giovedì, Aprile 16, 2026

Il Papa in Camerun: “La pace non è uno slogan, non sia fondata su minacce e armi”

Un viaggio, il terzo del Pontificato e il secondo del 2026, che si annuncia storico, attraverso la ricchezza e la diversità del Continente africano: è quello che compirà da domani Papa Leone XIV, visitando l’Algeria, il Camerun, l’Angola e la Guinea Equatoriale. Quattro Stati, quattro mondi con realtà e tradizioni differenti e complessi, dove politica, religione, economia e culture locali si intrecciano in modi sorprendenti e spesso drammatici. Quattro Paesi nei quali è forte l’influenza della Cina presente nel quadro economico e nei quali vi è la massiccia presenza delle chiese indipendenti, ossia comunità religiose non affiliate alle grandi confessioni storiche riconosciute dallo Stato. Tra i temi che il Pontefice toccherà, il ruolo dei giovani, delle religioni, dei governanti e delle donne per costruire la pace, ma anche il ricordo dei martiri, il ruolo della cultura, la sfida della convivenza e il rischio dello sfruttamento delle risorse. “Papa Leone XIV non è solo il pastore del gregge cattolico romano in tutto il mondo, ma un simbolo di coraggio morale e chiarezza in un’epoca in cui tali bussole sono sempre più necessarie. La sua voce è una di quelle che gli europei, di tutte le fedi e non (solo, Ndr), ascoltano, apprezzano e rispettano”. Lo osserva su X Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo. “A nome del Parlamento, ho contattato la Santa Sede per riaffermare il nostro invito affinché il Santo Padre si rivolga a una prossima Sessione Plenaria del Parlamento”, rivela Metsola, che poi auspica: “Speriamo di accoglierlo nel prossimo futuro e di ascoltare il suo messaggio per l’Ue”. Il Pontefice, visitando l’orfanotrofio Ngul Zamba retto dalle suore Figlie di Maria, sottolinea: “In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere”. “Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace”. Lo osserva il Papa che rimarca: “Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali”. Il Pontefice, parlando a Yaoundé in Camerun, si rivolge così alle autorità del Paese con una popolazione di 30,4 milioni di persone: “Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”. Leone XIV ricorda che alcune zone del Camerun sono funestate da “tensioni” e “violenze” che “hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite”. “Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace”. Sono le prime parole del Papa in Camerun, nell’incontro con le autorità al Palazzo dei Congressi. Sottolineando l’importanza di guardare sempre al “bene comune”, Leone XIV constata che in questo tempo “la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente”.Il pontefice esclama: “Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È  mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo”.

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