martedì, Febbraio 3, 2026

Pacchetto sicurezza, le misure in arrivo: cosa prevede. La premier Meloni alle opposizioni: “Votiamo insieme”

Torino diventa il banco di prova di una stretta sulla sicurezza che il governo intende portare rapidamente a compimento. Gli scontri avvenuti nei giorni scorsi durante il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna – con episodi di violenza e aggressioni alle forze dell’ordine – hanno impresso un’accelerazione politica al dossier, trasformando la vicenda piemontese nel “detonatore” di un pacchetto normativo destinato ad approdare presto sul tavolo del Consiglio dei ministri. Proprio per fare il punto sugli ultimi episodi e sulle misure da adottare, ieri si è svolto a Palazzo Chigi un vertice presieduto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Alla riunione hanno partecipato i due vicepresidenti del Consiglio, Antonio Tajani (in collegamento da Palermo) e Matteo Salvini, insieme ai ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia). Presenti anche i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici delle forze di polizia: il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo e quello della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro. Al termine dell’incontro, una nota ufficiale ha ribadito “il pieno sostegno del governo alle forze dell’ordine” e ha lanciato un  appello all’opposizione per una collaborazione istituzionale, anche alla luce delle recenti dichiarazioni della segretaria del Pd Elly Schlein. In questa direzione, i capigruppo di maggioranza sono stati incaricati di proporre alle minoranze una risoluzione unitaria sul tema della sicurezza, da votare già nei prossimi giorni in occasione dell’informativa del ministro Piantedosi in Parlamento sui fatti di Torino. Sul piano operativo, però, il provvedimento è ancora in fase di definizione. I tecnici dei ministeri coinvolti stanno lavorando per mettere a punto un testo giuridicamente solido, anche alla luce dei rilievi informali provenienti dal Quirinale. Proprio il confronto con il Colle rappresenta uno dei passaggi più delicati: alcune misure potrebbero infatti sollevare dubbi di compatibilità costituzionale, tanto da rendere necessarie ulteriori verifiche e possibili correzioni. Non si esclude, per questo, che l’approdo del pacchetto in Consiglio dei ministri – inizialmente previsto per mercoledì 4 febbraio – possa slittare. L’orientamento che sta prendendo forma è quello di “spacchettare” l’intervento: un decreto legge per le misure ritenute di immediata urgenza e un disegno di legge per quelle che richiedono un esame parlamentare ordinario. Fonti di Fratelli d’Italia spiegano che concentrare tutto in un unico provvedimento sarebbe tecnicamente impraticabile e che, in particolare, le norme di carattere penale difficilmente potranno trovare spazio in un decreto. Tra i temi più discussi c’è l’ipotesi di introdurre una cauzione a carico degli organizzatori delle manifestazioni. Un’idea sostenuta con forza dalla Lega, ma che trova molte resistenze all’interno della stessa maggioranza. Negli ambienti di Fdi viene considerata difficilmente sostenibile sul piano costituzionale e di complessa applicazione pratica: “Che importo imporre per un corteo da diecimila persone? Un miliardo?”, osservano fonti del partito. Le priorità del governo sembrano concentrarsi soprattutto su altri fronti: il contrasto alle baby gang, con una stretta sull’uso dei coltelli, l’inasprimento delle misure già previste dal decreto Caivano, procedure di espulsione più rapide per gli immigrati irregolari e, soprattutto, l’introduzione di uno “scudo” giuridico per le forze dell’ordine. Su quest’ultimo punto l’esecutivo punta a estendere tutele a chi agisce per ragioni di servizio o in situazioni di legittima difesa, misura che potrebbe rientrare già nel decreto legge. Diversa la linea della Lega, che attraverso Matteo Salvini continua a spingere per norme più dure. Il leader del Carroccio insiste sulla cauzione per i cortei e invoca lo sgombero dei centri sociali, oltre a un rafforzamento degli strumenti di prevenzione: fermo preventivo dei soggetti sospetti, riforma delle polizie locali, utilizzo più esteso del taser e aumento dei militari dell’operazione “Strade sicure” da 6.100 a 10mila unità. Più prudente Forza Italia, che punta soprattutto su misure mirate come una sorta di “Daspo” per impedire la partecipazione alle manifestazioni a chi è già stato condannato per reati violenti. Il vicepremier Tajani e il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri hanno ribadito la necessità di un percorso condiviso e di un dialogo con le opposizioni. Il confronto politico resta quindi aperto. L’obiettivo del governo è arrivare rapidamente a un testo definitivo, ma tra equilibri interni alla maggioranza, rilievi tecnici e necessità di garanzie costituzionali, il percorso si annuncia tutt’altro che lineare. Torino, intanto, continua a pesare come simbolo e come spartiacque di una nuova fase nelle politiche sulla sicurezza.

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