giovedì, Maggio 7, 2026

In Vaticano l’atteso incontro tra Papa Leone e il Segretario di Stato Usa Rubio

La Chiesa è dalla parte delle vittime della guerra: lo ribadisce Papa Leone alla vigilia dell’atteso faccia a faccia con il Segretario di Stato americano Marco Rubio, oggi a Roma per quello che diverse fonti annunciano come un colloquio “franco e diretto”. Rubio è atteso alle 11.15 nel Cortile di San Damaso per poi essere accompagnato da Papa Leone per l’udienza fissata alle 11.30. Sulla carta è atteso un colloquio di mezz’ora (alle 12 il Papa ha già un altro impegno in agenda) ma anche il tempo che durerà effettivamente ei toni delle dichiarazioni potranno essere una chiave di lettura. Papa Leone XIV, nel corso dell’udienza generale del mercoledì, è tornato sul tema dei conflitti nel mondo. La Chiesa, ha detto Prevost, “è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito”. E la guerra in Medio Oriente, gli attacchi al Libano, come pure il conflitto in Ucraina sono tra i temi su cui il Pontefice più volte ha richiamato l’attenzione, invocando la pace. Il viaggio di Rubio si inserisce che riguarda i rapporti tra Stati Uniti ed Europa in una fase di forte pressione geopolitica. La visita a Roma del Segretario di Stato Usa – oggi in Vaticano e domani a Palazzo Chigi- viene letta come un tentativo di consolidare il fronte occidentale su più dossier, dal Medio Oriente alla sicurezza energetica, fino alle crisi umanitarie. In questo quadro, l’Italia è considerata un interlocutore chiave, sia per il suo ruolo nel Mediterraneo sia per la presenza sul terreno in Libano. Ad anticipare i temi dell’incontro è stato il Segretario di Stato del Vaticano, cardinale Pietro Parolin, che a margine di un evento ha affermato: “Ascolteremo, l’iniziativa è partita da loro. Immagino che si parlerà di tutto quello è successo in questi giorni, ma sì parlerà anche di conflitti, di America Latina e immagino anche di Cuba”. Attualità, dunque centrale, con, magari, una prospettiva sul futuro delle relazioni tra Usa e Santa Sede perché se è vero che “è prematuro” ipotizzare un possibile colloquio tra Trump e Leone XIV, è altrettanto vero, ha rimarcato Parolin, che “il Santo Padre è aperto a tutte le cose, non si è mai tirato indietro di fronte a nessuno. Quindi se ci fosse l’offerta anche o la richiesta di un dialogo diretto con il Presidente Trump immagino che non avrebbe nessuna difficoltà per accettarlo” anche perché “non si può prescindere dagli Stati Uniti” e “nonostante qualche difficoltà che c’è, loro rimangono, certamente, un interlocutore per la Santa Sede”. Il porporato ha poi detto la sua proprio sugli attacchi di Trump a Leone: “Il Papa fa quello che deve fare il Papa e quindi, attaccarlo in questa maniera o rimproverare quello che fa mi pare un po’ strano”. Papa Leone si è detto fiducioso rispetto a questo appuntamento auspicando “apertura” e “comprensione” reciproca. Ma la linea resta sempre quella: la Chiesa “legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando” la pace, ha detto ieri mattina all’udienza generale parlando dei documenti del Concilio Vaticano II ma il tono della catechesi è in linea pienamente con quanto sta accadendo a livello internazionale. Il Vaticano sembra volere rimettere al centro anche l’Europa restituendole quel ruolo sullo scenario internazionale che nelle ultime vicende sembrava affievolito. I vescovi francesi hanno annunciato un possibile viaggio di Papa Leone nel loro paese a fine settembre. Si tratterebbe del terzo viaggio in Europa nel giro di pochi mesi, dopo quello nel Principato di Monaco e quello annunciato per giugno in Spagna. Nel recente incontro con gli europarlamentari del Ppe, Leone ha citato i fondatori dell’Europa, tra i quali Alcide De Gasperi, invitando i politici a rifuggire da “elitismi” e “populismi”. E sulla scia di tali dichiarazioni Parolin ha sottolineato: “Oggi in Europa si sente brandire una parola, remigrazione, che di cristiano ha ben poco”.

 

 

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