mercoledì, Maggio 27, 2026

Omicidio Mollicone, in aula teste chiave sull’ultimo avvistamento di Serena ad Arce

Nuova udienza del processo d’appello bis davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma sul caso dell’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di 18 anni di Arce uccisa nel giugno del 2001 in una vicenda giudiziaria che, a distanza di oltre vent’anni, continua a muoversi tra testimonianze, perizie e ricostruzioni ancora oggetto di valutazione processuale. In aula è attesa la testimonianza di Sonia De Fonseca, donna italo-brasiliana già ascoltata nel corso delle precedenti fasi dell’istruttoria. Il suo nome torna ora al centro dell’attenzione per un passaggio specifico della ricostruzione: il presunto ingresso di Serena Mollicone nella caserma dei Carabinieri di Arce il 1° giugno, elemento che – secondo quanto riferito in passato dal brigadiere Santino Tuzi – si collocherebbe in una delle fasi più controverse dell’intera vicenda. Tuzi, figura chiave nella catena testimoniale dell’inchiesta, aveva infatti riferito di aver visto la giovane entrare in caserma quel giorno. Una dichiarazione destinata a pesare enormemente sul percorso investigativo, anche perché lo stesso brigadiere è poi morto nel 2009 in circostanze classificate come suicidio, evento che ha ulteriormente alimentato interrogativi e ricostruzioni divergenti nel corso degli anni. La deposizione di De Fonseca è attesa con particolare attenzione proprio per verificare e chiarire la tenuta di quel tassello narrativo, più volte richiamato nel dibattimento e considerato uno dei punti nodali della ricostruzione accusatoria e difensiva. Nel corso dell’ultima udienza, sempre a Roma, era stata ascoltata la professoressa Cristina Cattaneo, medico legale di riferimento nel panorama forense italiano, che aveva illustrato in aula le conclusioni della sua analisi sul decesso della giovane. Secondo la sua ricostruzione, Serena Mollicone sarebbe morta a seguito di un’asfissia meccanica, verosimilmente associata a un trauma cranico, un quadro lesivo che, nella lettura medico-legale, sarebbe compatibile con una dinamica violenta e con una sequenza di eventi ravvicinati. L’insieme delle testimonianze e delle perizie continua dunque a delineare un processo complesso, in cui ogni udienza aggiunge un frammento alla ricostruzione di ciò che accadde in quei giorni del giugno 2001 ad Arce. La Corte d’Assise d’Appello è chiamata ora a valutare ulteriormente elementi già acquisiti e nuove deposizioni, in un procedimento che, a ventiquattro anni dai fatti, resta uno dei casi giudiziari più seguiti e controversi della cronaca italiana recente.

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