Fino a fine maggio bisogna stare con gli occhi aperti ma non c’è un allarme tale per cui bisogna essere preoccupati: se è giusto che le autorità sanitarie siano vigili è anche vero che l’hantavirus non è mutato e sono rari i focolai epidemici anche se purtroppo è molto aggressivo. Il medico epidemiologo Gianni Rezza ragiona sui rischi e sulle possibili mutazioni dell’hantavirus. “Abbiamo avuto la conferma dei medici dello Spallanzani che la signora argentina ricoverata nel nostro reparto non ha l’Hantavirus e ci siamo rasserenati, perché questo virus, come si sa, ha una serie di complicazioni che possono peggiorare di molto il quadro clinico e perché al momento non esistono vaccini”. Lo dice Giovanni Francesco Pellicanò direttore dell’unità operativa complessa Malattie Infettive, del Policlinico “G. Martino”, di Messina dove è ricoverata la paziente argentina.
“La signora ha 49 anni ed ha una polmonite”, continua Pellicanò, “ora che abbiamo escluso l’Hantavirus dopo che ieri abbiamo mandato un campione biologico allo Spallanzani e loro hanno fatto l’esame, dobbiamo capire da quale batterio o virus nasce la polmonite e agire di conseguenza. Comunque la signora risponde bene ai farmaci e la sua situazione è in netto miglioramento, ora non è più in isolamento e potrà rivedere al più presto il compagno e la figlia”. “La paziente”, prosegue, “non faceva parte della famosa crociera incriminata e non era proveniente nemmeno da nessuno dei voli sospetti. Tuttavia appena ci siamo accertati che provenisse da Santa Fe in Argentina dove è parecchio diffuso l’Hantavirus abbiamo voluto fare ulteriori esami con i medici dello Spallanzani, con i quali eravamo in contatto”. La donna ha preso nei giorni scorsi un volo da Buenos Aires diretto a Roma e poi ha visitato gran parte d’Italia, scendendo verso sud e passando da Napoli, Salerno, la costiera amalfitana e quella sorrentina, arrivando poi in Sicilia a Messina. Qui si è sentita male con astenia e stato febbrile e si è recata al pronto soccorso del Policlinico. I medici hanno riscontrato con una tac la polmonite e l’hanno ricoverata. “Il piano pandemico 2025-2029 funziona? Si’, lo sta dimostrando in questi giorni”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al question time in aula alla Camera, rispondendo a una interrogazione in merito ai rischi di diffusione dell’Hantavirus in Italia e all’efficacia del nuovo piano pandemico e del Servizio sanitario nazionale rispetto alla possibile evoluzione dei contagi. “Il Piano e’ stato approvato ad aprile 2026 dalla Conferenza Stato-Regioni dopo un confronto costruttivo con le Regioni stesse – ha spiegato Schillaci – a differenza del precedente permette risposte calibrate su scenari diversi. Le reti previste dal Piano si sono attivate in modo coordinato. Non è stato un esercizio teorico. E’ stata una risposta concreta, tempestiva, proporzionata”. “Il ministero continua a monitorare costantemente l’evoluzione del quadro epidemiologico internazionale”, ha garantito il ministro, “emaneremo ulteriori indicazioni se e quando le evidenze scientifiche lo richiederanno comunicando con tempestivita’ e trasparenza come abbiamo fatto finora”. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) non esclude nuovi casi di Hantavirus tra i passeggeri della nave da crociera Hondius in quarantena a causa del lungo periodo di incubazione del virus. “Questa situazione rappresenta un focolaio molto complesso a causa delle numerose incertezze e del coinvolgimento di 23 nazionalità” ha spiegato la direttrice dell’Ecdc Pamela Rendi-Wagner. “A causa di molte di queste incertezze e soprattutto del lungo periodo di incubazione del virus Andes, fino a sei settimane, l’Ecdc ha costantemente adottato un approccio precauzionale fin dall’inizio dell’epidemia.
Con i passeggeri sbarcati di recente risultati positivi al test negli ultimi giorni, il nostro approccio si è dimostrato corretto. Ed è importante sottolineare che, a causa del lungo periodo di incubazione, è ancora possibile che si verifichino altri casi tra i passeggeri attualmente in quarantena: non può essere escluso” ha aggiunto. Lo Spallanzani di Roma, il Sacco di Milano e il Cotugno di Napoli. Sono i 3 ospedali dedicati alle malattie infettive che in caso di emergenza dovuta all’Hantavirus sarebbero in prima linea, seguiti da una “rete infettivologica sul territorio pronta ad affrontare qualsiasi emergenza”, Lo spiega il direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova e presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva Matteo Bassetti sottolineando però che esiste una situazione molto diversificata poiché con con “21 sistemi sanitari regionali diversi ognuno va per la propria strada”.
“Negli ultimi anni abbiamo fatto molto per rafforzare i reparti di malattie infettive – spiega Bassetti – . Ci sono realtà come gli istituti e centri di riferimento come lo Spallanzani, il Sacco e il Cotugno. E poi in ogni regione ci sono ospedali con reparti di malattie infettive che, pur se integrati con altre specialità, sono dotati di strutture ad alto isolamento e aree separate rispetto agli altri pazienti”. Al San Martino di Genova, per esempio, c’è “forse il più grande padiglione di malattie infettive all’interno di un policlinico generalista. Ma sono di altissimo livello anche i reparti del Niguarda, del San Raffaele, il Policlinico di Bari, quello di Palermo e tanti altri. Esiste quindi una rete ampia di strutture dedicate – aggiunge – costruite anche grazie alla legge sull’Aids tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90”.
Hantavirus, Ecdc: “Virus non è mutato”, negativi primi test eseguiti in Italia







