
E’scaduto l’ultimatum dell’Ecowas dopo il golpe del 26 luglio scorso che ha deposto il presidente Mohamed Bazoum. Il paese africano è controllato dalla giunta guidata dal generale Abdourahamane Tchiani, comandante della Guardia presidenziale che, dopo aver riaperto gli spazi aerei per consentire ai cittadini stranieri di lasciare il paese, lo ha chiuso di nuovo. Se l’ordine costituzionale non verrà ripristinato, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale si era detta pronta a intervenire militarmente, ma in attesa di una comunicazione ufficiale, secondo fonti militari riferite al Wall Street Journal per ora l’organizzazione degli stati africani non avrebbe ancora “la forza necessaria per partecipare a una simile operazione militare”. Un video dello stadio nazionale a Niamey con centinaia di migliaia di nigerini inneggianti alle forze ribelli, sventolanti bandiere russe e nigerine, ha fatto il giro del mondo. Le cancellerie europee sono preoccupate per la grave crisi istituzionale e sociale che potrebbe portare a un vasto conflitto nella regione del Sahel e anche per le sorti del presidente deposto Bazoum tenuto in ostaggio nel palazzo presidenziale al centro di Niamey – “senza acqua ed elettricità”, rivela il Nyt. Il contingente Nato presente sul territorio è composto da oltre 2900 militari: 1500 francesi, 1.100 americani e 350 italiani, di cui una sessantina sono rientrati ieri in Italia. Oltre a essere un partner strategico dell’Ue per frenare il flusso di migranti dall’Africa subsahariana e un Paese ricco di uranio e oro, il Niger è uno Stato africano chiave della regione del Sahel, territorio controllato anche da milizie armate di matrice jihadista come Boko Haram, Iswap e i Fulani, a cui potrebbe affiancarsi il gruppo dei mercenari Wagner. Nelle prime ore dopo il golpe lo stesso Prigozhin, si era detto disponibile a intervenire a favore dei golpisti che gli hanno chiesto aiuto in vista di un eventuale intervento armato da parte dell’Ecowas. L’organizzazione formata da 15 paesi africani (Mali sospeso nel 2021 e Burkina Faso nel 2022, entrambi a causa di colpi di Stato) e gli alleati occidentali tra cui Francia e Stati Uniti vogliono il rientro del presidente eletto due anni fa, che ha lanciato un appello al Washington Post: “Non lasciate che il Niger cada in mano russa”.







