Sono diventate definitive le condanne per lo stupro di gruppo avvenuto nel bosco di Faito, nel territorio di Ceccano, vicenda risalente al giugno del 2012 e ora chiusa dal passaggio in giudicato della sentenza dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione. Con la decisione degli ermellini si chiude l’ultimo grado di giudizio e per i tre imputati si aprono le porte del carcere. I fatti, ricostruiti nel corso del lungo iter processuale, riguardano una violenza sessuale di gruppo ai danni di una prostituta di nazionalità romena, consumata in un’area boschiva isolata, già allora nota per episodi di degrado e marginalità. Secondo l’impianto accusatorio accolto nei vari gradi di giudizio, la donna sarebbe stata aggredita e abusata da più persone in un contesto di sopraffazione e violenza che ha portato a condanne severe e ora definitive. La Suprema Corte ha infatti confermato le pene inflitte nei precedenti gradi, rendendo esecutiva la sentenza nei confronti di Giuseppe Masi, condannato a 8 anni e 9 mesi di reclusione, del fratello Giovan Battista Masi, che dovrà scontare 7 anni e 6 mesi, e di Mauro Perfili, per il quale la pena è stata fissata in 9 anni di carcere. Con la pronuncia della Cassazione, i tre dovranno ora espiare le rispettive condanne. La vicenda giudiziaria, durata oltre un decennio tra indagini, processi e appelli, si è sviluppata attorno alla ricostruzione della dinamica dell’aggressione e al ruolo dei singoli imputati, elementi analizzati nel corso delle varie fasi del dibattimento. Le sentenze di merito avevano già riconosciuto la responsabilità degli imputati, arrivando a delineare un quadro accusatorio ritenuto solido anche nei successivi gradi di giudizio. Con la decisione definitiva della Cassazione, si chiude dunque un capitolo giudiziario lungo e complesso, che riporta l’attenzione su un episodio di violenza particolarmente grave avvenuto nel territorio di Ceccano e che, a distanza di anni, trova ora il suo epilogo processuale definitivo.







