Preoccupazioni sul fronte dell’energia: non poteva essere immune dagli effetti del’escalation militare in Medio Oriente il settore energetico, e in particolare il mercato del Gas GNL le cui importanti arterie si trovano nella Regione interessata dal conflitto. I terminali costieri del Golfo sono diventati punti sensibili con ricadute potenziali su tutta la filiera e sui prezzi. Negli Emirati Arabi Uniti l’export LNG passa dallo storico impianto di Das Island, gestito da ADNOC Gas, mentre l’espansione è legata alla costruzione del Ruwais LNG, nuovo progetto di liquefazione ad Abu Dhabi pensato per aumentare la capacità di esportazione nei prossimi anni. Sul lato della domanda interna, Dubai dispone del terminale di importazione LNG di Jebel Ali, basato su un’unità galleggiante di rigassificazione operativa dal 2010. L’Arabia Saudita, pur esposta alla crisi per la centralità del Golfo, non risulta dotata di terminali LNG operativi di liquefazione o rigassificazione: la presenza nel GNL passa soprattutto da accordi commerciali di lungo periodo per l’acquisto di volumi all’estero, tra cui intese annunciate da Aramco con progetti statunitensi. L’aumento della tensione e degli scontri non significa solo rischio di danni agli impianti: può portare anche a stop precauzionali nei terminali e a limitazioni dei transiti marittimi per ragioni operative e di sicurezza. Il nodo principale è il Qatar. Ras Laffan Industrial City è il cuore della filiera del GNL e della logistica dell’export: ospita il porto di Ras Laffan, uno dei maggiori scali artificiali al mondo e principale hub del Paese per l’esportazione di gas naturale liquefatto. QatarEnergy ha annunciato ieri la sospensione della produzione nel sito dopo attacchi con droni che hanno interessato infrastrutture operative a Ras Laffan e nell’area di Mesaieed Industrial City. E ciò è bastato a dare un’accelerazione sensibile agli scambi dell’hub europeo, il TTF, dove si e’ arrivati ad aumenti fino al 50% del prezzo del gas. Va considerato che Mesaieed, il grande polo industriale a sud di Doha concentra attività energetiche e industriali di notevole importanza incluso il suo porto, snodo logistico fondamentale. A nord del Golfo contano soprattutto i terminali di importazione: il Kuwait ha il polo di stoccaggio e rigassificazione di Al Zour, indicato tra i maggiori al mondo per capacità di import, mentre il Bahrain opera un terminale di ricezione e rigassificazione nell’area di Hidd, a supporto della domanda locale. l’industria LNG resta ancora limitata. Tra i progetti che vengono citati c’è un impianto “mini-LNG” avviato a Kish Island con tecnologia e investimento domestici. Fuori dal Golfo ma dentro l’area di rischio allargato, l’Oman è un tassello di export sul Mar Arabico: la catena LNG ruota sul sito di Qalhat/Sur e su progetti di sviluppo, con una geografia meno dipendente dallo stretto di Hormuz rispetto al Qatar.






