sabato, Maggio 16, 2026

Ladispoli, sala gremita per “Caccia ai nazisti”: il libro di De Paolis riaccende la memoria delle stragi e della giustizia negata

Posti esauriti, pubblico in piedi e una platea composta da rappresentanti delle forze armate, delle forze dell’ordine, dell’avvocatura cittadina e delle associazioni del territorio hanno fatto da cornice alla presentazione del libro “Caccia ai nazisti” (Rizzoli) di Marco De Paolis, ospitata nella Sala Giusy Gurrado della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, a Ladispoli, nella giornata di mercoledì 13 maggio. L’iniziativa, promossa dalla sezione ANPI “E. Maroncelli – F. Barbaranelli” di Civitavecchia, ha visto una partecipazione ampia e trasversale, con i saluti istituzionali della vicesindaco Stefania Tinti e dei rappresentanti dell’ANPI, Giorgio Gargiullo e Domitilla Orlando, mentre il dibattito è stato moderato dall’avvocata Paola Peruzzi. Al tavolo dei relatori anche il giornalista Eduardo Orlando e la storica contemporanea Albertina Vittoria, in un confronto arricchito dalla presenza di esponenti della Camera Penale e della Camera Civile, oltre a rappresentanti del mondo associativo cittadino. Il volume di De Paolis ripercorre la lunga stagione di indagini e processi che ha portato, dopo oltre trent’anni, a ricostruire responsabilità individuali e catene di comando delle stragi nazifasciste compiute in Italia tra il 1943 e il 1945, molte delle quali rimaste per decenni senza giustizia. Al centro della narrazione vi è anche la vicenda dell’“armadio della vergogna”, il deposito di fascicoli giudiziari nascosti per anni e riemersi solo nel 1994, che ha rappresentato il punto di svolta per il riavvio delle indagini sulle eccidi contro la popolazione civile. Da quel momento, attraverso un lavoro complesso e ostacolato da limiti normativi e difficoltà internazionali, la magistratura militare è riuscita a portare a processo numerosi responsabili, anche in età avanzata, per stragi come Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto–Monte Sole e Civitella in Val di Chiana, simboli di una memoria che ancora oggi interroga il Paese. Nel corso dell’incontro è stata richiamata anche una pagina poco nota della storia locale legata a Renato Posata, giovane civitavecchiese ucciso nel contesto delle violenze dell’occupazione tedesca, una vicenda che si inserisce nel più ampio quadro delle vittime civili rimaste fuori dai grandi processi del dopoguerra. Il dialogo tra i relatori ha toccato anche il tema del silenzio storico e politico che ha a lungo avvolto queste vicende, con riflessioni sul ruolo dell’informazione e della memoria collettiva nella ricostruzione della verità giudiziaria. Un confronto intenso, accolto da una sala attenta e partecipata, che ha riportato al centro il valore della giustizia storica e il peso ancora attuale delle responsabilità non cancellate dal tempo.

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