Una fuga disperata trasformata in tragedia. È questo il drammatico bilancio di quanto accaduto a Roma, in via Collatina, nella zona del Quarticciolo, dove un inseguimento terminato nel peggiore dei modi ha spezzato tre vite innocenti. Tutto ha avuto inizio quando un’auto con a bordo tre cittadini sudamericani non si è fermata all’alt imposto dalla Polizia. Alla vista degli agenti, il conducente ha accelerato dando il via a una fuga ad alta velocità lungo una strada urbana già trafficata. Durante la corsa, l’auto ha improvvisamente invaso la corsia opposta di marcia, andando a schiantarsi frontalmente contro un’altra vettura che procedeva regolarmente. L’impatto è stato devastante. Nell’auto travolta viaggiava una famiglia: padre, madre e figlio. Per tutti e tre non c’è stato nulla da fare. La violenza dello scontro non ha lasciato scampo, trasformando un normale spostamento in città in una tragedia senza ritorno. Immediati i soccorsi e l’intervento delle pattuglie, che sono riuscite a bloccare uno degli occupanti dell’auto in fuga sul posto, mentre gli altri due, feriti, sono stati trasportati in ospedale sotto stretta sorveglianza. Tutti e tre sono stati arrestati con l’accusa di omicidio stradale. Le contestazioni a loro carico sono pesanti: oltre all’omicidio stradale, dovranno rispondere di violazione degli obblighi verso funzionari e agenti di pubblica sicurezza, resistenza a pubblico ufficiale, porto di oggetti atti allo scasso e resistenza in vincolo di continuazione. Durante i primi accertamenti all’interno del veicolo in fuga, gli agenti hanno rinvenuto jammer e cacciaviti, strumenti comunemente utilizzati per attività criminali, in particolare furti, elemento che rafforza l’ipotesi che i tre stessero tentando di sottrarsi a un controllo per evitare conseguenze ancora più gravi. La dinamica dell’incidente è ora al vaglio degli investigatori, mentre Roma si ritrova a fare i conti con l’ennesima tragedia della strada, che riaccende il dibattito sulla sicurezza urbana, sugli inseguimenti e sull’altissimo prezzo che, ancora una volta, è stato pagato da chi non aveva alcuna colpa.






