Cosa accade quando un premio letterario diventa lo specchio di un Paese? La risposta arriva dal Macro di Roma, che dal 29 aprile ospita ‘Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega’. La mostra, curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, non è una semplice retrospettiva, ma un’analisi stratificata del riconoscimento che dal 1947 a oggi ha scandito, quasi come un sismografo, i mutamenti culturali e linguistici dell’Italia. Ideato e realizzato dalla Fondazione Bellonci e Strega, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dell’Azienda Speciale Palaexpo, il progetto è il risultato di un lavoro corale che ha coinvolto partner istituzionali e privati, tra cui BPER Banca, Persol e la Camera Nazionale della Moda Italiana. L’esposizione si articola in due momenti complementari, uniti da un allestimento rigoroso firmato dallo studio di architettura Supervoid, con la grafica di Caneva-Nishimoto. La dimensione pubblica: La sala principale ospita la “biblioteca ideale” del Premio. Oltre mille volumi — dall’edizione del 1947 fino alla settantanovesima — sono disposti in una sequenza cronologica che intreccia vicende editoriali, protagonismi e narrazioni mediatiche. Lungo il perimetro corre un “nastro fotografico” ininterrotto che mette in scena la drammaturgia e i rituali “spettacolari” delle votazioni, rendendo visibile il peso sociale che il premio ha sempre esercitato. La dimensione intima: Al centro della sala, un diorama ricostruisce il Salotto Bellonci. Varcare questa soglia significa accedere a un luogo leggendario: quella “casa foderata di libri” che Maria Bellonci intendeva non solo come salotto letterario, ma come un vero e proprio “dispositivo relazionale”. Qui, tra oggetti e opere originali, viene rievocato il laboratorio creativo dove scrittori, editori e artisti hanno dato vita alla storia del Premio. Un elemento distintivo dell’esperienza è il volumetto delle didascalie. Pensato come un libro tascabile da conservare, questo oggetto non è un semplice supporto informativo, ma parte integrante della fruizione della mostra. Attraverso brevi testi, accompagna il visitatore nella comprensione dei fatti salienti di ogni anno, trasformando la lettura in un gesto che richiama quello dei giurati dello Strega. La mostra non dimentica le origini: il Premio nasce nel dopoguerra dal sodalizio tra la scrittrice Maria Bellonci e il mecenatismo di Guido Alberti, produttore del liquore Strega. L’intuizione fu di creare una giuria vasta e democratica: il gruppo degli “Amici della domenica”. Ancora oggi, questo nucleo — insieme a una vasta platea di lettori — decreta il vincitore attraverso le due votazioni che, da giugno a luglio, catalizzano l’attenzione del mondo culturale. «Varcare la soglia di Casa Bellonci», spiegano i curatori, «ha significato accedere a un luogo che è parte costitutiva dell’immaginario culturale italiano». Con questa mostra, quel laboratorio creativo smette di essere un luogo privato per diventare, finalmente, un percorso espositivo che invita a sfogliare, anno dopo anno, la storia stessa della nostra letteratura.







