mercoledì, Aprile 22, 2026

Eurostat stima deficit-Pil Italia al 3,1% nel 2025, resta la procedura per il deficit eccessivo

I dati definitivi sono arrivati: l’Eurostat stima il rapporto deficit-Pil dell’Italia al 3,1% per il 2025. E, con questo valore, superiore al 3%, sembra quindi escludersi una uscita del nostro Paese dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, all’esame dalla Commissione Ue a inizio giugno nell’ambito del Semestre europeo. Intanto, il Cdm che si è riunito oggi, ha dato il via libera al Documento di finanza pubblica 2026. L’Eurostat vede il debito dell’Italia in salita al 137,1% del Pil nel 2025, rispetto al 134,7% del 2024. Resta il secondo debito rispetto al Pil nella Ue alle spalle della Grecia, che si attesta in calo al 146,1% del Pil (dal 154,2%). Sotto i valori dell’Italia il debito della Francia, in aumento al 115,6 del Pil (dal 112,6%). Le stime sull’Italia sono state confermate anche dall’Istat. E, secondo quanto trapelato, già ieri pomeriggio era stato lo stesso ministro dell’Economia Giorgetti, in una riunione a Via XX Settembre con vice e sottosegretari, a spiegare che le speranze di abbattere il disavanzo sotto al 3%, e di uscire quindi con un anno di anticipo dalla procedura Ue, si sarebbero infrante. A livello generale, secondo i dati Eurostat, il debito pubblico nell’Area Euro scende al 2,9% del Pil nel 2025 dal 3% del 2024, mentre nell’Unione europea resta stabile al 3,1%. Nel 2025 quasi tutti gli Stati membri registrano un deficit, con l’eccezione dei surplus registrati da Cipro (+3,4%), Danimarca (+2,9%), Irlanda (+1,8%), Grecia (+1,7%) e Portogallo (+0,7%). I disavanzi più elevati si registrano in Romania (-7,9%), Polonia (-7,3%), Belgio (-5,2%) e Francia (-5,1%). Undici Paesi, tra cui l’Italia, restano sopra la soglia del 3% del Pil. Sul fronte del debito, 12 Stati membri superano il 60% del Pil. I livelli più bassi si registrano in Estonia (24,1%), Lussemburgo (26,5%), Danimarca (27,9%), Bulgaria (29,9%), Irlanda (32,9%), Svezia (35,1%) e Lituania (39,5%). Tra i livelli più elevati dopo Grecia (146,1%), Italia (137,1%) e Francia (115,6%), figurano Belgio (107,9%) e Spagna (100,7%). La procedura, che ad oggi riguarda altri nove Paesi oltre all’Italia, espone a raccomandazioni per il rientro del deficit, oltre al contenimento della spesa, e limita l’accesso ad alcuni fondi comunitari. L’uscita dall’iter consentirebbe, in particolare, di attivare la clausola di salvaguardia che permette di escludere gli investimenti nella Difesa dalla spesa pubblica netta. Per l’Italia si parla di circa 12 miliardi nei prossimi tre anni. In assenza di questa clausola, rispettare gli impegni presi con la Nato diventa più complesso. L’Eurostat ha precisato che, per scendere sotto il 3% del Pil, secondo le regole di arrotondamento, il deficit deve essere inferiore al 2,95%. Dalla Commissione europea era trapelato tuttavia che sarebbe potuto bastare anche un 2,99%, poiché la valutazione non si limita al dato arrotondato e tiene conto anche di altri fattori, tra cui le prospettive future. La decisione finale comunque sarà presa con il Pacchetto di primavera atteso per il 3 giugno.

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