“Questa è l’ultima cosa che mi sarei aspettato. Avevi detto che sarebbe stata una serata speciale, ma non immaginavo che sarebbe stata così. Questo è un momento che mi riempie di umiltà. Quindi grazie, Terry, dal profondo del mio cuore”. Così un emozionato John Travolta ha ringraziato per la Palma d’onore e sorpresa che ha ricevuto dal delegato generale Thierry Fremaux prima della proiezione a Cannes del suo primo film da regista, Volo notturno per Los Angeles, che l’attore ha definito Il mio “film più personale”.
Quando “ti ho incontrato a novembre – ha aggiunto Travolta, arrivato in smoking nero e basco bianco, rivolgendosi a Fremaux – non mi aspettavo minimamente che il mio film venisse accettato. E quando Thierry ha detto che stavo facendo la storia non solo perché sarebbe stato il primo film in assoluto ad essere accettato così presto, ho pianto come un bambino. Perché non potevo crederci, perché secondo me sei la persona più perspicace dell’industria cinematografica”. A introdurre l’ingresso dell’interprete di Grease era stato un filmato con le sue più importanti interpretazioni, da La febbre del sabato sera a The thinred line. “Ho fatto cinema per la maggior parte della mia vita, l’85% della mia vita, quindi è stato davvero bello vedere questo” ha sottolineato Travolta, che come attore si definisce “semplicemente un voyeur, un osservatore della vita. È quello che ho fatto fin da quando ero un bambino. Quello che vedrete nel film è semplicemente la mia prospettiva su ciò a cui ho assistito. E’ è la cosa più personale che abbia mai fatto, questo film che state per vedere”. Volo notturno per Los Angeles – presentato in Cannes Premiere e in arrivo il 29 maggio su Apple tv – è l’adattamento dell’omonimo libro per bambini, pubblicato nel 1997 dalla star di Hollywood, appassionato di aviazione fin da piccolo pilota professionista di grande esperienza. Un volume, ispirato ai ricordi d’infanzia dell’attore, dal suo primo volo in aereo alle persone e alle storie indimenticabili che ha raccolto nel corso degli anni, un viaggio personale quello dell’attore nel quale ha coinvolto anche la figlia, Ella Blue, interprete di una delle hostess. Il film è una dichiarazione d’amore all’aviazione, passione che l’attore coltiva fin da bambino, quando passava ore a osservare i decolli dall’aeroporto ‘LaGuardia’ di New York. Ha iniziato a volare a 15 anni, ottenuto la prima licenza a 22 e accumulato oltre 9.000 ore di volo, pilotando aerei anche in due suoi film: ‘Senti chi parla’ (1989) e ‘Nome in codice: Broken Arrow’ (1996). Quasi trent’anni fa, questa passione lo spinse a scrivere e illustrare un libro per il figlio Jett, morto nel 2009 a 16 anni durante una vacanza alle Bahamas sbattendo la testa in seguito a una crisi epilettica. Jett, primogenito di Travolta e Kelly Preston (morta nel 2020 a causa di un cancro), era autistico e soffriva della sindrome di Kawasaki, una condizione che la coppia aveva tenuto riservata fino alla sua morte. Diversi media internazionali hanno ricordato come Scientology – di cui Travolta ha fatto parte per oltre quarant’anni – non riconosca i disturbi neurologici né il loro trattamento farmacologico. E proprio nel 2009, circolarono voci di un suo allontanamento dall’organizzazione, mentre l’attore, in più occasioni, ha ringraziato la ‘chiesa’ per il sostegno ricevuto dopo la perdita del figlio. Il distacco definitivo sarebbe arrivato dopo la morte della moglie. “Diverse persone volevano dirigere e produrre questo film, ma mi chiedevo: riuscirebbero davvero a cogliere ciò che ho vissuto da bambino?”, ha raccontato a ‘Entertainment Weekly’. “Sarebbe stato un bel film, certo, ma gli sarebbe mancato qualcosa. Qualcuno avrebbe potuto realizzare ‘The Fabelmans’ senza la prospettiva di Spielberg?”. Il progetto ha preso forma grazie ai suoi risparmi: “Alla fine degli Anni 90 volevo farlo, ma gli impegni da attore mi allontanavano. E se qualcun altro lo finanzia, resti vincolato alla sua visione. Così ho deciso di produrlo da solo”. ‘Volo notturno per Los Angeles’ – in parte autobiografico – nasce dai ricordi del suo primo volo nel 1962, esperienza che ha acceso una passione destinata a durare tutta la vita. Nel film, il giovane Jeff (interpretato dall’esordiente Clark Shotwell) guarda la madre Helen (Kelly Eviston-Quinnett) durante il decollo e dice: “Non posso credere di stare volando”, esattamente la frase che Travolta pronunciò da bambino. Nel cast c’è anche sua figlia Ella Bleu. “Lavorare con lei è stata la gioia più grande della mia vita. È un’attrice straordinaria e non vedevo l’ora di mostrarla così come l’avevo immaginata. Certo, è mia figlia, ma guardandola recitare penso davvero che sia nata una stella”. Quanto a un secondo film da regista, Travolta non esclude nulla: “Tornerò dietro la macchina da presa solo se un progetto mi colpirà quanto questo”,
Festival di Cannes, John Travolta riceve la Palma d’onore a sorpresa: “Mi riempie di umiltà”







