mercoledì, Aprile 1, 2026

La premier Meloni contro le toghe, l’Anm risponde: “Non facciamo politica, rispettiamo solo la Costituzione”

“Imagistrati non fanno politica, fanno il loro mestiere ogni giorno nonostante insulti, intimidazioni e una campagna costante di delegittimazione che danneggia i fondamenti stessi del nostro Stato democratico”, è secca e dura la risposta della Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati alle accuse della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nelle ultime ore la premier ha affondato contro le toghe a più riprese, ha cominciato annunciando l’archiviazione della sua posizione sul caso Almasri da parte del Tribunale dei ministri, e lo ha fatto di nuovo con un altro post sui social e nell’intervista al Tg5 ieri sera. “La sinistra ricorre ai giudici per batterci”, queste le sue parole, tra le altre, che riaccendono uno scontro mai davvero sopito tra i due poteri dello Stato. Continua la nota dell’Anm: “La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge. Lo afferma l’art.101 della nostra Costituzione, che è un architrave della nostra democrazia. La magistratura italiana continuerà a svolgere il proprio compito con profondo rispetto del mandato costituzionale. Non esiste alcun disegno avverso all’esecutivo, affermarlo significa non comprendere il funzionamento della separazione dei poteri dello Stato”. Ed è anche un nuovo scambio di accuse tra maggioranza e opposizione su Giustizia e caso Almasri. Dopo le parole della premier sul “disegno politico” che i magistrati starebbero mettendo in atto contro la maggioranza anche come “conseguenze messe in conto” del procedere spedito della separazione delle carriere. Una versione – quella della premier – che è addirittura “eversiva” per la leader del pd Elly Schlein. “Insinuare che i giudici agiscano non a tutela della legge ma per un disegno politico – dice – è un atteggiamento eversivo. E non è la prima volta”. Ma Meloni, via social, non ci sta e ribadisce la linea: a sinistra “hanno un’unica strategia e speranza” cioè “provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché’ alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo”. Nel mirino dell’opposizione c’è, poi, anche la modalità dell’intervista della premier sulle reti Mediaset: “Senza contraddittorio”, accusa Matteo Renzi. “Ha fallito su tutto – attacca Giuseppe Conte – e ora piagnucola sui social e in tv rispolverando l’usato sicuro dei governi di cui ha fatto parte: ho i giudici contro”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio torna sulla vicenda della sua capogabinetto Giusi Bartolozzi, al centro delle indagini per la vicenda Almasri, anche se al momento non è formalmente indagata. Bartolozzi avrebbe avuto un ruolo chiave nella gestione della scarcerazione del generale libico accusato di crimini di guerra e ricercato dalla Corte penale internazionale. “Dopo una continua, pubblica e ininterrotta diffusione di notizie sul ruolo della mia capogabinetto, dottoressa Giusi Bartolozzi, ho letto la motivazione del Tribunale dei ministri e le illazioni che ne hanno tratto alcuni giornali. Come la presidente Meloni ha ritenuto surreale che i suoi ministri abbiano agito senza il suo consenso, così anch’io ritengo puerile ipotizzare che il mio capo di gabinetto abbia agito in autonomia”, dice il ministro

“Ribadisco che tutte, assolutamente tutte le sue azioni sono state esecutive dei miei ordini, di cui ovviamente mi assumo la responsabilità politica e giuridica. La sola ipotesi, che ho appreso con raccapriccio, che un’eventuale incriminazione della mia collaboratrice sia un escamotage per attribuire alla giurisdizione penale un compito che ora è squisitamente parlamentare mi fa inorridire, perché costituirebbe una strumentalizzazione politica della Giustizia. Mi auguro che queste insinuazioni finiscano, e che il Parlamento, secondo la Legge Costituzionale, si pronunci definitivamente sul ruolo del mio ministero, di cui, ripeto, sono l’unico e responsabile capo”. Ricordiamo che, secondo gli atti dell’inchiesta, Bartolozzi avrebbe ostacolato la corretta procedura invitando a mantenere la massima riservatezza, prediligendo comunicazioni tramite l’app Signal per evitare tracce formali, e non avrebbe sottoposto al ministro Nordio la bozza di provvedimento che avrebbe potuto impedire la scarcerazione di Almasri. Inoltre, la sua deposizione è stata giudicata “inattendibile e mendace” dagli inquirenti, con gravi contraddizioni sull’effettiva condivisione delle informazioni con il ministro Nordio, con cui diceva di sentirsi frequentemente. Dalle testimonianze emerge anche che si discusse la possibilità di espellere Almasri con un volo di Stato qualora fosse stato rilasciato dalle autorità giudiziarie. La Procura di Roma sta valutando un fascicolo specifico nei suoi confronti che potrebbe portare a un processo in sede ordinaria, lasciando così aperta la possibilità di un coinvolgimento indiretto dei ministri. Bartolozzi risulta quindi come un “anello debole” in questa vicenda giudiziaria complessa, con accuse che riguardano principalmente omissioni e gestione non trasparente della pratica di detenzione di Almasri, culminata nel suo rilascio e rimpatrio. Ma quando un ministro si assume la piena responsabilità di tutte le decisioni, i sottoposti diventano degli esecutori difficili da colpevolizzare.

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