martedì, Maggio 12, 2026

Sequestri e torture per un borsone da un milione

Dalle prime ore della mattina i carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Ostia stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma nei confronti di sei persone, tre uomini e tre donne. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di sequestro di persona a scopo di estorsione ed estorsione aggravata dall’uso delle armi e dall’azione in più persone riunite. Secondo quanto emerso dalle indagini, all’origine della spirale di violenza ci sarebbe la sparizione di un borsone, affidato inizialmente ad alcune delle vittime e che, secondo le rivendicazioni del gruppo, avrebbe contenuto denaro contante e orologi di lusso per un valore superiore al milione di euro, ritenuti di probabile provenienza illecita. Le indagini della Procura e dei carabinieri hanno documentato quattro sequestri di persona a scopo estorsivo e un tentato  sequestro avvenuti tra luglio e novembre 2025. Le vittime sarebbero state prelevate con la forza in strada, segregate in appartamenti o ruderi e sottoposte a minacce, pestaggi e torture per ottenere informazioni utili a recuperare il contenuto del borsone. Le violenze sarebbero state compiute utilizzando pistole, cesoie, martelli, mazze da baseball, mazzette di gomma e materiale ustionante. Il gruppo avrebbe inoltre organizzato attentati intimidatori con bombe carta collocate sulle auto o vicino alle abitazioni dei parenti delle vittime, fino all’incendio doloso che nella notte del 30 novembre 2025 ha distrutto completamente un’auto. Gli investigatori parlano di un clima di forte omertà e terrore, che avrebbe spinto alcune vittime a lasciare Roma e trasferirsi temporaneamente in altre regioni per paura di nuove ritorsioni. L’inchiesta si è sviluppata attraverso analisi incrociate dei dati telefonici e telematici, copie forensi degli smartphone utilizzati dalle vittime e  acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Il gip ha disposto il carcere per tre uomini ritenuti esecutori materiali delle violenze più gravi, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per una donna e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri due presunti complici.

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