiducia di elaborare un progetto di riqualificazione dei locali del cavalcaferrovia, con la finalità di trasformarli in dormitorio, consegnato a tutti i soggetti coinvolti. Così come altre associazioni elaborarono un preventivo dei costi con la medesima finalità, anch’esso conosciuto e condiviso. Per una volta si palesava un intervento strutturale che, sebbene originato da un’emergenza del momento conteneva una prospettiva concreta di assistenza di ampio respiro e di sicura efficacia. Adesso ci ritroviamo, dopo altri cinque anni, con un’amministrazione che emana un’ordinanza le cui motivazioni formali, pur astrattamente corrette, non possono essere condivise sotto il profilo umano e sociale. E se la burocrazia è un freddo meccanismo e come tale ha la sua ragion d’essere, la politica, che tale burocrazia deve gestire e indirizzare, non dovrebbe mai prescindere dal fattore sociale e dalla considerazione del singolo individuo, dai suoi interessi e diritti ad una esistenza dignitosa a prescindere dalla propria condizione sociale. Una cosa è certa. I soggetti passivi di questo provvedimento non sono oggetti da sgomberare. Sono persone, individui e mai dovrebbero essere considerati diversamente, anche se non fuggono da guerre e non producono reddito. Sono persone, non numeri. I numeri lasciamoli ad un tragico passato che non deve mai più ritornare. Caritas invita il sindaco, i consiglieri comunali, gli assessori competenti e i funzionari degli uffici coinvolti, a ripercorrere le vicende spesso anche inevitabilmente tragiche che hanno riguardato negli ultimi anni le persone senza fissa dimora e ad aprire una seria riflessione sulle possibili soluzioni da adottare e chiede quindi che l’amministrazione riprenda in considerazione il progetto insieme a tutti gli attori impegnati nel sociale, che hanno fornito in questi anni un contributo determinante nel sostegno dei più bisognosi, con l’obbiettivo che lo stesso possa trovare concreta realizzazione, nel rispetto dell’accoglienza e dell’aiuto del prossimo. Ladispoli prosegua quindi nel proprio cammino di crescita per essere comunità di pace, dando la possibilità anche a chi vive in estrema povertà di non subire la totale e definitiva esclusione sociale ma a ritrovare le condizioni essenziali e minime di un’esistenza dignitosa”.

Redazione
Redazione
La nostra linea editoriale è fatta di format innovativi con contenuti che spaziano dalla politica allo sport, dalla medicina allo spettacolo.

Articoli correlati

Ultimi articoli