mercoledì, Marzo 4, 2026

Sono tornati in Italia i 200 studenti bloccati a Dubai. Il governo studia aiuti militari per i Paesi del Golfo

“Siamo arrivati sabato ad Abu Dhabi da Bangkok e stavamo per salire sull’aereo per Roma ma è stato dato lo stop al gate e lo scalo è stato poi subito chiuso: potete immaginare lo stress immediato. Ci hanno comunque trattato ed assistito bene: le Autorità italiane, l’Ambasciata, il Consolato non ci hanno lasciato soli in questi giorni”: A raccontarlo tuno degli italiani rientrati questa sera a Fiumicino, con la famiglia, da Abu Dhabi. “La situazione del conflitto l’abbiamo vissuta in una gabbia dorata di un albergo – ha aggiunto – nonostante la tensione, il saltare dal letto ad esempio alle 2 di notte per gli allarmi, le esplosioni che sentivamo comunque a molta distanza, in aree periferiche o desertiche: gli Emirati arabi si sono dimostrati eccellenti anche da un punto di vista militare, con un efficace sistema di difesa, intercettando gli elementi intrusivi nello spazio aereo. Sapevamo che loro c’erano, anche con gli alert sui telefonini. I boati che sentivamo, sapevamo erano per la nostra protezione”. ”Posso solo dire che hanno lavorato benissimo: il governo degli Emirati con il nostro, l’unità di crisi, la Farnesina, il consolato, gli ambasciatori tutti per per realizzare questo rientro che è stato in sicurezza”. A dirlo è Barbara Poletto, una dei genitori in attesa di suo figlio, in arrivo all’aeroporto di Milano Malpensa con gli altri studenti rimasti bloccati a Dubai a causa del conflitto in Iran. Gli studenti si trovavano a Dubai per partecipare al programma internazionale ‘Ambasciatori del futuro’ con l’associazione Wsc Italia. ”Come vedete voi, il sorriso è ovunque e siamo insomma contenti – ha aggiunto la donna, parlando con i cronisti -. Possiamo solo ringraziare tutti davvero. Le prime ore sono state difficili. Ho provato anche a chiamare subito la Farnesina subito non avendo notizie immediate. Anche quelli della Wsc erano impegnati a ricollocare i ragazzi perché avevano quasi 200 ragazzi da risistemare. Quindi hanno dovuto lavorare un sacco, ma sono stati bravissimi”. La donna ha poi aggiunto che ”man mano che i giorni passavano, vedevano che comunque lì i pericoli non c’erano e quindi ci siamo anche un po’ rasserenati”. Dopo che hanno colpito l’aeroporto di Dubai, ha concluso, ”il primo giorno poi non è più successo nulla perché gli scudi erano molto efficaci. E devo dire che siamo rimasti esterrefatti, ma anche i ragazzi dicevano ‘noi ci sentiamo al sicuro”’. “Alla luce dell’attuale situazione in Medio Oriente, ITA Airways ha deciso di sospendere i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo (incluso il volo AZ809 del 9 marzo) e di estendere fino al 6 marzo la sospensione dei voli da e per Dubai”. E’ quanto si legge sul sito della compagnia  sul quale si ricorda che: “i seguenti spazi aerei non saranno utilizzati fino all’ 8 marzo: Israele, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrain, Dammam e Iran. In aggiunta, lo spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti non sarà utilizzato fino al 6 marzo. Inoltre, per ragioni operative sono sospesi i voli da e per Riyadh dal 2 al 4 marzo”. Circa quattrocento persone si sono date appuntamento questa sera in piazza Castello, a Torino, per un presidio per chiedere al governo di “mettersi subito all’opera per fare tutto il possibile per fermare la guerra in atto in Iran e in tutto il territorio del Medio Oriente”. All’iniziativa ‘Fermiamo la guerra. Per la pace e il diritto dei popoli’, promossa da Acli, Anpi, Arci, Cgil e Associazione Donne Vita e Libertà, hanno partecipato anche altre sigle, tra cui Rifondazione Comunista e Torino per Gaza. “Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran non porteranno libertà: porteranno altra guerra, sofferenza e instabilità in tutto il territorio – spiegano gli organizzatori – E il prezzo di questa guerra, la storia ce lo insegna, ricadrà sulle popolazioni civili”. Durante gli interventi è stato ribadito che fermare la guerra “non viene chiesto solo dalle nostre coscienze, ma anche dall’Articolo 11 della nostra Costituzione”. In piazza erano presenti, con alcuni cartelli, anche cinque cittadini iraniani contrari alla manifestazione. “Sono quattro anni che stiamo morendo, hanno ucciso 90.000 persone solo in due giorni. Nessuno ha fatto nulla. Neanche l’Onu. Ora Stati Uniti e Israele stanno aiutando – ha detto Mitra, 39 anni, in Italia da cinque – Questa non è una guerra, è un aiuto militare per liberare gli iraniani, per fare cadere un regime terroristico che sta uccidendo le persone”. “Io sono in Italia da sola – ha continuato – È da cinque anni che non riesco a tornare nel mio Paese. Non sono riuscita a vedere la mia famiglia, i miei amici. Adesso l’unica soluzione che abbiamo è questo aiuto militare. I manifestanti che sono qui non rappresentano il popolo iraniano. Dov’erano quando noi stavamo morendo?” “Non possono decidere per gli iraniani. Siamo noi iraniani che dobbiamo decidere per il nostro Paese e noi diciamo che siamo d’accordo con questo aiuto militare”, ha concluso Mitra.

 

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