mercoledì, Marzo 4, 2026

Aggressione omofoba, domiciliari per tre diciassettenni

Sono scattate le misure cautelari della permanenza in casa per tre 17enni ritenuti responsabili dell’aggressione omofoba avvenuta nella notte del 14 settembre 2025 in Corso Vittorio Emanuele II, nel centro di Roma. L’ordinanza, eseguita dai carabinieri del Comando stazione Roma Piazza Farnese, è stata emessa il 20 febbraio 2026 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni al termine di un’articolata attività investigativa. I tre giovani erano già stati identificati e denunciati a piede libero. Determinanti per l’individuazione sono stati l’incrocio delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, gli accertamenti bancari sui pagamenti effettuati dal gruppo, gli approfondimenti sui social network, l’ascolto di testimoni e le individuazioni fotografiche. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la violenza sarebbe esplosa in modo del tutto gratuito. La vittima, un ragazzo di 25 anni che stava rincasando da solo, sarebbe stata accerchiata dal gruppo. Uno dei minori gli avrebbe strappato e spezzato un ventaglio che teneva tra le mani, sputandogli poi in viso. Subito dopo sarebbero partiti pugni al volto, alle costole e alla nuca. Una volta caduto a terra, il giovane sarebbe stato colpito ancora, tra insulti e minacce di matrice omofoba.A seguito dell’aggressione il 25enne ha riportato lesioni gravi: trauma cranio-facciale complicato, frattura delle ossa nasali e  contusioni costali, con una prognosi iniziale di 20 giorni. Nel dicembre 2025 è stato inoltre accertato un disturbo post traumatico da stress, con ulteriori 30 giorni di prognosi. Nell’ordinanza il Gip ha evidenziato la particolare gravità delle condotte, poste in essere con finalità di “mera sopraffazione e umiliazione della vittima”, sottolineando profili di pericolosità e una personalità “caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto”, anche alla luce di carichi pendenti per altri reati. Sebbene la Procura avesse richiesto il collocamento in comunità, il Giudice ha disposto la permanenza domiciliare con divieto di allontanamento dalle rispettive abitazioni, ritenendo il contesto familiare idoneo a garantire il rispetto delle prescrizioni e a contenere il rischio di reiterazione. I tre minorenni sono stati affidati ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia. Il Tribunale ha precisato che, in caso di gravi o ripetute violazioni dell’obbligo imposto, potrà essere applicata la misura più afflittiva del collocamento in comunità.

Articoli correlati

 

Ultimi articoli