sabato, Gennaio 31, 2026

Violenza di genere, mozione e scontro politico a Civitavecchia: il Consiglio si divide su metodo e responsabilità

Non accennano a spegnersi le polemiche a Civitavecchia dopo la presentazione della mozione congiunta contro la violenza di genere e il femminicidio, firmata dalle consigliere comunali Simona Galizia e Nora Costantini. Un’iniziativa nata, nelle intenzioni delle proponenti, per intervenire sulle radici culturali di un fenomeno drammatico e strutturale, ma che ha finito per accendere un confronto aspro e articolato all’interno del Consiglio comunale e tra le forze politiche cittadine. Il dissenso, più che sull’obiettivo condiviso della lotta alla violenza, si è concentrato sul metodo, sul linguaggio e sul contesto politico in cui l’atto è stato collocato. Nel dibattito è intervenuta con toni netti la consigliera del Partito Democratico Maila Maccarini, che ha respinto l’idea di una lettura semplificata del problema. «La violenza di genere è insieme una questione morale e una questione politica», ha affermato, sottolineando come le due dimensioni siano indissolubilmente intrecciate. Ridurre il fenomeno a una sola chiave di lettura, secondo Maccarini, rischia di svuotarlo di significato e di efficacia. Da un lato c’è la dimensione morale, che chiama in causa la dignità della persona, la responsabilità individuale e quei modelli culturali che troppo spesso normalizzano stereotipi, sessismo e dinamiche di controllo; dall’altro c’è la dimensione politica, perché la violenza non è un fatto privato, ma un fenomeno strutturale che investe lo Stato e le istituzioni, dalle politiche scolastiche a quelle del lavoro, dalla sanità alla giustizia. «Una società che la considera solo un problema individuale fallisce moralmente. Una politica che non la affronta strutturalmente fallisce politicamente», ha concluso. Sulla stessa linea critica si è collocata la capogruppo del Movimento 5 Stelle Alessandra Lecis, che ha richiamato la necessità di «ristabilire alcuni punti fermi, per rispetto delle vittime e per correttezza nel dibattito pubblico». Secondo Lecis, definire la violenza di genere come un tema “non politico” rappresenta una semplificazione pericolosa, perché rischia di depotenziare anche le iniziative locali e di trasformarle in dichiarazioni di principio prive di ricadute concrete. La capogruppo pentastellata ha inoltre puntato il dito contro l’assenza, a livello nazionale, di una strategia organica e coerente, fondata su risorse certe, prevenzione culturale, educazione alle relazioni e continuità amministrativa. «Le parole diventano patrimonio comune solo quando sono accompagnate da scelte concrete, verificabili e coerenti. Su un tema così delicato, parlare bene non basta. Serve agire meglio», ha dichiarato. Di segno opposto l’intervento del capogruppo di Forza Italia Luca Grossi, che ha difeso con decisione la mozione Galizia-Costantini, rivendicandone il valore politico e simbolico. «Se oggi si parla di violenza di genere è grazie a quella mozione», ha affermato, sostenendo che l’atto abbia avuto il merito di riportare un tema grave e reale al centro dell’agenda del Consiglio comunale. Per Grossi, le critiche che accusano l’iniziativa di essere insufficiente o strumentale rischiano di spostare l’attenzione dal merito al pretesto, indebolendo il confronto. «Le politiche concrete non nascono dal nulla, ma da indirizzi politici e prese di posizione chiare. Chi vuole migliorare la mozione lo faccia nelle sedi opportune, con proposte e atti conseguenti», ha concluso. Un confronto che, al di là delle divisioni, fotografa una città e un Consiglio comunale chiamati a misurarsi con un tema complesso e doloroso, su cui la condivisione degli obiettivi non basta più: a fare la differenza saranno la coerenza delle scelte e la capacità di tradurre le parole in azioni concrete.

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