lunedì, Marzo 4, 2024

Patto di stabilità, trovato l’accordo tra Parlamento Ue e Consiglio europeo sulle nuove regole

E’ stato raggiunto l’accordo tra il Parlamento europeo e i rappresentanti del Consiglio europeo sulla revisione delle regole del Patto di stabilità e di crescita. L’obiettivo è semplificarne i meccanismi, favorire la sostenibilità dei conti pubblici e, al tempo stesso, sostenere investimenti e riforme. I primi piani di bilancio, che includeranno prospettive di spesa, riforme e investimenti in base alle nuove regole, verranno preparati nel prossimo autunno. E’ stato il Parlamento europeo a riferire dell’accordo, tramite un comunicato pubblicato nella notte. L’intesa parte dalla struttura di accordo che era stata raggiunto a fine anno dai governi. I Paesi con livelli di indebitamento eccessivo saranno tenuti a rispettare requisiti supplementari di rientro, tra cui quello di ridurre il debito di 1 punto percentuale l’anno se hanno debito/Pil sopra la soglia del 90% e di 0,5 punti percentuali l`anno se tra il 60% e il 90%. Le “vecchie regole” prevedevano la riduzione di un 20esimo ogni anno quando superiore al 60% del Pil. Nel caso in cui il deficit di un Paese superi il 3% del Pil, secondo il comunicato del Parlamento europeo, il requisito sarà di ridurlo nei periodi di crescita per portarlo all’1,5% del Pil “in modo da ripristinare dei margini di bilancio per le situazioni di difficoltà”. Inoltre si applicheranno anche “riferimenti numerici ulteriori” su quanto vada ridotto il deficit ogni anno. Alla fine del periodo di riferimento di medio termine, i Paesi saranno tenuti ad aver messo il livello di debito, quando in eccesso, “su una traiettoria di calo plausibile”, senza però riferimenti numerici fissi. Su richiesta di uno Stato membro, il Consiglio può concedere l’autorizzazione a deviare dal percorso di spesa del Paese nel caso in cui circostanze eccezionali, al di fuori del suo controllo, determinino un forte impatto sulle sue finanze pubbliche. Verrebbe specificato un limite di tempo per tale deviazione, ma questo periodo può essere prorogato se le circostanze eccezionali persistono. La proroga avrebbe una durata massima di un anno e potrebbe essere concessa più di una volta. Prima della presentazione di un piano nazionale, che tutti gli Stati membri devono presentare, lo Stato membro interessato deve incontrare la Commissione, con l’obiettivo di definire un piano che soddisfi tutti i requisiti. Per i Paesi con un deficit o un debito eccessivo come l’Italia, fino a un mese prima che la Commissione trasmetta le sue indicazioni sul percorso di spesa a uno Stato membro, è possibile richiedere un processo di discussione con la Commissione. Le nuove regole prevedono alcuni margini di manovra supplementari, già previsti nell’accordo tra governi, in particolare tre anni ulteriori di tempo per fare gli aggiustamenti in base al contestuale avvio di impegni su investimenti e riforme e diversi altri criteri. L’intesa dovrà essere ora ratificata da voti formali sia del Consiglio sia del Parlamento europeo. Una volta adottate, le nuove regole entreranno in vigore con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea: i primi piani che dovranno essere presentati in base a queste nuove normative andranno consegnati per il 20 settembre, come spiega il comunicato. Le regole obbligheranno specificamente gli Stati membri a garantire che i loro piani nazionali spieghino come saranno effettuati gli investimenti nelle aree prioritarie dell’Ue della transizione climatica e digitale, della sicurezza energetica e della difesa. Gli investimenti già intrapresi in questi settori dovranno essere presi in considerazione dalla Commissione nella stesura del rapporto sulle deviazioni di uno Stato membro dal suo percorso di spesa, dando così più spazio a quello Stato membro per argomentare le sue ragioni per non essere sottoposto a una procedura per deficit eccessivo. Inoltre le spese nazionali per il cofinanziamento di programmi finanziati dall’Ue saranno escluse dalle spese del governo, creando maggiori incentivi agli investimenti. I piani dovranno anche fornire informazioni sul fabbisogno di investimenti pubblici, vale a dire dove esistono lacune negli investimenti.

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