Sport, oggi Marco Pantani avrebbe compiuto 50 anni. Luci e ombre su uno dei più grandi e amati ciclisti di tutti i tempi morto nel 2004

Marco Pantani, il celebre campione del ciclismo morto nel 2004
Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai, o non ce l’hai. Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo, ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti”. (Marco Pantani)
di Alessandro Ceccarelli
Oggi “Il pirata” avrebbe spento cinquanta candeline. Invece è morto tragicamente l’11 febbrario del 2004. Stiamo parlando del ciclista Marca Pantani, nato a Cesena il 13 gennaio del 1970. Quando fu rinvenuto il suo corpo, la scena era terribile e tragica. La sua stanza era completamente devastata, tutto era sottosopra, una sorta di caos interiore ed esteriore prima della fina. Una disperazione profonda ed infinita.  Era un ciclista amatissimo, era diventato un mito per gli sportivi e non solo della bicicletta. Il 14 febbraio 2004, Marco Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini. L’autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema cerebrale conseguente a un’overdose di cocaina. L’autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte e in particolare l’analisi del midollo osseo ha escluso che Pantani avesse fatto uso frequente e in quantità elevata di Epo (L’eritropoietina, spesso abbreviata in Epo, è un ormone che controlla la produzione di globuli rossi nel sangue. È una proteina composta da circa 200 aminoacidi. Viene prodotta nei reni nei neonati e nei feti, nel fegato ma agisce soprattutto sulle cellule “progenitrici” dei globuli rossi, che si trovano nel midollo osseo. È stato scoperto che la sua azione è regolata attraverso un gene che si trova nel cromosoma numero 7 dell’uomo) durante la sua carriera. La morte di Pantani lasciò sgomenti tutti gli appassionati delle due ruote, per la perdita di un grande corridore; uno degli sportivi italiani più popolari del dopoguerra, protagonista di tante imprese. Le sue spoglie sono sepolte nel cimitero di Cesenatico. Per ricordare le sue doti di scalatore, dal 2004 il Giro d’Italia assegna ogni anno ad una salita (la più “rappresentativa”) il titolo “Montagna Pantani”, onore concesso fino allora solo al Campionissimo Fausto Coppi, con la “Cima Coppi” (il passo più alto percorso dal Giro). Nel 2004 la salita è stata il Mortirolo, nel  2005 il Passo delle Erbe nel 2006 di nuovo il Mortirolo, nel 2007 la salita che giunge al Santuario di Oropa. Nel 2008 ancora una volta il Mortirolo, e nel 2009  il Col d’Izoard. Nel mese di novembre del 2010 venne esposta al Museo del Ghisallo la maglia gialla di Pantani ottenuta al Tour del 1998; in seguito la maglia venne rubata e non venne più ritrovata. Del furto sono stati accusati i due custodi del Salone del Ciclo e Motociclo della Fiera di Rho, che avrebbero poi rivenduto la maglia del Pirata. Nel giugno del 2011 venne inaugurata una stele sul Colle del Galibier in memoria dell’impresa che gli valse sia la vittoria di tappa, che la vittoria finale del Giro di Francia del 1998. La madre di Marco Pantani (così come la sorella, il padre e tutta la famiglia), Tonina, afferma che il modo che Marco avrebbe scelto per assumere la droga o per suicidarsi, ossia l’ingestione di cocaina, non è verosimile. La signora Pantani sostiene da sempre che il figlio sia stato assassinato, probabilmente per farlo tacere riguardo a qualche scomodo segreto, legato al doping nel ciclismo e alla sua squalifica, di cui sarebbe stato a conoscenza. Ha richiesto la riapertura dell’indagine archiviata, sostenendo che le firme per il prelievo dei soldi, che Pantani avrebbe usato per comprare la droga, sarebbero falsificate, e che non c’era traccia di droga nella camera del residence, come ci si aspetterebbe dalla stanza di un tossicodipendente che ne fa uso abituale e che il ciclista non era dipendente dalla cocaina, né voleva suicidarsi. Afferma che la stanza era stata messa apposta in disordine, c’erano residui di cibo cinese, che Pantani non mangiava mai, nessuna bottiglietta d’acqua per ingerire la dose di cocaina, e alcuni lividi sospetti sul corpo del ciclista. A quasi sedici anni della sua tragica morte, Marco Pantani, rimane uno dei ciclisti italiani più amati di sempre, nonostante le ombre, le debolezze, gli errori che lo hanno portato pian piano verso un drammatico destino finale.