Cinema, John Cassavetes: il regista che inventò il cinema indipendente

John Cassavetes con la moglie Gena Rowlands

di Alessandro Ceccarelli

Parlando dell’opera di John Cassavetes sorge a volte un dubbio. A distanza di 31 anni chi tra le nuove generazioni chi ricorda l’importanza che ha avuto questo straordinario talento come regista, sceneggiatore e attore? E di più, chi riconosce l’importanza a livello di linguaggio cinematografico di quello che è di fatto l’inventore del cinema indipendente americano? John Cassavetes ha avuto un ruolo decisivo per tutta una generazione di registi che vanno da Corman, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Abel Ferrara e in genere tutti i cineasti che hanno rifiutato le ferree regole di Hollywood. Si può affermare che dopo Griffith, Ford e Welles, il cineasta di New York è stato il più influente e innovativo artista del cinema statunitense. L’uso della camera a mano negli anni ’60 (ad esempio in “Faces”) rivoluzionò il linguaggio del cinema. Eppure il suo nome non è quasi mai citato come dovrebbe. Rimangono per fortuna le sue opere, indimenticabili, indelebili come dei quadri in un museo.

Lezione di vita e di cinema

John Cassavetes è stato uno dei registi cinematografici più innovativi e sorprendenti degli ultimi sessant’anni. I suoi film, purtroppo non molto conosciuti e apprezzati dal grande pubblico, hanno contribuito in maniera determinante all’evoluzione stilistica, estetica ed esistenziale del modo di concepire una pellicola.  Il cineasta newyorchese è stato il precursore e il protagonista assoluto della nascita del cinema indipendente (all’inizio degli anni ’60) che influenzò profondamente i registi ‘della nuova Hollywood’ come Coppola, Scorsese, Forman, Altman e Penn che emersero tra la fine degli anni ’60 e i primi anni del decennio successivo. John Cassavetes ha rivoluzionato l’arte cinematografica e il linguaggio immettendo il ‘concetto di improvvisazione’ durante le riprese (riproposto soprattutto da Robert Altman e Martin Scorsese). Per improvvisazione Cassavetes intendeva che gli attori fossero liberi di portare dettagli, espressività e battute che non erano scritte nel copione. Non diceva mai agli attori come dovevano recitare la scena. Prima delle riprese però parlava per ore ed ore del personaggio e del carattere. Altra caratteristica unica nel suo cinema era l’uso della camera a mano che seguiva da vicino il dramma interiore degli attori (soprattutto nel capolavoro “Faces” del 1968) che ha anticipato di quasi tre decenni il manifesto ‘Dogma 95’ dei registi Lars Von Trier e Thomas Vinterberg. Infine John Cassavetes oltre ad essere un artista eccezionale è stato un profondo amante e stimatore degli attori. Artisti come la moglie Gena Rowlands (forse la più grande attrice vivente), Peter Falk, Seymour Cassel, John  Marley e Ben Gazzara hanno avuto con Cassavetes un rapporto umano ben al di là della professione. Lavorare con un simile cineasta era soprattutto una lezione di vita in cui era chiaro il concetto di essere un uomo e un artista.
Una carriera dietro e davanti la macchina da presa
Per riuscire a finanziare i suoi film (impresa spesso difficile e complessa) John Cassavetes dovette lavorare anche come attore (un po’ come Orson Welles) in pellicole a volte mediocri. Con i soldi incassati per le sue splendide performance (ricordiamo almeno ‘Rosemary’s Baby’ di Roman Polanski, ‘Contratto per uccidere’ di Don Siegel, ‘Quella sporca dozzina’ di Robert Aldrich e ‘Di chi è la mia vita’ di John Badham), Cassavetes potè girare i suoi film migliori come “Ombre”(1959), “Gli esclusi” (1963), “Volti” (1968), “Mariti” (1970), “Una moglie” (1974) e “La sera della prima” (1977) che altrimenti non sarebbero mai usciti nelle sale. Il regista non era amato dai grandi produttori di Hollywood. Celeberrima rimane la rissa con Stanley Kramer che gli chiuse le porte all’industria del cinema. I suoi film erano troppo complessi e innovativi per essere un business. Tra il 1951 e il 1989 (lavorò sino alla fine) recitò in ben 75 film per essere completamente libero di girare solo 12 film come regista e sceneggiatore. Il più alto incasso della sua carriera fu “Una moglie” che racimolò poco più di sei milioni di dollari, una cifra irrisoria rispetto alla media dei film hollywoodiani.
Gli ultimi film della sua vita
Negli anni ’80 divenne sempre più difficile per John Cassavetes trovare i finanziamenti per realizzare i suoi film. Dal 1980 al 1989 (anno della sua scomparsa) il cineasta newyorchese riuscì a girare solo tre pellicole: “Gloria”, “Love Stream” e “Big Trouble”. Per il primo film Cassavetes vinse il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia e ottenne lusinghieri consensi dalla critica e dal pubblico. Gli ultimi due furono girati invece tra enormi difficoltà con i produttori e soprattutto per il sopraggiungere della malattia che gli fu fatale. Durante le riprese di “Love streams” gli fu diagnosticato un tumore al fegato. Nel 1985 Cassavetes si aggravò e la malattia si rivelò incurabile. Il cineasta lottò sino al 3 febbraio del 1989 quando si spense a soli 59 anni al fianco del suo grande amore: Gena Rowlands, unica moglie della sua straordinaria vita.

 

Filmografia come regista:

Shadows (1959)

Too late blues (1961)

A child is waiting (1963)

Faces (1968)

Husbands (1970)

Minnie and Moskowitz (1972)

A woman under the influence (1974)

The killing of a chinese bookie (1976)

Opening night (1977)

Gloria (1980)

Love streams (1983)

Big Trouble (1985)