Una comunità che non riconosce storia e radici non può costruire il suo futuro

di Alberto Sava
Oggi approfondiamo il sentire culturale della comunità ceretana della sua storia e delle proprie radici. Premesso che non vogliamo parlare di archeologia etrusca, tema che doverosamente lasciamo agli esperti, citiamo un dato che accantoniamo per poi riprenderlo più avanti: i Ruspoli acquistarono il feudo di Cerveteri nel 1674, subentrando alle Famiglie Orsini e poi Caetani, è la Famiglia che più si inserisce nella scoperta e nella storia della civiltà etrusca. Partiamo dall’epoca che qui ci interessa: siamo oltre l’alba negli anni ‘70 ed a Cerveteri era sindaco il dottor Angelo Marini, che guidava una comunità di circa diecimila abitanti. Dopo oltre cinquant’anni è ancora vivo il ricordo, ricco di stima, di questo primo cittadino che seppe ribaltare le difficoltà economiche della Cerveteri di allora, in cui ancora si viveva solo di agricoltura ed era dotata di una rete di artigianato e commercio al dettaglio. Angelo Marini di professione veterinario, è stato un Sindaco dotato di una eccellente visione dello sviluppo complessivo del Comune, che allora era popolato da uno zoccolo di famiglie autoctone, poco più di 3000 persone, e da famiglie di immigrati giunti dalle Marche, Umbria, Molise, Abbruzzo e dal sud della penisola per coltivare le terre, date a miglior coltura, a metà degli anni ’50, in seguito ad una diffusa bonifica in tutta la penisola avvenuta per una legge nazionale varata nell’immediato dopo guerra. Nel 1910 il principe Giovanni Ruspoli realizzò la prima bonifica integrale dell’agro romano dall’Aurelia al mare, debellando per sempre la malaria. Fu in assoluto la prima bonifica di quelle poi realizzate da Mussolini. Nel primo dopoguerra Francesco Ruspoli cedette alle famiglie locali 400 ettari ‘a miglior coltura’. A Cerveteri dal 5 Giugno 1951 fu avviato l’iter di esproprio per circa 8.650 ettari che appartenevano alle famiglie Ruspoli, Patrizi-Montorio, Pallavicini e Torlonia. Contemporaneamente ci furono investimenti della Cassa per il Mezzogiorno in infrastrutture e nelle bonifiche che avviarono un processo di sviluppo intorno alla laboriosità agricola. Le cronache politiche dell’epoca raccontano che la riforma agraria dopo lunghe battaglie parlamentari e manifestazioni di piazza con occupazioni delle terre incolte in quasi tutta la penisola, organizzate da comunisti, socialisti e organizzazioni cattoliche, condussero al varo della legge che porta il nome di Amintore Fanfani. Il Piano Marshall, la Cassa per il Mezzogiorno e la Riforma Agraria costituirono la pista di decollo per l’espansione economica del cosiddetto Boom degli anni’60. La Riforma Agraria fu anche un salto culturale delle successive organizzazioni degli agricoltori soprattutto la Coldiretti, molto vicina alla Democrazia Cristiana e, successivamente di Alleanza coltivatori, organizzata da comunisti e socialisti. Conclusa la seconda guerra mondiale, dal 1946 è iniziata una guerra senza armi che dura ancora oggi, sia pure con intensità completamente diversa ma non per questo meno strisciante ed incisiva. La guerra delle ideologie per cambiare il pensiero ed il sistema di vita della nostra società. Nell’Italia che già godeva del benessere del ‘boom economico’ Cerveteri tardava ad imboccare la strada per il suo boom al passo con i tempi. Il sindaco Marini intuì che il ‘mattone’ poteva rappresentare un punto di partenza per un boom economico locale e firmò le licenze edilizie per avviare il progetto che avrebbe assicurato negli anni a venire benessere economico per tante famiglie cerveterane. Angelo Marini fu l’amministratore pubblico dotato di fiuto ed il principe di Cerveteri Sforza Ruspoli, unitamente alle Famiglie Rallo e Ruzzenenti, furono gli imprenditori che investirono nel progetto della nascita della frazione di Cerenova, dotandola della stazione ferroviaria Marina di Cerveteri e della Chiesa dedicata a San Francesco. Opere per le quali in un periodo di oltre un quinquennio, hanno lavorato circa 700 maestranze locali. Sforza Ruspoli inoltre, nella Beca (Bonifica e Conduzioni Agrarie) su circa 140 ettari, diede impulso allo sviluppo impiegando oltre quattrocento contadini per la produzione di rose, pesche nettarine e uve da tavola. Di pari passo al benessere economico ed allo sviluppo di Cerveteri, anche la politica locale fece importanti passi avanti, unitamente ai sindacati dei braccianti agricoli che fecero bene la loro parte. Cerveteri dista solo 42 km dalla Capitale e dai palazzi romani del potere, all’epoca guidati da statisti e parlamentari più assorbiti dalla politica di grande respiro nel ricostruire l’Italia e meno attentata alle economie locali che segnavano il passo. Con l’edilizia Cerveteri crebbe velocemente in un clima politico ed amministrativo tipico dell’epoca in cui in Italia le leve di governo del Paese erano saldamente nelle mani della Democrazia Cristiana e dei moderati, mentre la cultura era ad appannaggio dei comunisti e della frastagliata sinistra di allora. A Cerveteri i braccianti agricoli si tennero stretta la vanga e nel contempo abbracciarono l’arte della cucchiara e divennero operai edili, conoscendo un benessere mai avuto prima. In quel clima politico, la visione di sviluppo del sindaco Angelo Marini ottenne i dovuti riconoscimenti dalle istituzioni politiche locali, dalle forze sociali e da tutta la cittadinanza. Nessun riconoscimento invece per Sforza Ruspoli i cui investimenti, unitamente alle altre Famiglie impegnate a tutto tondo nel progetto Cerenova, non furono presi in considerazione, mentre i ricavi furono assediati dall’afflato ideologico che assimilava l’imprenditore al padrone. Va detto che si trattava di un pensiero demagogico diffuso in gran parte della nostra penisola e che in queste terre ha velato la Famiglia Ruspoli. la quale a Cerveteri è presente ininterrottamente fin dal 1674. Oggi si contano sulle punta delle dita di una mano di quanti giovani del terzo millennio sanno la storia della famiglia Ruspoli e che rappresenta la storia di Cerveteri dal rinascimento ai giorni nostri. Moltissimi hanno dimenticato che fu l’attuale principe di Cerveteri Sforza Ruspoli a donare allo Sato Italiano la Necropoli etrusca, oggi riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Negli anni ’50 Sforza Ruspoli donò allo Sato l’antica Rocca nel centro di Cerveteri per dar luogo alla creazione del Museo Etrusco Cerite dedicato alla memoria di sua madre, Claudia Ruspoli. Inoltre la famiglia Ruspoli nel tempo ha ceduto alle istituzioni locali tante parti del proprio patrimonio nel centro storico di Cerveteri. I Ruspoli sono parte integrante della storia, della cultura e della economia ceretana ed è quindi giusto che i principi di Cerveteri riprendano in piena luce il ruolo di partecipazione attiva alla vita della nostra comunità. Nelle scuole di Cerveteri si insegni ai ragazzi la storia di questa capitale dell’Etruria, che solo qualche mese fa si è vista sfuggire il titolo di Capitale Italiana della Cultura perché priva di tutte quelle strutture, infrastrutture e servizi, dote basilare per ambizioni di tale livello. Ha perso anche per il mancato riconoscimento della propria storia e radici. E’ stato ed è un errore fatale, figlio di un ‘isterismo ideologico’ che all’epoca della costruzione della frazione di Cerenova penalizzò il benessere di allora ostacolando il reinvestimento sul territorio dei proventi di quel progetto. Ed ancora oggi ostacola alle nuove generazioni che guardano al futuro la conoscenza delle proprie radici storiche, passate e presenti. Risale al primo decennio del nuovo millennio un’altra occasione di sviluppo economico persa, i Patti Territoriali ma questa è un’altra storia…