Un viaggio, il terzo del Pontificato e il secondo del 2026, che si annuncia storico, attraverso la ricchezza e la diversità del Continente africano: è quello che compirà da domani Papa Leone XIV, visitando l’Algeria, il Camerun, l’Angola e la Guinea Equatoriale. Quattro Stati, quattro mondi con realtà e tradizioni differenti e complessi, dove politica, religione, economia e culture locali si intrecciano in modi sorprendenti e spesso drammatici. Quattro Paesi nei quali è forte l’influenza della Cina presente nel quadro economico e nei quali vi è la massiccia presenza delle chiese indipendenti, ossia comunità religiose non affiliate alle grandi confessioni storiche riconosciute dallo Stato. Tra i temi che il Pontefice toccherà, il ruolo dei giovani, delle religioni, dei governanti e delle donne per costruire la pace, ma anche il ricordo dei martiri, il ruolo della cultura, la sfida della convivenza e il rischio dello sfruttamento delle risorse. “Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia”. E’ duro Papa Leone XIV nel suo discorso nella Cattedrale di San Giuseppe nella città di Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, la sua ultima tappa di un tour africano storico in quattro nazioni, che è l’epicentro di un’insurrezione separatista di lingua inglese che dura da quasi un decennio e che ha causato migliaia di vittime (secondo l’Onu, dal 2016 sono state uccise almeno 6.000 persone). “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”, ha detto ancora il pontefice mentre continua la sua guerra verbale con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che si è scontrato con il primo papa americano degli ultimi tempi, contestando le critiche del Papa alla guerra in Medio Oriente. Trump ha sferrato ieri un nuovo attacco nei commenti ai giornalisti, affermando che il papa può dire ciò che vuole sulle questioni internazionali, ma deve comprendere le realtà di un “mondo crudele”. Il Pontefice, parlando a Yaoundé in Camerun, si rivolge così alle autorità del Paese con una popolazione di 30,4 milioni di persone: “Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”. Leone XIV ricorda che alcune zone del Camerun sono funestate da “tensioni” e “violenze” che “hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite”. “Papa Leone XIV non è solo il pastore del gregge cattolico romano in tutto il mondo, ma un simbolo di coraggio morale e chiarezza in un’epoca in cui tali bussole sono sempre più necessarie. La sua voce è una di quelle che gli europei, di tutte le fedi e non (solo, Ndr), ascoltano, apprezzano e rispettano”. Lo osserva su X Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo. “A nome del Parlamento, ho contattato la Santa Sede per riaffermare il nostro invito affinché il Santo Padre si rivolga a una prossima Sessione Plenaria del Parlamento”, rivela Metsola, che poi auspica: “Speriamo di accoglierlo nel prossimo futuro e di ascoltare il suo messaggio per l’Ue”. Rispondendo al vicepresidente Usa, J.D. Vance, che aveva affermato che proprio la tradizione cattolica della guerra giusta mette Washington nel giusto con l’Iran, i vescovi statunitensi ricordano: “Un principio costante della tradizione millenaria” della Chiesa “è che una nazione può legittimamente impugnare la spada solo ‘per legittima difesa, quando tutti gli sforzi di pace sono falliti’”, secondo quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica”. Come precisano gli stessi vescovi, “per essere una guerra giusta deve essere una difesa contro un altro che conduce attivamente la guerra, che è ciò che il Santo Padre ha effettivamente affermato”. Il Pontefice, visitando l’orfanotrofio Ngul Zamba retto dalle suore Figlie di Maria, sottolinea: “In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere”. “Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace”. Lo osserva il Papa che rimarca: “Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali”.
Il Papa in Camerun: “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni”






