Un lavoro che assomiglia a quello di un restauratore, ma al posto di pennelli e pigmenti ci sono frequenze sonore, software di analisi e ore trascorse ad ascoltare frammenti di registrazioni. È l’attività del perito fonico forense, una figura sempre più centrale nelle grandi inchieste giudiziarie, dove una sillaba, una pausa, una vocale appena percettibile o il tono con cui una frase viene pronunciata possono assumere un peso decisivo nella ricostruzione dei fatti. Un lavoro fatto di pazienza, precisione e interpretazione tecnica, nel quale il contesto diventa spesso importante quanto la parola stessa. A raccontarlo è Marco Perino, consulente fonico che nel corso degli anni ha lavorato su alcuni dei casi più discussi della cronaca italiana, dalle analisi per la famiglia di Emanuela Orlandi alle consulenze per la Procura nell’inchiesta sull’omicidio di Pierina Paganelli, passando anche per gli audio legati alla Strage di Erba. Tra i casi più delicati sui quali si concentra l’attenzione in queste settimane vi sono anche le intercettazioni relative al Delitto di Garlasco, un fascicolo che continua a suscitare interesse pubblico e investigativo. In questo ambito, l’analisi fonica non si limita a trascrivere ciò che viene pronunciato, ma prova a restituire significato ai dettagli più impercettibili. Perino spiega come l’attività richieda una ricostruzione minuziosa del contesto sonoro: rumori di fondo, sovrapposizioni di voci, qualità dell’audio e condizioni ambientali possono influenzare l’interpretazione finale. Anche una singola vocale può assumere un significato diverso a seconda dell’inflessione, del momento e delle circostanze in cui viene pronunciata. Un elemento apparentemente insignificante può così modificare la lettura complessiva di un’intercettazione. Nel lavoro del consulente fonico entrano in gioco sofisticati strumenti di elaborazione del suono, analisi spettrografiche e simulazioni che consentono di ricostruire scenari acustici complessi. Tra queste, anche la simulazione di un soliloquio in auto, utile per comprendere come una voce possa modificarsi in uno spazio ristretto, con rumori esterni, vibrazioni del mezzo e caratteristiche ambientali che alterano la percezione di parole e toni. Una disciplina altamente specialistica che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nelle indagini giudiziarie e che continua a lavorare su un confine sottile: quello tra scienza, tecnologia e ricerca della verità.
Delitto di Garlasco, l’esperto: “Ecco come si puliscono le intercettazioni”







