sabato, Maggio 16, 2026

Trump: “Teheran non ha alternative ad accordo, no alla proroga della tregua”. Khamenei autorizza negoziati in Pakistan

Donald Trump ha affermato di non voler prolungare il cessate il fuoco con l’Iran. “Non voglio farlo. Non abbiamo così tanto tempo” ha detto il presidente americano in un’intervista telefonica con Cnbc. “Con l’Iran vogliamo un buon accordo, non mi faccio mettere fretta” ha aggiunto il presidente, ribadendo che gli Stati Uniti hanno “completamente vinto la guerra. Se lasciassimo ora, a Teheran ci vorrebbero 20 anni per ricostruire”. Il capo della Casa Bianca quindi ha criticato i media e ha detto: “Avrei vinto in Vietnam e in Iraq rapidamente. Guardate al Venezuela”. L’esercito Usa è “pronto” a bombardare di nuovo l’Iran in caso non si raggiunga un accordo, conferma il capo della Casa Bianca. “Il blocco navale in Iran è stato un successo incredibile” ha commentato Trump nell’intervista telefonica con Cnbc. I mediatori guidati dal Pakistan hanno ricevuto conferma che i principali negoziatori, il vicepresidente statunitense J.D. Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, arriveranno a Islamabad nelle prime ore di mercoledì (quando in Italia forse sarà ancora martedì, ndr) per guidare le rispettive squadre nei colloqui: lo scrive l’Ap sul proprio sito citando due funzionari della regione. Né gli Stati Uniti né l’Iran hanno confermato pubblicamente la data dei colloqui, e la televisione di Stato iraniana ha negato la presenza di alcun funzionario nella capitale pakistana. Un accordo con l’Iran sembrava vicino poi Donald Trump ha iniziato a fare quello che i suoi consiglieri gli hanno rimproverato più volte, ovvero negoziare tramite i media e i social media, dichiarando che Teheran aveva accettato di consegnare l’uranio arricchito e che la guerra era vicina alla fine. Dichiarazioni smentite dall’Iran che stanno complicando le trattative. Secondo quanto riporta Cnn, alcuni consiglieri del presidente hanno ammesso che i suoi commenti pubblici stanno danneggiando i negoziati e aumentando la sfiducia dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti. “Gli iraniani non hanno gradito che il presidente conducesse i negoziati tramite i social media, facendo apparire alcuni punti dell’intesa già approvati anche se non si è ancora trovata un’intesa” ha raccontato una fonte a Cnn. La priorità per Trump è quella di un accordo che non somigli a quello siglato sul nucleare da Barack Obama. I negoziatori sperano nel raggiungimento di un’intesa di massima che possa condurre nelle prossime settimane a colloqui più dettagliati e specifici su un accordo. Un approccio che, comunque, non convince alcuni all’interno dell’amministrazione, che temono che l’Iran prolunghi le trattative per guadagnare tempo. Il sito Axios annuncia ora che il vicepresidente americano JD Vance partirà oggi (martedì) per partecipare ai negoziati di Islamabad con l’Iran. La notizia confermerebbe che Vance è al momento ancora negli Stati Uniti e contraddice le parole di Donald Trump, secondo cui Vance era già in viaggio. Incerta per ora la presenza dei negoziatori iraniani. In linea d’aria 11-15 mila chilometri separano Islamabad da Washington. Una distanza che richiede per i voli civili non meno di 18 ore. Tuttavia il vicepresidente americano, JD Vance, che dovrebbe salire a bordo dell’Air Force 2 nelle prossime ore impiegherà probabilmente meno di 15 ore. In ogni caso sarà corsa contro il tempo per arrivare nella capitale del Pakistan prima dello scadere del cessate il fuoco, fissato mercoledì sera. Molto diversa è invece la distanza tra Teheran e Islamabad, separate da circa duemila chilometri. Un volo diretto dura tra le 2 e le 3 ore. Questo rende lo sforzo per la delegazione iraniana molto meno gravoso e permette di poter scegliere se partecipare o no anche all’ultimo minuto. Recuperare l’uranio iraniano dopo gli attacchi statunitensi sarà “lungo e difficoltoso”. Lo ha scritto il presidente statunitense Donald Trump su Truth aggiungendo che “l’operazione Martello di mezzanotte è stata una completa e totale distruzione dei siti di polveri nucleari in Iran”. “Pertanto – ha aggiunto – riportarli alla luce sarà un processo lungo e difficoltoso”. Donald Trump intende applicare una legge sulla sicurezza nazionale risalente all’epoca della Guerra Fredda per potenziare la produzione interna di carburanti ed energia elettrica in un momento in cui la guerra contro l’Iran ha fatto salire i prezzi dell’energia alle stelle. Lo riferisce un alto funzionario della Casa Bianca ad Axios. Il ‘Defense Production Act’, varato nel 1950, conferisce ai presidenti il potere di rafforzare la produzione industriale privata di materiali e le catene di approvvigionamento ritenuti vitali per la sicurezza degli Stati Uniti. Sia il tycoon che Joe Biden l’hanno utilizzata in passato. “Trump, con l’imposizione del blocco e la violazione del cessate il fuoco, vuole trasformare questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per rivelare nuove carte sul campo di battaglia”. Lo scrive sui social il presidente del parlamento iraniano e negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf. I “responsabili americani” vogliono “la resa dell’Iran”, ma “il popolo iraniano non si piega alla forza”. Lo ha scritto su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. “L’aderenza agli impegni”, ha sottolineato, “è la logica che orienta ogni tipo di dialogo. Oltre alla profonda diffidenza storica in Iran nei confronti del passato comportamento e delle azioni del governo degli Stati Uniti, l’approccio non costruttivo e contraddittorio dei responsabili americani negli ultimi giorni contiene un messaggio amaro: essi vogliono la resa dell’Iran. Il popolo iraniano non si piega alla forza

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